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Itinerari siciliani tra Catania e Siracusa a caccia di gustose delizie

Le tradizioni legate al mese di dicembre soddisfano gli amanti del buon cibo senza trascurare la grande ricchezza artistica che offrono alcune delle più caratteristiche città siciliane

di Luca Bergamin

4' di lettura

Itinerari siciliani anche in inverno, soprattutto se accanto a luoghi storici da un punto di vista artistico e architettonico si vogliono riscoprire grandi tradizioni gastronomiche. Catania ad esempio in dicembre è una Bengodi, una città di vere delizie. Ma non sono da meno Siracusa e il Plemmirio, luoghi tutti da scoprire in cerca di nuove tappe del gusto.

Gusti e profumi di Catania

A Catania in dicembre il profumo di cibo invade quelle passerelle di arte, umana e architettonica, che sono Via Etnea e Via Crociferi, gira attorno al Teatro Massimo Bellini, sale e scende su e giù dalla scalinata botanica di Villa Bellini, si infila sulle gradinate del Teatro Romano e del vicino Odeon. Poi accarezza i torrioni bombati del Castello Ursino e stuzzica i fedeli all'uscita dalla Cattedrale di S. Agata e tra gli archi del chiostro del Monastero dei Benedettini di San Nicolò l'Arena.

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Dalla Scacciata al panettone al pistacchio.

Per tutta la durata di questo mese, la Scacciata, focaccia di pasta lievitata e impastata con lo struzzo e l'olio di oliva, ripiena di broccolo cotto nel vino, il formaggio tuma e le acciughe, costituisce, oltre che un pasto, un rito la cui celebrazione inizia a cena e termina la mattina successiva. Il pesce lo si compra alla Peschiera, dove la qualità del baccalà è urlata dai venditori che vi suggeriscono di cucinarlo con olive, capperi e uva passa. Sotto l'obelisco dell'elefantino in pietra lavica, si assiste alla disputa classica tra chi prepari i dolci tradizionali più deliziosi tra il Bar Savia e la Pasticceria Spinella, che in pratica sono dirimpettai, senza dimenticare la fazione che preferisce i dolci alla mandorla di Nonna Vincenza dai colori sontuosi e barocchi un po' come Piazza Duomo. E, ovviamente, non è Natale senza i buccellati, i biscotti di pasta frolla con fichi secchi, mandorla e cioccolato. Ora però devono fronteggiare la dolce concorrenza del panettone al pistacchio: quello della Pasticceria Pasubio comporta dipendenza.

L'Ortigia ebrea e quella greca dei Templi e dei Teatri

Siracusa è bellissima in questo ultimo scorcio dell'anno. Partendo da quel ricamo barocco intessuto con la pietra chiara di Ortigia dove il Duomo che fu tempio greco e chiesa normanna con le sue colonne possenti, si penetra nel cuore di una storia antichissima che ha attraverso secoli e richiamato popoli, compresi gli ebrei che frequentavano le vasche purificatorie del mikvé. Il castello Maniace e la Fonte Aretusa costituiscono i punti di riferimento lungo la camminata del mattino o del tramonto intorno all'isola per catturare scorci e guizzi di mare.

Le tappe da non mancare

Tante sono le tappe gastronomiche quasi obbligate: la Salumeria Burgio praticamente dentro i banchi del mercato del pesce e delle spezie per assaggiare una fetta di formaggio canestrato, la cassatella o la brioche col gelato di mandorla (anche in inverno, certo) al Bar Brancato, un piatto di pesce fresco cucinato come si deve da Giovanni Guarnieri al Ristorante Don Camillo. Ci sono posti amati da tutti come la libreria Rosario Mascali che sfoggia preziosi scaffali in legno, e soprattutto le rovine iconiche del Teatro Apollo, il carcere borbonico molto fané e poi quel Seppellimento di Santa Lucia che Caravaggio dipinse per la Chiesa di Santa Lucia alla Badia proprio accanto all'ipnotico Duomo. Senza dimenticare Antonello da Messina la cui Annunciazione è l'attrazione della Galleria Regionale Palazzo Bellomo, mentre al Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi si ripercorre tutta la storia di Siracusa dall'epoca preistorica a quella greca e romana. Così si è pronti per il gran finale, la visita allo splendido, mirabolante Teatro Greco risente al V secolo a.C., al sempre misterioso e curioso Orecchio di Dioniso e alla Latomie del Paradiso che coi loro pomi gialli e arancioni lasciano immaginare la possibilità dell'Eden.

Viaggio attorno al Plemmirio nel regno di Enzo Maiorca

Siamo nella città di Enzo Maiorca, indimenticabile recordman di apnea, il cui mito si alimentò soprattutto della penisola del Plemmirio, Partendo da Punta Castelluccio, si può farne la meta di tour invernale: ci si imbatte in falesie di roccia, alcove di sabbia, tra Massolivieri e Punta della Mola, per raggiungere successivamente l'Arco di Geronimo e Costa Bianca. Si arriva, così, al borgo di Ognina dove qualcuno si ostina a praticare il surf anche a fine dicembre, così come a Fontane Bianche la tentazione di bagnarsi nell'azzurro mare è irresistibile. Anche se forse, è meglio accontentarsi, si fa per dire, dell'oasi di Vendicari per spiare fenicotteri, garzette, aironi cinerini librarsi in volo sui pantani e sulle vestigia della tonnara. Anche Canicattini Bagni ha in serbo una sorpresa: il suo Museo Civico del Tessuto, dell’Emigrante e della Medicina Popolare contiene uno spazio-laboratorio in cui apprendere le tecniche usate anticamente per ricavare rudimentali medicamenti curativi a base di erbe. Poco distante, ci si può perdere con la fantasia e anche coi piedi all'interno della necropoli rupestre di Pantalica dove centinaia di nicchie di sepoltura sono scavate nella roccia. Dulcis in fundo rimane il gusto di andare a Ferla: tra le chiese barocche di San Sebastiano e Sant'Antonio Abate, si assaggia il panettone di Francesco Manuele che nella sua Nuova Dolceria lo ha fatto sposare alla ricotta candita: mangiarne una fetta abbondante è il rito di passaggio dall'anno vecchio a quello nuovo.

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