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Jacques Henri Lartigue, il fotografo che visse due volte

L'enfant prodige della fotografia, che divenne famoso a quesi settant'anni, celebrato alla Casa dei Tre Oci a Venezia

di Silva Menetto

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L'enfant prodige della fotografia, che divenne famoso a quesi settant'anni, celebrato alla Casa dei Tre Oci a Venezia


3' di lettura

Il Novecento è marchiato a fuoco nella storia, è il secolo delle grandi guerre e dell'orrore inaudito eppure quel secolo breve era iniziato sotto i migliori auspici, con una gioiosa esplosione di vitalità racchiusa in quella manciata di anni che fu definita la Belle époque, segnata da una innata voglia di vivere, dall'eccitazione del progresso e benessere; anni veloci e folli, eleganti e voluttuosi come una novella età dell'oro. In quell'inizio di secolo si affacciava sul mondo, armato di una macchina fotografica, un bambino di appena sette anni, Jacques Henri Lartigue, rampollo di una facoltosa famiglia parigina. Con quella stessa arma nelle mani Lartigue ha attraversato novant'anni di vita ritraendo il mondo che lo circondava, alla continua ricerca della felicità, di quello che valeva la pena di essere vissuto, dell'attimo fuggente. Le foto che Lartigue ha infaticabilmente scattato da fotografo amatoriale si sono accumulate negli anni, raccolte meticolosamente in centinaia di album fotografici personali, accompagnate da disegni, didascalie, annotazioni e altri materiali che servivano a raccontare la storia di una vita. Ma se Lartigue è stato l'enfant prodige della fotografia, la vita gli ha riservato l'opportunità unica di vivere due vite.

Dopo una carriera da pittore (sempre con la macchina fotografica al collo però), il successo come fotografo lo sorprende all'età di 68 anni, quando il Moma di New York, nel 1963, espone i suoi scatti della Belle époque. La mostra è un trionfo e grazie al successo di pubblico Lartigue inizia nuove collaborazioni nel campo della moda e del cinema, stringe amicizia con Richard Avedon e Hiro e negli anni Settanta e Ottanta ottiene quel pubblico riconoscimento che fino ad allora non aveva avuto, partecipando anche ai Rencontres Internationales de la Photographie d'Arles dove diventa un punto di riferimento per i giovani fotografi: il fotografo insomma diventa il soggetto fotografato.
Nel 1970 pubblica anche il suo libro Diary of a Century, con l'aiuto di Bea Feitler, di Harper's Bazaar, e Richard Avedon: una rilettura della storia attraverso le foto scattate nell'arco di tutta una vita, pescando dall'album familiare e personale e mescolando testo, immagini e impaginazione. Ne esce un'opera d'arte che consacra Lartigue agli occhi del pubblico e della critica.

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Jacques Henri Lartigue, fotografo della vita felice

Jacques Henri Lartigue, fotografo della vita felice

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La vicenda umana di questo singolarissimo maestro della fotografia è stata caratterizzata dalla lievità: per Lartigue la vita è una continua ricerca della felicità. Il suo esser considerato un eterno principiante nel settore della fotografia, un “non professionista”, gli ha consentito di mettere nei suoi scatti solo il bello che il suo occhio e il suo cuore cercavano: un mondo perfetto, fatto di bellezza, di eleganza e di intimità, selezionato accuratamente per non fare entrare nel cerchio magico dell'obiettivo nulla che potesse disturbare l'equilibrio perfetto della composizione.
Eppure non si tratta affatto di immagini stucchevoli ma ben vive.
Gli istanti che Lartigue blocca sulla pellicola sono momenti rubati alla vita di tutti i giorni, pillole di felicità, attimi di pura gioia in cui spesso bambini e adulti saltano, si slanciano nell'aria, le belle donne passeggiano, la borghesia elegante trascorre le vacanze in località alla moda, va alle corse, pratica sport e ama la velocità. Come un eterno fanciullo, Lartigue ha cercato con testarda passione di fermare con la sua macchina fotografica “l'istante fuggitivo della vita”, di “mettere in conserva” un po' dell'immensa felicità del vivere, come ebbe modo di spiegare all'amico Ferdinando Scianna. Una felicità che gli è appartenuta fino in fondo, come quel piccolo sole che ha continuato a disegnare alla fine della propria firma.
A riscoprire la figura di Jacques Henri Lartigue ha contribuito, recentemente, anche una mostra ideata da Denis Curti, Marion Perceval e Charles-Antoine Revol a Venezia, alla Casa dei Tre Oci. A corredo dell'esposizione “Jacques Henri Lartigue: l'invenzione della felicità”, il catalogo edito da Marsilio che include, tra l'altro, una personale testimonianza del fotografo Ferdinando Scianna sull'amico Lartigue.

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