fisco e contribuenti

Iva, partite le lettere: al via i nuovi controlli anti-evasione

di F.Micardi e G. Parente

(Comugnero Silvana - Fotolia)

3' di lettura

I nuovi strumenti messi a disposizione nella lotta all’evasione Iva entrano nel vivo. Con la partenza delle comunicazioni relative ai dati del primo trimestre dell’anno sulle liquidazioni dell’imposta sul valore aggiunto si mette in moto la macchina voluta dal decreto fiscale collegato alla manovra dello scorso anno. In pratica, l’elaborazione e l’incrocio dei dati da parte dell’agenzia delle Entrate e la successiva messa a disposizione nei confronti di imprese e professionisti è un’arma in più per promuovere la compliance, ossia l’adeguamento spontaneo.

A dimostrarlo sono le prime segnalazioni partite dall’Agenzia verso i contribuenti interessati e i consulenti che li assistono. In alcuni casi la comunicazione è più stringata e si “limita” a riportare la presenza di alcune incoerenze tra i versamenti effettuati e i dati comunicati nel primo degli appuntamenti di quest’anno: quello scaduto lo scorso 12 giugno. Per tutti i dettagli sulle incoerenze le Entrate rimandano al cassetto fiscale del contribuente e nel servizio «Fatture e corrispettivi» disponibile sul sito dell’Agenzia.

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Diverso è il caso, invece, dei versamenti totalmente assenti. L’Agenzia segnala, infatti, che a fronte di un’imposta dovuta risultante dalla comunicazione dei dati trimestrali non risulta pervenuto alcun pagamento con il modello F24. Una carenza che potrebbe essere imputabile a un errore: tra le fattispecie riportate ci sono un codice tributo e/o un anno di riferimento errati. Circostanza alla quale si può chiedere di rimediare con la correzione dei modelli F24 anche attraverso i canali telematici (in questo caso c’è Civis) dell’amministrazione finanziaria.

Oppure, se i versamenti non sono stati eseguiti, l’amministrazione finanziaria - sulla falsariga di quanto già fatto con le lettere di compliance - ricorda l’opportunità di avvalersi del ravvedimento operoso che consente di ridurre il conto finale abbattendo le sanzioni e gli interessi dovuti. Ferma restando la possibilità a disposizione del contribuente di segnalare dati ed elementi non considerati o valutati erroneamente dagli uffici del Fisco attraverso i call center o recandosi direttamente agli sportelli sul territorio.

Una macchina, come anticipato, che si è messa appena in moto ma che già attende tra una decina di giorni il secondo pacchetto dei dati delle liquidazioni Iva: quelli riferiti al trimestre aprile-giugno di quest’anno.

L’altro tassello mancante è lo spesometro 2.0 che dopo diverse proroghe andrà inviato entro il 28 settembre. Un adempimento che sta mettendo a dura prova professionisti e software house, solo parzialmente sollevati dalla mini-proroga di 12 giorni comunicata dal Mef il 1° settembre (il decreto è in attesa di pubblicazione in Gazzetta).

L’obiettivo di recupero atteso dall’uso congiunto del nuovo spesometro e delle liquidazioni trimestrali Iva per quest’anno è di 2,11 miliardi di euro (almeno secondo le stime che accompagnavano il decreto fiscale dello scorso autunno) e nelle previsioni contenute è destinato addirittura a salire in futuro. Una stima che considera sia l’Iva sia le imposte dirette riportate all’Erario grazie ai “solleciti” dopo l’incrocio delle informazioni sulle fatture, sia la riduzione degli omessi versamenti, sia un effetto di anticipazione dei controlli automatizzati.

Del resto, il doppio adempimento - pur pesando notevolmente in termini di costi e di tempi richiesti a imprese e studi professionali sia nell’organizzazione delle informazioni da reperire sia nella successiva trasmissione telematica - mira sia a colpire l’evasione da frodi o da sottodichiarazione sia quella da mancato versamento. Un fenomeno, quest’ultimo, che almeno stando alle ultime rilevazioni ufficiali disponibili pesa ancora per il 20% sul totale del tax gap Iva (il rapporto tra l’imposta dovuta e quella effettivamente entrata nelle casse dell’Erario). Qualche primo segnale si inizia a intravedere: la nota di accompagnamento ai dati sulle entrate tributarie relative al mese di luglio ipotizza che meccanismi di compliance fondati su una più efficiente e tempestiva trasmissione delle informazioni potrebbero già aver prodotto effetti positivi sul gettito. Certo, la strada è appena iniziata e il cammino da percorrere è ancora lungo.

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