Meccanotessile

Itema punta al raddoppio dei ricavi - Tessiture europee di rientro dall’Asia

La crescita del 100% in Italia certifica la ripresa dell’intera filiera dell’abbigliamento

di Giulia Crivelli

4' di lettura

Il buon andamento – per usare un eufemismo – del meccanotessile è una notizia positiva per molte ragioni. In primis lo è per il comparto, che vale circa un miliardo di fatturato ed è un’eccellenza nell’eccellenza, quella della meccanica e meccatronica italiana. Ma c’è di più: la ripresa a V del meccanotessile è la conferma della forza e complessità della filiera del tessile-moda-accessorio (Tma), nella quale andrebbe inclusa, almeno idealmente, la componente meccanica. Veniamo quindi all’altro aspetto positivo dei dati del settore: essi anticipano, anzi, assicurano, la ripresa dell’intero Tma, che nel 2019 aveva sfiorato i cento miliardi di fatturato, ma ha poi perso il 26% nell’annus horribilis del Covid. Un circolo virtuoso confermato da Ugo Ghilardi, amministratore delegato di Itema, tra i leader italiani e globali del settore, e vicepresidente di Acimit, l’associazione delle aziende meccanotessili.

«Negli ultimi decenni e in particolare quando il mondo è entrato nell’era della globalizzazione, i distretti tessili italiani sono cresciuti insieme alle aziende del nostro comparto e viceversa – spiega Ghilardi –. Uno scambio che le imprese italiane sono riuscite ad avere anche con i clienti di altri Paesi nei quali esportiamo. È un tratto distintivo della manifattura italiana e degli italiani più in generale: possiamo chiamarla flessibilità, certo. Ma, almeno nel nostro mondo, non basta essere creativi e flessibili: occorrono, in almeno egual misura, disciplina e visione».

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Itema Group, la cui sede principale è a Colzate (Bergamo), ha chiuso il primo semestre con ricavi in crescita del 46% e un aumento dei telai spediti del 56% rispetto allo stesso periodo del 2020 e per l’intero anno il fatturato supererà i 300 milioni, con un aumento delle vendite in Italia del 100%, dato che indica la ripresa dell’intera filiera del nostro Paese, già confermata dai dati semestrali di grandi gruppi del settore, da Aeffe a Prada, passando per Ferragamo e Gucci. I numeri di Itema sono superiori all’intero comparto, per il quale comunque si prevedono – e sono stime prudenti – una crescita media annua (Cagr) da qui al 2024 del 4,9%, tasso che per il “sottocomparto” delle macchine da tessitura sale al 7,2%, con un boom nel 2021 (+17%).

«A trainare il meccanotessile italiano saranno Cina e Vietnam, dove si concentra una grande fetta della produzione di tessile-abbigliamento mondiale, ma anche Turchia e India – sottolinea Ghilardi, indossando il cappello di vicepresidente di Acimit –. È grazie a questi due Paesi che il nostro settore aveva già ripreso a crescere a tassi interessanti tra la fine del 2019 e i primi mesi del 2020, quando ancora non si era scatenata la pandemia. La verità è che oggi è difficilissimo fare previsioni a medio-lungo termine: accanto a eventi imprevedibili come il Covid, ci sono le incognite geopolitiche, sulle quali le aziende, le associazioni e persino i singoli Paesi non possono incidere più di tanto».

Restano però spazi di manovra e di innovazione allo stesso tempo promettenti, necessari e affascinanti, dice Ghilardi, rimettendosi il cappello di ad di Itema: «I dati appena diffusi dalle Nazioni Unite confermano l’allarme rosso che il pianeta sta lanciando, ma nessuno che sia in buona fede può dirsi sorpreso. Proprio perché occorre cambiare tutti insieme il modo di produrre e consumare, la nostra azienda, il comparto e tantissimi altri sono impegnati da anni nella progettazione di un modello diverso, che trasformi l’economia lineare in circolare e sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Dobbiamo trovare – aggiunge Ugo Ghilardi – il modo tecnico per fare questo cambiamento epocale e culturale e dobbiamo capire come continuare a creare valore, muovendoci in un quadro completamente stravolto. Tornando alla buonafede, nessuno può affermare che la cosiddetta svolta verde non avrà costi, anche pesanti».

Volendo trarre dalla pandemia lezioni positive, Ghilardi indica la necessità di ripensare le supply chain globali, che nel Tma di media gamma (non nel lusso) si snodano tra Europa, America e Asia, ma che sono già state riviste, con il rientro in Europa di produzioni delocalizzate. Un trend che potrebbe consolidarsi, se nei mesi che ancora ci separano dalla “nuova normalità” post Covid imprese e filiera sapranno coraggiosamente riorganizzarsi.

Il piano di sviluppo 2021-2023 di Itemalab, centro nevralgico dell’innovazione del gruppo, prevede investimenti per circa 5 milioni con un organico che passerà da 70 a circa 100 persone. L’azienda ha inoltre inaugurato quest’anno una Digital Academy – un percorso biennale per neoassunti e per le figure interne che hanno bisogno di reskilling, realizzato in partnership con la School of Management dell’università di Bergamo, Confindustria Bergamo e Iris. Ghilardi non si sottrae al tema, purtroppo di quotidiana attualità, della sicurezza sul lavoro. «Deve esserci tolleranza zero da parte di tutti: imprese, sindacati, associazioni di categoria e istituzioni – conclude l’ad di Itema –. In Italia, rispetto ad altri Paesi, penso in particolare agli Stati Uniti, c’è molto da fare sulla sicurezza dei lavoratori. Sono convinto che tutto parta dalla formazione e dalla necessità di abbandonare vecchie consuetudini, da parte di ciascuno di noi. Ma sono fiducioso: siamo in un momento di passaggio, che deve assolutamente riguardare anche la sicurezza sul lavoro».

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