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Italvolt, tutti i nodi per la fabbrica di batterie dopo il fallimento di Britishvolt

Il fondatore Lars Carlstrom ha lasciato da diversi mesi la società britannica - La corsa per trovare 3,4 miliardi di euro di finanziamenti

di Filomena Greco

2' di lettura

Il progetto Italvolt per la gigafactory nella ex fabbrica Olivetti di Scarmagno, vicino ad Ivrea, potrebbe incontrare gli stessi problemi che ha avuto Britishvolt. Anche se il progetto in Italia sembra andare avanti tanto che la settimana scorsa la società ha reso noto di aver concluso un accordo per avere in licenza da StoreDot una tecnologia per batterie a ioni di litio a ricarica veloce.

Analogie e differenze con Britishvolt

Di cose in comune i due progetti, quello di Britishvolt e quello di Italvolt, ne hanno più di una: anzitutto il fondatore, Lars Carlstrom, che però ha lasciato in polemica la società inglese già mesi fa; e poi il valore dell’investimento, con un capex stimato complessivo pari a 3,4 miliardi di euro. Sul piatto però ci sono anche alcune differenze: Italvolt ha mantenuto ad oggi una struttura molto leggera – Britishvolt conta circa 300 addetti e questo rende la questione più difficile da gestire dal punto di vista sociale. Inoltre dal punto di vista tecnologico Italvolt ha scelto di puntare su una licenza, grazie all’accordo con StoreDot, per la produzione di batterie e questo, sulla carta, rende lo sviluppo industriale un po’ più rapido.

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Il nodo dei finanziamenti

Resta aperta la questione dei finanziamenti necessari per realizzare la gigafactory, vero nodo dell’intera questione, che potrebbe mettere a rischio il futuro di un progetto comunque molto ambizioso. Italvolt vuole realizzare in Italia una delle più grandi fabbriche di batterie a ioni di litio in Europa, con una produzione, a regime, pari a 45GWh. La tempistica definita dall’Accordo di programma sottoscritto la primavera scorsa con Regione Piemonte e Comune di Ivrea, prevede l’avvio dei lavori sul sito industriale nel 2024 e la fase della produzione vera e propria al 2025. «Italvolt sta facendo le cose seriamente», questo il commento che arriva dalla Regione Piemonte, che guarda comunque con interesse al progetto.

Il piano finanziario di Italvolt non è dettagliato, prevede una serie di fonti, tra cui fondi pubblici, prestiti bancari e investitori istituzionali (fondi di investimento, private equity, venture capital). Il dossier Italvolt comunque è stato anche presentato al ministero dello Sviluppo economico l’11 luglio scorso per concorrere all’assegnazione di eventuali risorse in capo al Pnrr o al Fondo Auto.

Cronoprogramma in ritardo

Una delle prime tappe del progetto è stato l’accordo vincolante, firmato con Prelios Sgr nel 2021, per l’acquisto dell’area ex Olivetti di Scarmagno da un milione di metri quadrati. In quella prima fase la volontà della società era di ottenere i permessi di costruzione a inizio 2022, così da poter avviare i lavori nella seconda metà dell’anno. Una deadline slittata di almeno due anni. L’esecuzione dell’accordo però era prevista entro 12 mesi dalla firma. Anche in questo caso, è tutto da aggiornare.

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