traguardi raggiunti

Italo taglia la linea del primo utile netto. Il treno veloce ora corre sulle sue gambe.

di Fabio Pavesi


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Ansa

3' di lettura

Ci sono voluti quasi 5 anni. Faticosi. Con in mezzo una crisi finanziaria, una ristrutturazione del debito e una ricapitalizzazione da 100 milioni solo nel 2015. Ma alla fine Italo ce l'ha fatta da quella prima corsa inaugurale dell'aprile del 2012. Ntv, la società che gestisce il treno veloce, ha tagliato la linea fatidica del suo primo agognato utile. Secondo quanto risulta a Il Sole24Ore, il bilancio del 2016 appena approvato, segna il suo primo storico utile netto che si avvicina ai 20 milioni. Non pochi, dopo che la società fondata da Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Gianni Punzo con il veicolo Mdp e che vede Intesa e Generali con quote importanti del capitale aveva archiviato il 2015 e il 2014 con perdite cumulate per 74 milioni.

E che nella sua vita, dalla costituzione della società nel 2006, ha dovuto mettere a bilancio oltre 200 milioni di perdite. Italo dunque ce l'ha fatta, ha tagliato il traguardo della profittabilità. Un'avventura quella di rompere il monopolio annoso della Fs su cui ben pochi avevano scommesso all'epoca del lancio del guanto di sfida. I numeri del bilancio approvato nei giorni scorsi dal Cda di Ntv parlano di ricavi saliti a 340 milioni con un margine operativo lordo vicino ai 90 milioni e appunto un utile netto di circa 20. Italo ora si regge sulle sue gambe, grazie al notevole incremento dei passeggeri passati da 6,5 milioni del 2014 a 9 milioni del 2015 agli 11 milioni dell'anno scorso. Nonostante la pressione sui prezzi data dalla concorrenza con l'ex monopolista, il forte incremento dei passeggeri ha consentito negli ultimi anni di vedere salire i ricavi a doppia cifra percentuali. Il fatturato era di 267 milioni a fine 2014, l'anno scorso ha toccato i 340 milioni. Senza il forte aumento dei ricavi infatti, condito da un taglio dei costi che solo nel biennio 2014-2015 è stato di 20 milioni, difficile veder spuntare l'utile netto. Solo gli ammortamenti si portano via ogni anno 40 milioni e gli interessi sul debito pesavano nel 2014 per 32 milioni, dato il forte indebitamento che gravava su Ntv fin dalla nascita.

La manovra di ristrutturazione del debito avviata dall'ex ad Flavio Cattaneo con le banche nel 2015 ha avuto un ruolo fondamentale. I debiti tra banche e leasing ammontavano a 670 milioni: sono stati rinegoziate e allungate le scadenze e i tassi, con i leasing portati dal 2024 al 2028 e la linea di cassa portata dal 2020 al 2033. Una boccata d'ossigeno che insieme alla ricapitalizzazione dei soci in due tranche da 40 e 60 milioni ha dato fiato a Italo. Già nel 2015 gli oneri sul debito erano scesi da 32 milioni a 13 milioni. Una manovra sul debito che accompagnata dal forte aumento dei ricavi ha permesso a Italo di conseguire il suo primo utile netto. Non che le difficoltà siano del tutto archiviate. La storia della contesa tra Ntv e le Ferrovie dello Stato, nel mercato liberalizzato dell'Alta Velocità ferroviaria, è stata punteggiata da tensioni continue e colpi bassi tra le parti in campo. Basti solo ricordare le difficoltà per Italo di trovare accesso alle principali stazioni. Ci sono voluti anni prima che i suoi treni riuscissero ad accedere a Roma termini e Milano Centrale. Non solo ma molto del successo di Italo dipendeva dalle tariffe di pedaggio per la linea da pagare a Rfi. Ovvio che per Ffss il pedaggio è una partita di giro tra Trenitalia e Rfi, mentre non poteva essere così per Italo. L'intervento dell'Autorità dei Trasporti è stato decisivo. I pedaggi sono stati nel tempo rivisti al ribasso. Senza quest'adeguamento all'ingiù la strada per Ntv sarebbe stata assai più impervia. Nel pieno della crisi finanziaria Ntv è ricorsa ai contratti di solidarietà per i suoi 1000 dipendenti. Ora che Italo ha svoltato si apre una nuova fase: in pista ci sono 150 assunzioni e gli ordini per 12 nuovi Pendolini ad Alstom che si aggiungeranno alla flotta esistente.

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