RICORDI DI VIAGGIO

Itinerari eccentrici di un grande viaggiatore. Online i racconti del prof. Piretto

Lo scrittore e studioso di cultura russa ha appena a varato un blog dove le ricette sono il pretesto per parlare di viaggi o i viaggi il pretesto per parlare di cibo

di Antonio Armano

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Ricordi di viaggio a casa del professor Gian Piero Piretto

Lo scrittore e studioso di cultura russa ha appena a varato un blog dove le ricette sono il pretesto per parlare di viaggi o i viaggi il pretesto per parlare di cibo


5' di lettura

“E dei dì che furono l'assalse il souvenir”. Parafrasando con la dovuta ironia il Manzoni, ci si ritrova a pranzo con Gian Piero Piretto a parlare di viaggi e cibo partendo da una fila di misteriose boccette, mentre gli spostamenti sono limitati causa virus: hanno il tappo a forma di cupola a cipolla e sono disposte sul ripiano della libreria di fronte alla tavola.

“Sono saliere e pepiere della Turkish”, spiega Piretto. “Quando volavo con quella compagnia non mancavo mai di chiederle fingendo di trovare insipido il cibo e naturalmente me le tenevo”. Il “furto”, consentito e forse istigato, come per certe “amenities” delle camere d'albergo, un po' souvenir e un po' prodotto utile, ci aiuta a entrare in una rievocazione sinestetica dove i confini di ogni genere sono aperti e mobili. Del resto Piretto, già docente di cultura russa alla Statale di Milano, è l'autore di un libro come “La vita privata degli oggetti sovietici” (Sironi), biografia di 25 cose “dell'altro mondo”, dalla mummia di Lenin ai portabicchieri (podstakanniki) per bere il tè in vetro senza scottarsi.

Il manuale di Pellegrino Artusi

Occasione di questo incontro è l'uscita di “Vagabondare a Berlino. Itinerari eccentrici tra presente e passato” (Raffaello Cortina), ma senza in fondo tradire lo spirito del libro la conversazione divaga. E non solo perché Berlino è una città-mondo, ma anche perché Piretto ha varato un blog, labibliotecadellacucina.blogspot.com, dove le ricette sono il pretesto per parlare di viaggi o i viaggi il pretesto per parlare di cibo e in fondo anche di sé con la sensibilità e la delicatezza che caratterizza il personaggio – e tutti i grandi, aggiungiamo – nella consapevolezza che “io” (ja) in russo è anche l'ultima lettera dell'alfabeto. Ci sono gli “Champignons a la grecque” provati a Parigi, il “Chicken curry with vegetables” mangiato nella Swinging London e i “pirožnoe kolco”, dolci di pastafrolla gustati a San Pietroburgo, o meglio Leningrado come allora si chiamava, con granella di nocciola per dare un tocco della terra d'origine cioè piemontese nelle notti bianche.

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Tra street food e contaminazioni

A Berlino tra blog e libro domina il cibo di strada: “Kartoffelpuffer mit Apfel Purè” (frittelle di patate con purea di mele, mangiate dopo avere varcato il confine Est-Ovest), e il Currywurst, un wurstel che si dice sia nato grazie al curry dei soldati inglesi negli anni '40 e al quale è stato dedicato un museo (Currywurstmuseum.de). Intanto, alla faccia dello street-food, arriva in tavola quello che sembra un vassoio fumante di crauti con cotechino. Si era stabilito di stare su un piatto di area berlinese, ma Piretto ha optato per una interessante contaminazione: “Si chiama Sancrau – spiega – ed è una ricetta della mia infanzia. Il nome è di derivazione germanica perché richiama i sauercraut cioè i crauti. Il tocco piemontese è dato dal sugo di acciughe, lo stesso della bagna cauda. Spero che il cotechino sia morbido. Ormai il maiale viene tenuto a dieta per dare carni più magre, ma il cotechino cuoce a lungo e deve essere grasso. L'ho messo sul fuoco questa mattina alle nove e mezzo e dunque cuoce da quasi cinque ore. Dovrebbero essere quattro, ma come si diceva a casa mia più cuoce e meglio è”. Il cotechino è morbidissimo e il sughetto stile bagna cauda dà ai cavoli un tocco sorprendente e forte come un incontro inatteso durante un viaggio, un gruppo di passeggeri ben assortiti in treno.

La passione per Berlino

Piretto ha passato la prima ondata a Milano ma ha casa anche a Berlino. Ha conosciuto la capitale tedesca durante una trasferta con Nina Kaucisvili, la slavista che ha segnato il suo percorso universitario, dalla laurea a Torino fino alla cattedra a Milano. “Nina era figlia di un ingegnere fuggito dalla Russia della Rivoluzione e assunto alla Siemens. Cresciuta nella Repubblica di Weimar, si è trasferita in Italia nel '33 perché la famiglia, essendo di origine straniera, georgiana per l'esattezza, vedeva il nazismo come una minaccia. Nel '79 mi ha portato a Berlino per un convegno di docenti di lingua e letteratura russa ed è stato l'inizio del mio amore per la città. Lei come relatrice aveva diritto a una stanza all'Interhotel Stadt in Alexsanderplatz, tuttora in funzione come Park Inn Radisson. In quell'hotel di lusso della Germania socialista - ospite della generosa Nina -, ho assaggiato la mia prima Berliner Weiße mit Schluss, birra bianca di frumento che si beve in estate con aggiunta di sciroppo alla frutta, nella Zille Stube, la birreria dedicata a Heinrich Zille”.Aggirandosi tra le pagine di un libro ricco di immagini di ogni genere – insegne, dipinti, cartelli stradali, nonché illustrazioni di Manuele Fior... - e adatto a essere esplorato disordinatamente in base all'estro del momento come una città, ho incrociato varie volte la figura di Zille: c'è la foto del monumento che lo ritrae mentre disegna en plein air nel Kölnischer Park, e una descrizione dei soggetti prediletti: “Comari dai deretani debordanti, mocciosi seminudi, bottegaie pettorute, uomini ubriachi, Kneipen (taverne) di infimo grado, prostitute, promiscuità, coppiette innamorate, famigliole in scampagnate sulle rive dei laghi”. Esiste un museo dedicato a questo ritrattista della vita quotidiana, realistico ma non crudo né disperato; e si trova a due passi da Alexanderplatz nel Nikolaiviertel, borgo pseudosettecentesco ricostruito con edifici prefabbricati dalla Ddr nel 1987, poco prima del crollo del Muro.

Il museo della drag queen nei trasgressivi anni Venti

Un altro museo decisamente singolare si trova a Mahlsdorf, periferia orientale della città. Lo ha creato Charlotte von Mahlsdorf, berlinese che si vestiva da donna e si è dato un cognome pseudonobiliare sia pure periferico. Sembrava una brava massaia, senza eccessi da drag queen, e ha coltivato la passione per il collezionismo di vecchi mobili borghesi del periodo Grunderzeit persino durante il comunismo, probabilmente scendendo a patti con la Stasi. Dall'autobiografia di Charlotte è stato tratto uno spettacolo teatrale di successo, “Ich bin meine eigene Frau”, “Sono la moglie di me stesso”, molto premiato in America. Nel 1963 il museo si è arricchito di una speciale dotazione, l'arredo di un locale malfamato e popolare nei trasgressivi anni Venti, il Mulackritze, allora situato in Mulackstrasse, oggi nel centralissimo e gentrificato Mitte, frequentato da una fauna notturna eccentrica di cui faceva parte Marlene Dietrich e la cabarettista Claire Waldoff.

Il mondo che più amo: quello visto da un oblò

Sempre nel solco della contaminazione, il dolce preparato da Piretto, lo strudel. Definito dall'Artusi buono ma simile a una “enorme sanguisuga o un informe serpentaccio”, viene introdotto nelle terre asburgiche dagli ottomani sull'onda delle conquiste... Il padrone di casa non è passatista né snob, non guarda al presente con sprezzatura e ha sempre amato passare il tempo con gli allievi, sentire da loro le novità più che le lamentele e le diatribe dai colleghi. L'impossibilità di viaggiare gli fa però avvertire la nostalgia di Istanbul, la vasta e favolosa lounge della Turkish all'aeroporto Kemal Ataturk, e di un volo in business come di un piacere sospeso tra la partenza e l'arrivo, quasi un piacere d'altri tempi, del passato e di un futuro si spera vicino: “L'ultimo volo a lungo raggio è stato un diretto da San Francisco con Air Italy e un'ottima cucina sarda a bordo” ricorda Piretto dopo avere confessato di non essere l'autore dello strudel. “La prima cosa che farò quando finisce tutto questo, sarà andare dall'altra parte del mondo in aereo. Ho sempre amato volare. E' un desiderio che mi porto dall'infanzia. Tra le mie perversioni, o deformazioni professionali visto che mi occupo di cultural studies, c'è quella di seguire gli youtuber che registrano video degli interni degli aerei”.

Domenica 15 novembre alle 16.30 si tiene la presentazione di “Vagabondare a Berlino” nell'ambito del festival Book City, sorseggiando una birra con Gian Piero Piretto e collegandosi alla pagina virtuale dell'evento: https://www.facebook.com/events/1123493764719603/.

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