Innovazione

Jacob Cohën, una nuova guida creativa e filiera sostenibile entro il 2026

Jennifer Tommasi Bardelle, presidente e direttore creativo, descrive la maison fondata da Tato Bardelle e trasformata in sinonimo di stile dalla creatività di Nicola Bardelle

di Filomena Greco

Anche la giacca è di jeans nella collezione di questo autunno-inverno 21-22

2' di lettura

Una start up da 70 milioni di euro. Così Jennifer Tommasi Bardelle, presidente e direttore creativo di Jacob Cohën, descrive la maison fondata da Tato Bardelle e trasformata in sinonimo di stile dalla creatività di Nicola Bardelle– scomparso nel 2012 – descrive la maison, per raccontare una fase di grande trasformazione e rilancio dell’azienda. A cominciare dalla guida creativa di Jennifer, al debutto con la collezione donna Autunno-inverno 2021. «Ho deciso di prendere in mano il rilancio creativo di Jacob Cohën guardando al futuro e facendo qualcosa di nuovo, come avrebbe fatto lo stesso Nicola che con la sua creatività ha fatto la fortuna di questo brand», racconta Jennifer Tommasi Bardelle.

Una collezione donna costruita intorno al pantalone, dalla vestibilità slim fit tipica del brand, inizialmente creata e poi coniugata per la donna, fino al pantalone palazzo. Femminile e impeccabile, con un trend di vendite a negozi e distributori in crescita del 40% nella prossima stagione. «Credo moltissimo nella donna – spiega la presidente Tommasi Bardelle – perché sono le donne che fanno tendenza e che spesso comprano per i mariti e i compagni. Nicola era arrivato a fare il 30% dei ricavi del Gruppo con la donna, con questa nuova proposta guardiamo al futuro, ad una donna contemporanea». Accanto a Jennifer Tommasi Bardelle c’è un team stile importante, che dà concretezza e coerenza alle visioni della direttrice creativa.

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Il denim resta il fulcro della proposta donna di Jacob Cohën, con il ritorno anche del blazer in jeans. «La mia idea si ispira a modelli di donne come Letizia di Spagna o Kate Middleton, eleganti ma che vestono anche in maniera sportiva. Noi siamo i primi al mondo per l’uomo, conosciamo il denim, quindi anche nella donna abbiamo voluto portare una gamma ampia di modelli, partiamo dal pantalone skinny fino al modello Palazzo, mantenendo uno stile raffinato, sia con addosso una felpa o un blazer». Denim protagonista dunque per la proposta donna di Jacob Cohën per la prossima Primavera-estate, ma senza dimenticare il fashion, i volumi, la ricerca nei particolari di sartoria, compreso l’iconico cavallino, i tessuti pregiati, tutto racchiuso nella proposta couture. Con l’idea precisa, per la donna, di riprendersi degli spazi a cui per colpa della pandemia si era stati costretti a rinunciare.

Jacob Cohën, che ha il 30% del suo mercato in Italia e il resto lo fa all’estero, soprattutto in Europa, vanta una produzione tessile radicata in Italia, tra le città di Padova, Vicenza, Rovigo, Treviso e Venezia, e punta ad arrivare nel 2026 ad una filiera produttiva tracciata eco-sostenibile e attenta alle ricadute sociali. Cosa ha cambiato il Covid-19 nella realtà della maison? «Abbiamo lavorato per sviluppare il nostro canale di e-commerce che sarà pronto nel mese di aprile» anticipa Jennifer Tommasi Bardelle. Nella fase più difficile della pandemia con i negozi chiusi c’è stato un crollo delle vendite con alcune sorprese, racconta Jennifer, legate al fatto che i grandi negozi hanno comunque venduto online. Dalla prossima primavera-estate, assicura la presidente Jennifer Tommasi Bardelle, «l’obiettivo per Jacob Cohën, è fare le tre collezioni per poi arrivare a delle capsule con collaborazioni importanti».

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