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Iveco in recupero. Analisti puntano su M&A, «fondamentale per accelerare»

Dopo il tonfo della vigilia (-9,1%) dovuto anche a un assestamento del prezzo iniziale causa spin off da Cnh il titolo è il migliore di Piazza Affari

di Enrico Miele

Gerrit Marx, ceo di Iveco Group nel giorno della quotazione a Piazza Affari (Reuters)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Dopo il tonfo della vigilia (-9,1%) – dovuto anche a un assestamento del prezzo iniziale causa spin off da Cnh – il titolo Iveco Group è il migliore di Piazza Affari. Gli analisti di Equita hanno così iniziato la copertura con un giudizio «buy» e un target price a 18 euro, spiegando come il gruppo abbia «le risorse per rilanciarsi, ma l’M&A sia fondamentale per accelerare». E in un report spiegano il perché, a partire dall’esito della seduta d’esordio: «Essendo quotata solo a Milano, è inevitabile il flowback da parte di venditori Usa forzati o altri interessati solo a Cnh» (che nella seduta del 3 gennaio 2022 ha scambiato oltre l’8% del capitale).

Il broker ritiene «raggiungibili gli obiettivi di medio termine» tra cui il fatturato +4,5-5% Carg dal 2019 raggiungendo 15 miliardi nel 2024 e 17 miliardi nel 2026, con un utile netto adjusted a 0,6-0,8 miliardi nel 2026 e una cassa netta di 1,2-1,4 miliardi. Equita sottolinea come non ci sia «nessuna guidance di breve nonostante il backlog di 35 settimane su tutto il portafoglio, probabilmente per prudenza dovuta a carenza di componenti, inflazione sui costi e la nuova ondata di Covid». Tra i driver principali ci sono il nuovo heavy-truck S-Way, innovazione prodotto, partnership, espansione dei servizi finanziari e il controllo dei costi. Rispetto ai concorrenti, secondo Equita, Iveco al momento è «molto più piccola, meno diversificata geograficamente, meno esposta a heavy truck che hanno margini superiori e meno profittevole». Da un lato questo «impone multipli inferiori» rispetto agli altri costruttori ma dall’altro «crediamo che spinga Iveco verso M&A deal» e «rumors passati e recenti, ad esempio Faw e Daimler, vanno in questa direzione». Non solo. Gli analisti interpretano anche la recente riduzione della quota nella joint venture cinese con Saic (dal 50 al 20%) come una mossa «per avere mani libere per nuovi deal in Asia».

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