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Iveco, piano per accelerare su idrogeno e bus elettrici

Il gruppo mette sul piatto 450 milioni da investire in ricerca e sviluppo. L’obiettivo è avere al 2025 una quota di truck elettrici compresa tra il 7 e l’8 per cento

di Filomena Greco

CNH Industrial e Nikola insieme per camion elettrico e a idrogeno

3' di lettura

Iveco accelera sulla produzione di bus a trazione elettrica in Italia e mette sul piatto 450 milioni in ricerca e sviluppo per le tecnologie destinate ai sistemi di powertrain elettrico e a idrogeno. Rientra in questa strategia del Gruppo guidato da Gerrit Marx la scelta di tornare a produrre bus elettrici in Italia e la partnership con Htwo – marchio commerciale di Hyundai Motor Group per l’idrogeno – per equipaggiare con sistemi di celle a combustibili i futuri autobus prodotti in Europa, alimentati a idrogeno, a marchio Iveco.

La rivoluzione nei trasporti

«Stiamo assistendo alla più grande transizione mai vista nel settore dei veicoli commerciali – spiega il ceo Marx – abbiamo fatto molti passi avanti negli ultimi due anni e ora vogliamo accelerare». In autunno sarà sul mercato il nuovo Daily full electric mentre ad Hannover sarà presentato il modello europeo del Nikola Tre, il truck alimentato a batterie. La previsione del ceo è di arrivare al 2025 con una quota di truck a trazione elettrica compresa tra il 7 e l’8 per cento. «Si tratta di mezzi che costano oggi almeno quattro volte un camion alimentato a diesel, serviranno nuovi modelli di vendita come ad esempio il pay per use». La strategia del Gruppo – basata sullo sviluppo dei sistemi di trazione elettrica, accanto alle potenzialità dell’idrogeno, senza dimenticare i biocarburanti come il biometano – è stata al centro di «Beyond», un evento internazionale organizzato alle Ogr di Torino sui temi del trasporto, della mobilità e dell’innovazione, con partner, clienti, istituzioni, autorità, fornitori e concessionari, fino al 17 luglio.

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Piano per i bus

Obiettivo del Gruppo è produrre 3mila autobus elettrici fino al 2027 e poi, a regime, stabilizzarsi a quota mille unità all’anno. A questo obiettivo industriale contribuiranno gli stabilimenti italiani, in particolare le due fabbriche di motori Fpt di Foggia – dove saranno assemblati i bus – e di Torino, focalizzato su produzione e sviluppo di sistemi elettrici e a idrogeno e dove già si producono gli assali per i Nikola Tre. Lo sforzo dunque è quello di rimettere in piedi in Italia una filiera collegata alla produzione di mezzi destinati al trasporto di massa a zero emissioni, in grado di accelerare la transizione green voluta dall’Ue e sostenuta dal Governo italiano, come ricorda il ministro allo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti: «Abbiamo riservato all’intero sistema della mobilità risorse senza precedenti, vale a dire 16 miliardi considerando il Fondo Automotive e il Piano di resilienza».

Sul piatto, in particolare, ci sono i 300 milioni che il Pnrr riserva allo sviluppo dei bus elettrici e a idrogeno, risorse che saranno messe a disposizione dei produttori sotto forma di Contratti di sviluppo. Tra i progetti in corsa c’è quello presentato da Iveco a sostegno della produzione di veicoli a zero impatto in Italia e che, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, potrebbe ottenere fino a 80 milioni di risorse pubbliche. «Ci sarà una conversione del parco circolante italiano e Iveco vuole puntare a conquistare una fetta importante di mercato» spiega Domenico Nucera, a capo della Bus Business Unit di Iveco Group. La spinta alla transizione arriva dagli incentivi in campo, ma anche da un cambio di modello di business basato sul Total Cost of Ownership che ha già raggiunto la parità tra bus alimentati a gasolio e mezzi a trazione elettrica. «Ci aspettiamo – aggiunge Nucera – che entro il 2030 i veicoli a batteria abbattano i costi tra il 25 e il 30% rispetto ai diesel». Più complesso lo sviluppo delle tecnologie di trazione a idrogeno, fortemente condizionate dal costo della materia prima ancora troppo alto e destinato ancora a fette di mercato piccole ma comunque in fase di crescita.

A Foggia saranno assemblate le scocche dei bus che arrivano dai siti europei di Iveco Group con i sistemi a batterie, prodotti a Torino, con le fuel cells e ai motori in generale e con tutti i componenti a bordo, dall’Infotainment ai sedili. In prospettiva, dunque, l’obiettivo è di rinforzare la filiera italiana legata alle motorizzazioni green per il trasporto di massa puntando ad un aumento del 30% del contributo della filiera Made in Italy al volume totale di attività.

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