danza

Jacopo Tissi. Danzare a Mosca con un graffio nel cuore

Il primo ballerino del Bolshoi racconta la sua incredibile impresa nella compagnia russa

di Silvia Poletti

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Jacopo Tissi, La Bayadere (foto Damir Yusupov)

Il primo ballerino del Bolshoi racconta la sua incredibile impresa nella compagnia russa


3' di lettura

Solo qualche settimana fa, al termine della diretta in mondovisione del Lago dei Cigni da Mosca, Jacopo Tissi raccontava “ l'adrenalina e l'emozione di essere stato lui, l'italiano del Bolshoi, a rappresentarne storia gloriosa e smagliante presente”. Per lui si trattava di un punto d'arrivo e la conferma di una scelta di vita dettata da coraggio, determinazione, volontà. Ora invece racconta del suo “graffio nel cuore”. Da Novosibirsk, dove è impegnato in uno spettacolo con Svetlana Zakharova e il violinista Vladimir Repin (“l'ultimo prima della chiusura dell'Opera”), racconta l'ansia per l'emergenza sanitaria italiana e le preoccupazioni per la sua famiglia a Landriano, nella provincia pavese. E anche del senso di sospensione che vive in Russia, dove dice, “A parte alcuni provvedimenti, sembra prevalere ancora un certo generale scetticismo sull'ipotesi di una epidemia della portata di quella italiana, anche se si sentono le prime avvisaglie.” Jacopo saggiamente cerca di vivere questi giorni “con grande cautela. Vado in teatro a piedi, adotto il più possibile le principali precauzioni. Cerco anche di sensibilizzare i miei colleghi. I quali sono impressionati dalla tragedia degli eventi italiani. Ma anche, ci tengo a dirlo, sono ammirati dall'immagine di reattività e compostezza che gli italiani stanno comunicando al mondo. Poi, se è destino…” Ride da solo sull'ultima frase: “Comincio ad adattarmi al fatalismo russo!”

Intanto, mentre il Bolshoi, come tutti i teatri, ha sospeso gli spettacoli fino al 10 aprile, Tissi continua le prove del trittico in pima assoluta che avrebbe dovuto debuttare a giorni, sulle scene del Nuovo Bolshoi: “Faremo anche la prova generale, ma a porte chiuse per essere pronti appena si riaprirà -racconta. Perché il Bolshoi non può fermarsi, mai: “Una macchina gigante con una mole di lavoro incredibile. È uno dei simboli culturali del paese. E lavorarvi è un onore ma anche un impegno enorme, sei sempre sotto i riflettori.” L'ha capito subito, appena ha deciso di accettare l'invito a entrare in compagnia che il suo ex direttore scaligero Makhar Vaziev chiamato a dirigere il Balletto moscovita gli offrì: “ Mi disse: “Lavorerai così tanto che nemmeno te lo immagini”. Sono arrivato a Mosca psicologicamente preparato. Ma devo ammetterlo: è stata davvero dura.” Una lezione di vita, oltre che di arte: “Avevo una grandissima curiosità. E sono stato accolto con altrettanta curiosità: non avevano mai avuto un italiano in compagnia. Mi sono subito detto che dovevo entrare nel loro modo di pensare. E così il primo anno l'ho passato sera dopo sera dietro le quinte a osservare e ascoltare tutto, a assorbire come una spugna ogni dettaglio tecnico e interpretativo degli artisti incredibili che vi lavorano.” Senza contare il lavoro vero: “Solo nel primo anno ho debuttato in dieci ruoli mai danzati prima, compreso Il Lago dei Cigni.” Ma alla fine della prima stagione arriva già una prima grande conferma, quando la critica newyorkese lo elogia all'unanimità per la sua interpretazione nel capolavoro balanchiniano Diamonds. “A volte penso che non avrei potuto davvero fare di più fisicamente e psicologicamente. Ma Vaziev è sempre lì, pronto a spronarmi. E poi posso contare sul mio maestro Aleksander Vetrov. È un privilegio, raro in altre compagnie, avere un maestro che ti segue personalmente e ti cura, non solo per gli aspetti artistici e professionali, ma anche umani. Nei momenti duri è una colonna fondamentale.” Diventato due anni fa primo ballerino, Jacopo continua tenace e devoto a lavorare duro, su di sé e dentro di sé: “Sto iniziando a studiare il ruolo di Eugenio Onegin, quintessenza della russianità.” rivela. Ma oggi il suo pensiero è concentrato sull'Italia:” Ogni volta che vedo e leggo è una ferita lancinante. Ma ce la farete. Ce la faremo.”

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