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Italrugby in calando abbattuta dal Sudafrica

di Giacomo Bagnasco

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3' di lettura

PADOVA - Grigia, come il pomeriggio padovano trasformatosi precocemente in notte. È la prestazione dell'Italia a chiusura dei tre test match di novembre. Nel sole la vittoria di Catania contro le Figi e anche la sconfitta di sette giorni fa contro l'Argentina. Nella pioggia, davanti a quasi 25mila spettatori, questo match nel quale il Sudafrica è stato sostanzialmente superiore in tutto, a dispetto di statistiche che ci vedono davanti nel possesso palla e nella prevalenza territoriale.

Se il confronto con i Pumas sudamericani è stato almeno equilibrato per una buona ora, quello con gli Springboks ha messo in luce quasi subito quelle differenze che hanno condotto al risultato finale di 35-6. Cinque mete - trasformate - a zero: bilancio pesante ed eloquente, ma d'altronde anche l'Argentina si era imposta con tre mete a nessuna. In tre partite siamo fermi alla meta di Ferrari nel primo tempo contro Figi. Più di 200 minuti senza segnature pesanti, e stavolta abbiamo dovuto aspettare un'ora per vedere l'unico break azzurro veramente efficace, frutto di un'incursione profonda di Castello. Neanche a farlo apposta, è stato uno dei pochissimi frangenti in cui gli Azzurri sono riusciti a rendersi pericolosi, senza andare a sbattere contro un muro.

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Intendiamoci, il Sudafrica è più forte, anche fisicamente, e la sconfitta subita l'anno scorso per mano dell'Italia ha costituito il frutto di quello che è stato forse il peggiore momento di forma nella storia degli Springboks. Oggi invece è scesa in campo una formazione estremamente concreta, capace di sfruttare quasi tutti gli errori avversari e in grado di creare situazioni offensive interessanti ogni volta che passava la metà campo con il pallone in mano. Tutto frustrante per Parisse e i suoi compagni, dopo un primo quarto d'ora nel quale si poteva pensare a qualcosa di meglio. Due calci di Canna portavano entro il 20' i soli sei punti del nostro bottino finale, ma erano inframmezzati dalla prima meta dei verde-oro, su cui sono suonati tutti gli allarmi possibili: perché Francois Louw è andato a segnare al termine di un'azione multifase in cui ogni impatto portava a un avanzamento, a un guadagno che si è logicamente concretizzato nella maniera più redditizia.

Nei dieci minuti a cavallo della mezz'ora, poi, abbiamo facilitato il lavoro agli uomini del ct Coetzee perdendo palloni che potevano essere gestiti meglio. Prima l'Italia ha concesso una mischia sui 22 metri partendo da una posizione di possesso, e da lì è partita la costruzione di una meta, finalizzata da Mbonambi con un raggruppamento avanzante incontrastato. Nel secondo frangente è stato un lancio telefonato da rimessa laterale a consentire a Venter di rubare il pallone, poi il gioco si è sviluppato fino a un “calcio-cross” di Pollard, votato man of the match, su cui lo stesso Venter è andato al tocco decisivo.

Primo tempo 21-6 e sensazione di partita andata, considerando il valore della mischia e della difesa ospiti. In avvio c'è subito la meta di Kitschoff, Per il rosso n. 17 i primi punti segnati con la sua Nazionale, la stessa soddisfazione provata nel primo tempo da Mbonambi. Partiva un quarto d'ora abbondante di tentativi azzurri nella metà campo ospite, ma - nonostante la voglia e nonostante i cambi - non arrivavano punti. Quasi matematico che a segnare fossero allora i sudafricani, che infatti chiudevano il conto al 35' con uno sfondamento di de Jager. Scene già viste, e il 2017 finisce qui: per iniziare il 2018 ci aspetta l'Inghilterra, il 4 febbraio all'Olimpico.

LA PARTITA
Italia-Sudafrica 6-35 (primo tempo 6-21). Per l'Italia: 2 calci piazzati (Canna). Per il Sudafrica: 5 mete (F. Louw, Mbonambe, Venter, Kitshoff, de Jager), 5 trasformazioni (Pollard 4, Jantjies). Calci fermi: Canna 2 su 3; Pollard 4 su 4, Jantjies

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