INTERVISTA

Jan Brokken: il decalogo per diventare scrittore di viaggio

di Antonio Armano


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(Adobestock)

5' di lettura

Davanti alle Croci (Kresty), il carcere storico di San Pietroburgo, sull'altra sponda del fiume, la sagoma di Anna Achmatova è congelata nel gesto di voltarsi prima di andare via. La poetessa aspettava notizie del figlio: «Nel freddo spietato, nell'afa di luglio/ sotto la rossa muraglia abbacinata». Il marito, Nikolaj Gumilev, era stato fucilato nel '21. Poeta e viaggiatore con il gusto dell'esotico, Gumilev era rientrato in patria nonostante la guerra civile: «...ho cacciato i leoni in Africa e non credo che i bolscevichi siano più pericolosi». La statua della Achmatova viene collocata davanti alle Croci nel 2006 e compare nelle prime pagine del libro di Jan Brokken “Bagliori a San Pietroburgo”. Il vecchio carcere era visitabile con una escursione: ora l'unico modo di entrarci è essere sottoposti a una misura di custodia cautelare.

Un viaggiatore che raccoglie storie
Conosciuto in Italia soprattutto per il successo di “Anime baltiche”, Brokken è un viaggiatore olandese che percorre il mondo alla ricerca di storie. Come l'Achmatova della statua, ama voltarsi indietro. Verso il passato. Lo spettacolo della vita è quello che lo interessa di più. Anime baltiche è il ritratto di una terra attraverso il ritratto di chi ci ha vissuto. Mi ha colpito quello di Sergej Eizenštejn, il regista rivoluzionario della Corazzata Potemkin, figlio del ricco architetto che ha progettato molti dei palazzi Jugendstil di Riga. Ho bevuto con Brokken una birra a Milano. Gli ho fatto qualche domanda sul mestiere, sul suo essere uno scrittore con una formazione giornalistica, alla ricerca di un equilibrio che cambia sempre e non è mai facile.

Al caffè Sèlect di Parigi, Brokken e Marquez (Jan Brokken)

Inseguendo Gabo
«Una delle prime interviste che ho scritto è stata quella a Gabriel García Márquez» mi ha raccontato. «Era il 1981. Per tre anni avevo scritto una lettera al mese alla sua agente per ottenere l'intervista. Dopo tre anni ho ricevuto una lettera dal Messico che diceva: “Sarò a Parigi per una settimana, vieni e chiamami a questo numero di telefono”. Firmato: Gabo. Sono andato a Parigi, l'ho chiamato e mi ha detto che mi avrebbe concesso un'ora. Siamo stati insieme due giorni. Dopo un paio di domande mi ha detto: “Tu sei un giornalista, ma stai iniziando a scrivere il tuo primo romanzo, non è così? Ascolta: prima di tutto leggi i classici. Altrimenti ti viene l'idea di scrivere che il protagonista alla mattina si sveglia ed è diventato un insetto. E' un'idea geniale, ma ce l'ha già avuta Kafka. Secondo: tu sei un giornalista, come lo sono stato io. Non dimenticarlo mai. Non sei uno scrittore che inizia il suo primo romanzo a vent'anni. Tieni gli occhi aperti sul mondo, viaggia e non pensare: ora sono uno scrittore».

Jan Brokken con il pianista Jurij Egorov , ad Amsterdam (Jan Brokken)

Fact checking
Un'altra domanda riguardava il presente. Ormai puoi trovare qualsiasi informazione in pochi secondi. Come cambia il mestiere di chi cerca e scrive storie vere? «Il mio primo romanzo l'ho scritto a mano e poi sono passato alla macchina per scrivere. Una condanna. Non sopportavo di vedere una pagina con una correzione. Se sbagliavo dovevo riscriverla finché non era pulita e definitiva. Sono passato al computer abbastanza tardi. Negli ultimi anni sto usando Internet come un idiota. Ogni due frasi devo controllare. La data è giusta? Il nome è giusto?

Tra YouTube e Wikipedia
Uno dei personaggi di “Bagliori a San Pietroburgo” è il principe Jusupov, l'assassino di Rasputin. Ho iniziato a scrivere partendo da un suo dipinto, dove è ritratto all’età di 16 anni con il cagnolino (un bulldog francese)». Il quadro si trova a palazzo Jusupov, ed è stato eseguito da Valentin Serov. In effetti non è molto marziale. «Il principe è fuggito da San Pietroburgo ed è andato a Parigi in esilio. Sua moglie Irina era la donna più bella di San Pietroburgo ed era nipote dello zar. Ho cercato su Internet se c'era del materiale e ho trovato un'intervista a Parigi del 1967, l'anno della morte. Un giornalista francese gli chiede se prenderebbe la stessa decisione di uccidere Rasputin. Il principe indossa degli occhiali scuri, sembra il Padrino, e risponde: “Oui”. Ecco. Hai una storia. L'informazione è affidabile perché si tratta di un filmato. Ma non tutto quello che leggi su Wikipedia è corretto, specialmente nei temi politici. Non ti puoi fidare ciecamente». Sulla Russia si può trovare di tutto. Hanno messo online libri, audiolibri, film... «E' vero. Ero a San Pietroburgo all'hotel Astoria, per scrivere “Bagliori”. Mi sono ricordato del film che ha influenzato la mia visione del mondo, “Lo specchio”, di Andrej Tarkovskij. Mi sono svegliato in mezzo alla notte, l'ho trovato su YouTube e l'ho visto tutto. Una risorsa straordinaria per le persone creative. Ma c'è una cosa che Internet non ti darà mai. Me ne sono resto conto scrivendo di Rhoon, il villaggio dove sono cresciuto. Non trovi gli odori.

    Jan Brokken al Marriot di Amsterdam con Léo Ferrè (Jan Brokken)

    Dal 1942 in Olanda non c'erano più saponi. Il libro si intitola “La rappresaglia” e si basa su una vicenda reale, una strage nazista. Una ragazza si innamora di un soldato tedesco perché può darle il sapone. Una bellissima ragazza di quattordici anni. Ovunque nel paese c'era puzza di sudore. Nei caffè, nelle chiese. Una circostanza che ho usato molto nel libro. Può darsi che tra vent'anni sarà possibile su Internet trovare gli odori del passato. Gli odori delle città cambiando completamente. I canali ad Amsterdam sono bellissimi, ma una volta puzzavano tremendamente».

    Autobiografia? Usatela con cautela
    Nei tuoi libri non ti metti in primo piano. Sei un osservatore umile e discreto. Anzi indiscreto, ma umile. «La narrazione in prima persona è pericolosa, bisogna trovare il giusto equilibrio. Ho scritto libri esplicitamente autobiografici e altri dove l'aspetto autobiografico non è esplicito, ma molto forte come “Il giardino dei cosacchi”. Il mio primo romanzo, “Zaza e il presidente”, racconta la storia di un giornalista in Africa alla ricerca della moglie scomparsa. Quel giornalista sono io, quella moglie è la mia. Il presidente non è un presidente immaginario, ma il presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara, il Che Guevara africano, assassinato nel 1987».

    Vivere le esperienze anche estreme
    L'ultimo libro di Jan Brokken uscito in Italia, sempre da Iperborea, è “Jungle Rudy”. Brokken si è imbattuto nella storia di Rudy Truffino quando viveva nell'isola di Curaçao, Antille olandesi. Di origine italiana, Truffino è un personaggio realmente esistito e ricorda il Fitzcarraldo di Herzog. Ascoltava Mozart tra gli indios. Aveva una faccia scavata e un pezzo d'orecchio staccato dal morso di un cobra. Era il re della giungla intorno al Salto Angel, la cascata più alta del mondo, in Venezuela. Il governo lo aveva nominato direttore del parco nazionale di Canaima (dichiarato Patrimonio dell'Umanità nel 1994, ha un’estensione superiore al Belgio), creato per proteggere la zona della cascata. Chiunque lo volesse visitare doveva passare da lui, incarnazione del mito del ritorno alla natura. Lo scrittore ne è affascinato, ma sa che la natura è anche un morso d'insetto, che sperimenta sul suo corpo in quei luoghi: «Mi tolsi i pantaloni e contai una quarantina di punture solo sulle cosce. Tamponale con l'alcol – mi avvertì Olaf – altrimenti nel giro di tre giorni ti verranno le piaghe. Prima alcol, poi crema. E ringrazia la beata vergine Maria che i karapatos ti abbiano lasciato in pace le palle». Alla fine Truffino muore solo. Misteriosamente un personaggio come lui non ha una pagina su Wikipedia. A Rudy è riuscita l'ennesima fuga, sottraendosi alla sterminata enciclopedia online?

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