il confronto

Iva, semplificazioni, Alitalia e Autostrade: i 4 scogli del vertice di maggioranza

Per Giuseppe Conte la partita delle ultime ore si concentra sulle possibilità di un compromesso che dall’intervento sull’Iva, assai caldeggiato, si allarghi anche agli altri spinosi temi sul tavolo

di Nicola Barone

Conte: ora reinventiamo l'Italia. E si valuta il taglio dell'Iva

Per Giuseppe Conte la partita delle ultime ore si concentra sulle possibilità di un compromesso che dall’intervento sull’Iva, assai caldeggiato, si allarghi anche agli altri spinosi temi sul tavolo


4' di lettura

Gli alleati di governo spingono in direzioni diverse con sullo sfondo un Senato sempre più in bilico. Per Giuseppe Conte la partita delle ultime ore si concentra sulle possibilità di un compromesso che dall’intervento sull’Iva, assai caldeggiato, si allarghi anche agli altri spinosi dossier sul tavolo come Alitalia, Aspi, semplificazioni e ancora decreti sicurezza, ed ex Ilva. Ma un’intesa su Aspi e la modifica dei decreti sicurezza rappresentano un rischio politico non da poco dal lato dei Cinque stelle.

Sull’Iva le resistenze di Pd e M5S

A scuotere la maggioranza in vista del vertice politico del pomeriggio-sera è il dibattito aperto dalla proposta di Conte di dare un colpo all’Iva. Secondo vari economisti ascoltati a Villa Pamphilj un taglio, limitato nel tempo e ad alcuni settori in particolare sofferenza a causa della crisi da coronavirus, spingerebbe i consumi. Il premier vuole abbinare il taglio al meccanismo del “cashback”, una misura su cui punta tanto: lo sconto sull’Iva scatterebbe per i pagamenti con carta di credito o bancomat. Per tagliare l’Iva a luglio, nel decreto finanziato con un nuovo scostamento di bilancio, servirebbero però troppi soldi, avvertono Pd e M5S che rinviano a una azione più complessiva. «Abbiamo il dovere di realizzare un percorso strutturale di riduzione delle tasse e di riforma del fisco», dice Vito Crimi. I democratici insistono invece sulla via del taglio delle tasse sul lavoro, che parte a luglio.

Ambiente e appalti i nodi delle semplificazioni

Un decreto di una cinquantina di articoli, tra semplificazioni edilizie e per gli appalti, per velocizzare tempi e procedure burocratiche, e spinta alla digitalizzazione e allo sviluppo green. Il nuovo provvedimento, annunciato dal governo subito dopo il varo del decreto Rilancio a metà maggio, dovrebbe essere approvato (nelle intenzioni) entro la metà della prossima settimana, anche se ancora ci sono capitoli aperti. Ancora infatti non si è trovata una soluzione condivisa nella maggioranza sulle deroghe al Codice degli appalti, mentre dal ministero dell’Ambiente sarebbero state avanzate obiezioni rispetto alle semplificazioni relative alla valutazione di impatto ambientale dei cantieri. In via di definizione anche le regole per accelerare sulla banda ultralarga, che dovrebbero comunque entrare nella versione finale del testo.

Alitalia attende la Newco

Nebbia fitta sul futuro della compagnia, la cui costituzione in Newco è stata rimandata di alcune settimane. Dalla maggioranza fanno sapere che tutti i ministeri competenti si muovono di comune accordo, non solo sulle linee guida del piano industriale ma anche per quanto riguarda «l’assetto complessivo». Il Mef sta esaminando le offerte dei candidati-advisor per la procedura di creazione della società. In base al decreto Rilancio, che ha stanziato 3 miliardi di dote, «per l’attuazione» di queste disposizioni «il Mef si avvale di primarie istituzioni finanziarie, industriali e legali nel limite di 300mila euro per l’anno 2020». La discontinuità necessaria» per Alitalia «non significherà smembrare la compagnia perché è uno dei valori su cui il governo non ha nessuna intenzione di retrocedere», ha messo in chiaro il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli in audizione alla Camera. A quanto riferito, la cassa al 31 maggio è 232 milioni, oltre a depositi per 161 milioni, da gennaio a maggio 2020 i ricavi sono stati di 505 milioni, di cui 386 da ricavi passeggeri. Nel 2019 erano rispettivamente 1,125 e 945 milioni.

Su Aspi segnali di non belligeranza

Forse, con tutti i caveat del caso, a due anni quasi dallo scoppio della vicenda uno sbocco sembra alla portata. Dopo l’apertura della concessionaria, che ha rinunciato alla scadenza del 30 giugno per consentire una prosecuzione del dialogo, anche dal Governo arrivano spiragli che allontanano il rischio di revoca e fanno intravedere ipotesi di accordo. Ad Aspi al momento non sarebbe arrivata alcuna comunicazione formale, né informale, ma, in caso di una ragionevole controproposta questa verrebbe valutata. Secondo le indiscrezioni problematica rimane la questione delle tariffe, con il Governo che spingerebbe per una riduzione strutturale. C’è poi il delicato tema dell’assetto azionario, con l’ipotesi di far entrare Cdp e il fondo F2i portando la holding Atlantia (ora all’88,06%) al di sotto del 50% di Aspi. Nella sua ultima offerta Autostrade metteva sul piatto 2,9 miliardi, di cui 1,5 per riduzioni tariffarie e/o ulteriori investimenti, 700 milioni per manutenzioni aggiuntive e 700 per la ricostruzione del ponte e fondi per Genova. C’è anche la disponibilità a rivedere il valore di indennizzo dell’articolo 9-bis della Convenzione (quello che ne consente la risoluzione automatica) sulla scorta di quelli già in essere per aziende del settore regolato. Aspi chiede anche di cambiare il contestato articolo 35 del Milleproroghe per consentire alla società di tornare ad essere finanziabile. Sul tema dell’assetto azionario, invece, Atlantia è disponibile a ridurre la propria quota e valutare un partner, ma di minoranza e solo dopo un accordo e la modifica del Milleproroghe. In ballo nella trattativa ci sono 7 miliardi di investimenti (parte di un piano complessivo di 14,5 miliardi al 2038) pronti a partire subito. Oltre al destino di una società con 7mila dipendenti.

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