Il risparmio e le nuove assicurazioni

RISPARMIO E FAMIGLIE

Italiani fanalino di coda per la stipula di assicurazioni

di Giorgio Gaia Fedi


3' di lettura

Gli italiani sono un popolo fatalista, che preferisce accantonare risparmi in vista degli imprevisti ma esita a coprirsi dai rischi. Anche se nel 2018 la raccolta premi delle imprese assicurative italiane è risultata in crescita, secondo dati Ania, i premi danni pagati in Italia – inclusa l’RC auto obbligatoria – ammontavano all’1,9% del Pil, stabili rispetto all’anno precedente ma con un valore inferiore a quello di altri Paesi europei. I premi vita ammontavano invece al 5,8%, in leggera crescita rispetto al 2017. «Siamo un popolo che si assicura poco. Secondo dati Ania, solo il 6% degli italiani è assicurato sulla premorienza, sugli infortuni la percentuale sale al 24% ma con coperture molto limitate, sulla malattia appena il 4% e sul rischio di non autosufficienza siamo addirittura a un misero 0,5% delle famiglie», commenta Alessandro Marchesi, responsabile sviluppo commerciale Area Crediti & Protezione di Banca Mediolanum. La situazione non cambia moltissimo se si prende in considerazione quello che è il cespite per eccellenza nella ricchezza degli italiani, cioè l’abitazione: nonostante una parte consistente del territorio nazionale sia a rischio sismico o idrogeologico, il 40% delle case ha una copertura assicurativa di qualche genere ma appena il 2% è protetto contro le grandi catastrofi.

Eppure, nonostante i dati sulle assicurazioni stipulate offrano la fotografia di una popolazione quasi indifferente ai rischi, non si può dire che i risparmiatori italiani non siano coscienti del fatto che, nella vita, possono verificarsi una miriade di eventi avversi cui occorre far fronte. Infatti, secondo l’edizione 2018 dell’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani realizzata dal Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo, ben il 43% delle famiglie ammette di risparmiare per “far fronte agli imprevisti”: poco meno del 20% risparmia per la vecchiaia; il 21% lo fa per i figli; il 14% per la casa. La voce relativa agli imprevisti è sempre la più consistente: negli ultimi dieci anni non è mai scesa sotto il 42%, con un picco di oltre il 58% nel 2016. Insomma, spesso i risparmiatori preferiscono coprirsi da soli contro eventi dannosi, come premorienza, malattia grave, danni ai propri beni. Quindi sono in molti a nutrire timori sugli eventi avversi che possono verificarsi nella vita di ciascuno, ma sono in pochi a decidere consapevolmente di proteggersi da questi rischi con una polizza ad hoc: si preferisce il fai da te, che però spesso non è una scelta particolarmente saggia. Per esempio, una cosa è accantonare poche centinaia di euro per proteggere la propria casa dal rischio di terremoto, altra cosa è dover mettere da parte i soldi per poterla ricostruire. E il discorso si potrebbe fare con molti altri rischi, come gli infortuni, la non autosufficienza, la premorienza, eccetera.

«È un problema legato in parte a un retaggio culturale – spiega Marchesi – perché si fa fatica ad accettare che si possano verificare alcuni eventi, come il proprio decesso o la non autosufficienza, e a parlarne con un professionista. In parte però incide anche una certa diffidenza nei confronti del settore assicurativo, legato a esperienze negative, come rimborsi negati in virtù di cavilli», aggiunge l’esperto, secondo il quale è molto importante che il settore assicurativo sia capace di comunicare con i risparmiatori, e a indirizzarli correttamente verso le scelte adatte a ciascuno con professionisti competenti e capaci. E non aiuta nemmeno il fattore fiscale, visto che la detraibilità dei premi per alcuni tipi di polizze è limitata e il peso delle imposte sul costo dei premi è consistente.

«Devo dire, tuttavia, che adesso si comincia a intravedere un cambiamento. Grazie all’informazione dei media gli italiani si stanno rendendo conto che siamo un popolo che vive sempre più a lungo e si ammala di più, che lo stato dà sempre meno, e che quindi è molto importante coprirsi da determinate situazioni come la non autosufficienza (che comporta costi altissimi tra cure, badanti, case di cura)», sottolinea Marchesi. Anche il mercato ha reagito di conseguenza: i player hanno capito che il fronte della salute è un megatrend, che apre a opportunità su un mercato enorme. Ma ci sono ancora degli sforzi da fare sul fronte della comunicazione, per sensibilizzare ulteriormente i risparmiatori sui rischi e aiutarli a capire meglio i prodotti.

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