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Ivs Group resiste al virus ma non vede i crediti dovuti dallo Stato

Nei primi tre mesi dell’anno il fatturato consolidato è stato pari pari a 100,1 milioni di euro, in calo del 12,3% rispetto a marzo 2019

di Alberto Annicchiarico

2' di lettura

La vecchia storia dei debiti non pagati dallo Stato alle imprese. Conti in ordine, persino una certa qual resilienza nei confronti della pandemia e però 25 milioni, somma pari a un quarto del fatturato, che non rientrano in cassa. IVS Group è̀ il leader italiano e secondo operatore in Europa nella gestione di distributori automatici e semiautomatici per la somministrazione di bevande calde, fredde e snack . Opera principalmente in Italia (80% circa del fatturato), in Francia, Spagna e Svizzera, con circa 202.000 distributori automatici e semiautomatici, tra l’altro, nelle stazioni ferroviarie e metropolitane. Il gruppo ha una rete di 82 filiali e oltre 3.000 di collaboratori; serve più di 15.000 aziende ed enti, con oltre 850 milioni di erogazioni nel 2019.

Nei primi tre mesi dell’anno il fatturato consolidato è stato pari a 100,1 milioni di euro, in calo del 12,3% rispetto a marzo 2019. L’Ebitda ha toccato i 28,1 milioni, in aumento del 1,2% rispetto al 2019, mentre l’utile netto consolidato è stato pari a 8,7 milioni. Inoltre sono state perfezionate 2 nuove acquisizioni in Italia, per un valore di circa 700 milioni .

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Resta quel neo. «Abbiamo adeguata liquidità e linee di credito inutilizzate, grazie a politiche finanziarie accorte e impostate negli anni passati. Non abbiamo chiesto, né dovremmo aver bisogno di finanziamenti con garanzia pubblica. Piuttosto, saremmo più che soddisfatti se i 25 milioni ci venissero rimborsati in tempi ragionevoli», commenta l’investor relator Marco Gallarati. All’appello mancano anche «ingenti crediti Iva» e 8 milioni dovuti dal Mise per sanzioni ormai rientrate. «Possiamo competere e crescere con le nostre forze, se ognuno fa il suo dovere».

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