imposte indirette

Iva sulle scuole guida, pressing sul Governo per evitare la retroattività

di Marco Mobili e Giovanni Parente


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2' di lettura

Si apre un nuovo dossier fiscale per il Governo. In ballo c’è mezzo miliardo di euro. Tanto vale l’applicazione retroattiva per gli ultimi 5 anni dell’Iva sulle scuole guida. Una stima arrivata dagli operatori per del settore (7mila ma riconducibili a circa 5mila partite Iva) che hanno quantificato in circa 110mila euro ciascuno il potenziale debito con l’Erario. Effetto della risoluzione 79/E/2019 delle Entrate (pubblicata il 2 settembre e quindi prima che si insediasse il nuovo Governo) che ha preso atto della sentenza con cui la Corte di giustizia Ue (causa C-449/2017) il 14 marzo scorso ha escluso le lezioni di scuola guida tra i casi di esenzione Iva. L’efficacia «ex tunc» della sentenza fa sì che l’applicazione dell’Iva valga anche per gli anni ancora accertabili, con la necessità quindi di corrispondere la maggiore Iva ad aliquota piena (22%) anche se senza sanzioni.

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L’ipotesi di un correttivo è stata posta al vaglio dell’amministrazione finanziaria e del nuovo Esecutivo che ora dovrà decidere se e come intervenire. L’unica strada percorribile, infatti, è quella di un intervento normativo. A sollecitarla dai banchi dell’opposizione è stata già la Lega, che ha presentato un emendamento al Senato al decreto legge sul Garante privacy per spostare l’applicazione dell’Iva dall’entrata in vigore della legge di conversione del Dl.

Un’iniziativa che va di pari passo con la risoluzione presentata dal Carroccio presso le commissioni Finanze e Trasporti della Camera per impegnare il Governo sia sul fronte dell’«Iva da versare per i rapporti sorti nei periodi di imposta ancora accertabili, attesa la retroattività della disciplina e l’impossibilità di rivalsa nei confronti dei committenti» sia su quello delle «imposte dirette, tenuto conto che alla detrazione sugli acquisti pregressi in beni e servizi riferiti all’attività imponibile seguirebbe la rettifica in aumento della deduzione del costo Iva, prima indetraibile». È evidente che il contesto più adatto per un intervento (anche per evitare l’estraneità per materia) sarebbe quello del decreto fiscale collegato alla prossima legge di Bilancio. Le incognite sono dovute al rischio di procedura d’infrazione Ue che però passerebbe da un’eventuale impugnazione da parte di un altro Stato membro e non sarebbe automatica. Se, però, si volesse proseguire lungo questa strada, si potrebbe anche pensare di far decorrere l’Iva dal 2020.

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Intanto la Lega fa sapere che non abbasserà la guardia. Per l’ex sottosegretario al Mef Massimo Bitonci «bisogna intervenire perché si va a colpire un settore che si trova in difficoltà nel pagare gli arretrati Iva degli ultimi 5 anni e non può rivalersi sui clienti». Clienti che però dovranno farsi carico di nuovi costi per il futuro perché gli aspiranti alla patente dovranno versare anche il 22% di Iva. Ecco perché Bitonci avanza una proposta: «Chiediamo al Governo di prevedere una detrazione al 19% per i costi sostenuti da chi frequenta le lezioni di scuola guida». Una soluzione per compensare parzialmente il rincaro in arrivo.

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