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Iva, dalla direttiva Ue la spinta per il riordino in Italia

La delega fiscale che punta a riformare il sistema nazionale dell’imposta può muoversi nel solco tracciato a livello comunitario

di Benedetto Santacroce

(Comugnero Silvana - stock.adobe.com)

3' di lettura

La delega fiscale, che si propone in materia Iva una razionalizzazione della struttura dell’imposta con particolare riferimento al numero e ai livelli delle aliquote, potrebbe trovare un’accelerazione nel processo di recepimento della direttiva 2022/542/Ue: la direttiva che ha ridisegnato il complesso quadro normativo unionale delle aliquote ridotte. In effetti, i due percorsi sia per tempistica che per oggetto si sovrappongono e la direttiva offre al legislatore nazionale un corretto perimetro in cui muoversi per favorire interventi che rispondano in particolare a scopi di ecosostenibilità, digitalizzazione e politiche sociali.

La direttiva

L’applicazione delle aliquote ridotte in materia Iva costituisce, almeno nell’intenzione del legislatore unionale e nazionale, contemporaneamente, uno strumento per attenuare il carico Iva per l’acquisto di determinati beni e servizi (come nel caso attuale della benzina) e un meccanismo per combattere determinate frodi e ridurre il vantaggio che aliquote elevate producono in capo agli evasori (si pensi al caso delle ristrutturazioni in edilizia).

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Finora, però, gli Stati non sono mai stati liberi di gestire queste aliquote perché il loro utilizzo può generare sul mercato interno delle distorsioni. Con l’approvazione della direttiva 2022/542/Ue, qualcosa di sostanziale è cambiato anche perché il provvedimento unionale prova a garantire, a discapito della politica di armonizzazione finora perseguita, un’ampia flessibilità nella loro determinazione. Una liberalizzazione delle aliquote sarebbe teoricamente possibile quando sarà approvato il regime definitivo degli scambi intraunionali, in quanto, applicando un principio di tassazione a destinazione, l’applicazione di aliquote differenziate non dovrebbe più avere un effetto distorsivo.

La direttiva non vuole un’eccessiva differenziazione delle aliquote e quindi fissa paletti numerici stretti. Per la prima volta, attraverso questo indirizzo, le autorità di Bruxelles vogliono spingere gli Stati anche verso obiettivi specifici. L’aliquota ridotta dev’essere applicata solo per favorire il consumatore finale; per perseguire finalità specifiche: si pensi alle politiche sociali che rivoluzioneranno l’uso dell’aliquota ridotta per l’edilizia abitativa; oppure alle politiche ambientali che ridurranno le aliquote per i pannelli fotovoltaici applicati alle abitazioni o per le biciclette elettriche, e al contrario aumenteranno le aliquote per pesticidi e altri prodotti inquinanti.

Sotto il profilo della tempistica la direttiva impone una prima valutazione del sistema nazionale entro il 7 luglio 2022, per denunciare le proprie aliquote ridotte che fuoriescono dal nuovo allegato alla direttiva Iva. Inoltre, entro il 7 ottobre 2023 gli Stati membri dovranno adottare, se vogliono prendere ad esempio altri Stati membri, i provvedimenti con cui dispongono nuove aliquote ridotte. Infine entro il 1° luglio 2025 la Commissione europea presenterà al Consiglio un elenco completo che indichi, per ogni Paese Ue, i beni e servizi cui si applicano le aliquote ridotte.

La delega e gli incroci

L’articolo 4 della legge delega fiscale prevede in materia di Iva:
1)
la razionalizzazione del numero e dei livelli delle aliquote;
2
) la revisione della distribuzione delle basi imponibili tra le diverse aliquote.

Più in generale, sulle imposte indirette si prevede un prelievo mirato sui beni a minor impatto ecologico. La tempistica per i primi decreti attutivi sarà di 18 mesi dall’entrata in vigore della legge delega: quindi con ogni probabilità a inizio 2024.

Proprio queste informazioni, già di per sé, sono esplicative di come direttive e delega si muovano sullo stesso binario e abbiano tempistiche similari. Sotto quest’ultimo profilo si sottolinea che la direttiva impone alcune valutazioni e scelte in tempi più brevi rispetto alla delega, e ciò potrebbe costituire lo stimolo per sviluppare un unico lavoro con un doppio obiettivo, accelerando un po’ il raggiungimento di risultati concreti.

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