Cybercriminalità

Jbs, numero uno al mondo delle carni, paga 11 milioni di riscatto in bitcoin a hacker russi

Il colosso brasiliano ha ammesso di aver pagato un riscatto a una banda criminale russa che aveva attaccato il suo sistema informatico

(Afp)

2' di lettura

Un riscatto in bitcoin per sottrarsi a nuovi attacchi informatici. È quello che ha ammesso di aver pagato Jbs, impresa brasiliana numero uno al mondo nella lavorazione delle carni. Lo ha annunciato la società, spiegando di aver versato 11 milioni di dollari ad una gang di hacker russi dopo aver subito un cyberattacco. Lo ha reso noto il chief executive della filiale americana, Andre Nogueira, al Wall Street Journal.

Il riscatto è stato pagato dopo che gli attacchi informatici avevano bloccato la produzione negli stabilimenti statunitensi e australiani, mettendo a repentaglio le consegne di un’azienda che ha una quota di mercato vicina al 15% del mercato Usa delle carni. In Italia Jps controlla il gruppo Rigamonti, leader nella produzione di bresaola.

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L’attacco Ransomware

Il 31 maggio la compagnia aveva annunciato di essere stata vittima di un attacco ransomware, ma adesso è la prima volta che la filiale Usa della società conferma di avere pagato il «ransom», cioè il riscatto. L’Fbi ha attribuito la responsabilità dell’attacco a REvil, un gruppo russofono che ha avanzato alcune delle più considerevoli richieste ransomware negli ultimi mesi. Gli attacchi ransomware operano cifrando i file della «preda» e chiedono il pagamento di un riscatto per poter riavere accesso ai file criptati. L’attacco hacker aveva preso di mira i server che sostengono le operazioni di Jbs in Nord America e Australia: la produzione ne ha subito le conseguenze per diversi giorni.

«È stata una decisione molto difficile da prendere per la nostra società e per me personalmente - ha detto Nogueira - Abbiamo preso questa decisione per evitare ogni potenziale rischio per i nostri clienti». L’Fbi ha annunciato che lavorerà per portare il gruppo hacker davanti alla giustizia e ha chiesto a chiunque sia vittima di cyberattacco di contattare immediatamente il Bureau.

Il caso Colonial Pipeline

Non è questo il primo caso. In precedenza la società che gestisce Colonial Pipeline, il più grande oleodotto americano, aveva pagato 4,4 milioni di dollari sempre in bitcoin ad un’altra banda di pirati russi ma l’Fbi aveva recuperato oltre metà della somma.

L’Fbi è contraria al pagamento di riscatti perché così facendo le organizzazioni criminali diventano sempre più ricche e sofisticate ma molte aziende sono costrette a cedere al ricatto per garantire la continuità delle loro attività.

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