trasporti ferroviari

Italo: «Mai arrivati agli operatori i fondi del decreto rilancio da 1,2 miliardi»

Il fondo avrebbe dovuto coprire le perdite accumulate da marzo a luglio, poi la copertura è stata estesa fino al 31 dicembre 2020

di Marco Morino

3' di lettura

Italo è in grande difficoltà. La compagnia ferroviaria privata dei treni ad alta velocità è stata investita in pieno dall’onda lunga della pandemia. E ora lotta per sopravvivere, in totale solitudine. Gianbattista La Rocca, amministratore delegato di Italo, parla con pacatezza, ma sottolinea la gravità della situazione. In gioco c’è il futuro di 1.500 dipendenti più l’indotto (altri 5mila posti). Italo non dispone di sussidi, gli introiti sono rappresentati esclusivamente dalla vendita dei biglietti. È un’impresa totalmente a mercato. E con la domanda a picco, anche i ricavi sprofondano.

Dottor La Rocca, a sette mesi di distanza dal lockdown che cosa l’ha delusa maggiormente?

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Il totale disinteresse della classe politica per le imprese come la nostra. Mi spiego. Con il decreto rilancio di metà maggio era stata prevista la creazione di un fondo di ristoro a sostegno delle imprese di trasporti a mercato, ovvero Alta velocità e servizi merci. Parliamo di circa 1,2 miliardi da distribuire in 15 anni a favore di tutti gli operatori. Inizialmente il fondo avrebbe dovuto coprire le perdite accumulate da marzo a luglio, poi la copertura è stata estesa fino al 31 dicembre 2020. Peccato però che il fondo esiste solo sulla carta e non nella realtà.

Perché?

Perché il decreto attuativo, che avrebbe dovuto rendere operativo il fondo e disponibili le risorse, non è mai stato emanato. Sono quattro mesi che aspettiamo inutilmente. E intanto ogni giorno che passa noi perdiamo fatturato.

A quanto ammontano i minori ricavi da traffico?

Da marzo a fine luglio abbiamo perso 200 milioni. Ora pensiamo che a fine anno i minori ricavi saliranno a quota 500 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Aggiungo che negli ultimi otto anni abbiamo acquistato 51 treni. Un treno viene ammortizzato in 30 anni: i treni più vecchi di Italo hanno 8 anni, quelli più nuovi 7/8 mesi. Lei capisce che siamo molto lontani dall’aver ammortizzato la nostra flotta. E ora ci vediamo costretti, a partire da inizio novembre, a ridurre il numero di treni in circolazione.

Quali servizi saranno cancellati?

Passeremo dagli attuali 87 collegamenti giornalieri a circa 60, tagliando almeno 25 collegamenti. Saranno soppressi numerosi treni in servizio sulla dorsale Torino-Salerno, lungo la tratta Roma-Venezia e i treni no stop Roma-Milano. Denunciamo da mesi che si stanno danneggiando sistemi efficientissimi come l’Alta velocità, un settore nel quale l’Italia ha fatto scuola nel mondo, tutelando sistemi inefficienti dove è complicato ogni tipo di controllo.

Si riferisce al trasporto regionale?

Precisamente. Sui treni regionali è inutile parlare di coefficiente di riempimento. I biglietti non sono nominativi e non è prevista la prenotazione dei posti, di conseguenza i controlli sulla capienza dei convogli sono impossibili. È esattamente il contrario di quanto accade nell’Alta velocità, dove invece il tetto del 50% viene rispettato rigorosamente. La sicurezza garantita dall’Alta velocità è improponibile per il trasporto regionale.

Eppure anche Italo, che ora è costretto a fermare dei treni sulle lunghe distanze, potrebbe arrivare in soccorso del trasporto regionale...

Purtroppo nessuno ce lo ha mai chiesto, ma certamente sì. Nel trasporto regionale, dove per rispettare i limiti di riempimento servirebbero più mezzi, si potrebbero sfruttare anche i treni di Italo. Dove? Per esempio, nel Lazio, su linee di grande affollamento come la Roma-Civitavecchia e la Roma-Formia. Ma senza i fondi promessi, resta tutto sulla carta.

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