AUTOMOTIVE

Iveco, salta la trattativa con i cinesi di Faw. Cnh: avanti con lo spin off

Niente di fatto al tavolo con Cnh Industrial: nei giorni scorsi si era parlato di una possibile offerta da 3,5 miliardi

di Marco Ferrando

I punti chiave

  • Dove è saltato tavolo negoziale
  • L’ombra del golden power
  • Lo spin off andrà avanti

3' di lettura

Valutazioni distanti, difficoltà a definire il perimetro dell’operazione, l’ombra sempre più lunga e minacciosa del golden power. Da settimane sul tavolo tra Cnh Industrial e i cinesi di Faw per la cessione di Iveco tirava una brutta aria, ma ora è arrivata - a conferma di un’indiscrezione di Bloomberg - l’ufficialità: camion e furgoni di Iveco non finiranno in mani cinesi. Una notizia accolta con sollievo dalla politica e dai sindacati, e che ha raccolto anche la reazione positiva del ministro dell'Economia francese, Bruno Le Maire, sensibile al tema visto che Cnh controlla anche il construttore transalpino di autobus Heuliez.

Dove è saltato il tavolo negoziale

Il gruppo Faw, che in Italia ha altri ambiziosi progetti nella motor valley emiliana, da anni aveva manifestato interesse per il dossier Iveco, e con esso per i grandi motori di Fiat Powertrain Industrial. A fine 2020 i colloqui si erano intensificati, e secondo quanto raccolto da Il Sole 24 Ore, ancora a febbraio dentro all’azienda si percepiva la possibilità che l’operazione andasse a buon fine. Valutazione di partenza, una cifra nell’ordine dei 3,5 miliardi di dollari, a cui si sarebbe dovuto aggiungere o togliere qualcosa a seconda del perimetro definitivo degli asset in via di cessione. Ad esempio, si era concordato di sfilare la controllata Iveco Defence, con sede a Bolzano, particolarmente sensibile dal punto di vista militare e quindi politico; e anche la quota di Nikola, l'azienda Usa specializzata in camion elettrici e a idrogeno che Cnh possiede proprio attraverso Iveco.

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Una trattativa su più piani in cui, a quanto si apprende, le due parti si sarebbero scoperte sempre meno allineate. A cui nelle settimane si erano aggiunti gli allarmi dei sindacati e della politica, pronta a valutare il ricorso al golden power. Lo stesso premier Mario Draghi l’8 aprile scorso aveva espressamente ricordato la necessità di aumentare la protezione pubblica sulle attività italiane.

Il ruolo della politica

Un pressing informale che negli ultimi giorni, secondo quanto riferito da fonti vicine al governo, si sarebbe intensificato su Cnh e l’azionista Exor, il cui presidente John Elkann martedì è stato incontrato da Draghi con i vertici dei grandi gruppi industriali. A rafforzare il pressing anche il ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti: «Accogliamo con favore e valutiamo positivamente la notizia del mancato perfezionamento della trattativa», ha commentato ieri. Spiegando che «il governo italiano ha seguito con attenzione e attiva discrezione tutta la vicenda perché ritiene la produzione di mezzi pesanti su gomma di interesse strategico nazionale». Chi parla di «buona notizia», su Twitter, è il ministro Le Maire: «Questa operazione ha sollevato importanti questioni di sovranità industriale. Con Giancarlo Giorgetti, stiamo lavorando insieme per mantenere le nostre capacità industriali in Europa, in Francia e in Italia».

I prossimi passi

Chiusa questa pagina, «il Mise è pronto a sedersi al tavolo per intervenire per tutelare e mantenere questa produzione in Italia», assicura Giorgetti. A raccogliere la palla subito i sindacati, con Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil, che chiede «la convocazione urgente presso il Ministero per dare prospettive occupazionali attraverso l'implementazione del piano industriale fondato sull'innovazione tecnologica».

Ora l’azienda, che fa capo alla holding della famiglia Agnelli Exor, andrà avanti con «i piani esistenti in vista della separazione delle attività On-Highway nella prima parte del 2022», si legge nella nota ufficiale di ieri che riecheggia quanto dichiarato giovedì in assemblea dalla presidente Suzanne Heywood e dall’amministratore delegato, Scott Wine, che a Faw non avevano fatto cenno. Il gruppo di camion e trattori ritiene che «sussistano significative opportunità per sviluppare il proprio business On-Highway come fattore di accelerazione nell’attuazione di soluzioni e infrastrutture per trasporti sempre più sostenibili, in linea con le ambizioni del Green Deal dell’Unione Europea»

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