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Jaime Hayon: «L’equilibrio? Osare e guardare avanti, ma rispettando la tradizione»

di Fabrizia Villa


2' di lettura

«Un’estetica ottimistica, piacevole, positiva e felice, che a volte si tinge di un curioso senso dell’umorismo e di una buona dose d’ironia», così Ana Domínguez Siemens, che ne ha curato la prima retrospettiva spagnola, “Backstage, Jaime Hayon, from the Imaginary to Real”, descrive il lavoro di Jaime Hayon. Un linguaggio onirico e colorato, con cui il più quotato designer spagnolo del momento, nella lista dei 100 top designer di Wallpaper e Time Magazine, torna a Milano, dentro e fuori il Salone.

Si legge spesso che nel suo lavoro il confine tra arte e design è sottile se non inesistente. Come s’inserisce in questo quadro l’attenzione all’innovazione e all’uso delle nuove tecnologie?
L’importante è affrontare i progetti con la mente aperta e trovare partner solidi da questo punto di vista. A me è capitato con Fritz Hansen, che non solo ha capacità tecnologiche forti, ma sa anche osare. Insieme facciamo un’ottima squadra.

Proprio per Fritz Hansen, con cui festeggia dieci anni di collaborazione, ha disegnato la nuova Lounge Chair JH97 ispirata ad un classico del design danese degli anni 50. Come si è accostato a questo progetto in equilibrio tra passato e futuro, tra stile scandinavo e creatività mediterranea?
L’equilibrio si ottiene rispettando la tradizione e allo stesso tempo superandola. La Lounge Chair è impeccabile, elegante e rappresenta contemporaneamente le radici scandinave e l’energia mediterranea. È un esempio perfetto della sinergia che si è instaurata tra noi: entrambi rispettiamo le nostre tradizioni e il nostro patrimonio cercando nuove sfide e un nuovo linguaggio.

Time Magazine l'ha definita “a visionary”. Che cosa significa per lei essere un visionario nel mondo del design?
Per me essere un visionario significa avere un terzo occhio, che sappia guardare oltre, senza interrogarsi se qualcosa sia o meno fattibile, ma che senta l’imperativo di trovare il modo di renderla possibile.

Bonotto ottenuto da 300 chili di plastica riciclata delle bottiglie di uso comune. Ce ne può parlare?
È stata una collaborazione molto interessante. Ho creato un personaggio molto espressivo e mi sono sentito completamente libero nel disegnarlo. Bonotto, con la sua Fabbrica Lenta, è stato un mago a realizzarlo con le sue texture e i suoi filati. Il risultato è magnifico: i colori sono sgargianti e per nulla convenzionali e le tecniche utilizzate nella produzione sono notevoli. Design ed esecuzione insieme raccontano perfettamente il carattere e l'anima dell'arazzo.

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