Punto di vista

Jean-Claude Ellena: tutte le mie fonti di ispirazione risuonano nei miei profumi

Uno dei nasi più famosi rivela i suoi interessi che spaziano dall'arte al design, dai libri ai film. E apre l'agenda dei suoi indirizzi segreti

di Mariangela Rossi

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Jean-Claude Ellena fotografato da Pierre Mouton

Uno dei nasi più famosi rivela i suoi interessi che spaziano dall'arte al design, dai libri ai film. E apre l'agenda dei suoi indirizzi segreti


5' di lettura

I segni distintivi del mio stile I miei profumi, che però non rappresentano un modello o una musa, solo il piacere di essere. Di me direi che sono una persona sorridente che preferisce più ascoltare che parlare.

La vista che mi ispira Quella dei luoghi creati dagli uomini. I contadini sono i giardinieri delle campagne e gli architetti i costruttori delle città. Entrambe mi ispirano, perché sono legate agli uomini. Anche il profumo nasce in città, è lì che trova i suoi codici. La natura selvaggia, invece, non mi interessa.

Le mie note preferite in natura Come tutti i creatori di fragranze, non ho degli odori preferiti, ciascuno serve come elemento per comporre un profumo, proprio come i colori occorrono al pittore per un dipinto. Come uomo, invece, prediligo la nota di gelsomino, legato alla mia giovinezza. Non conosco un odore più erotico di quello.

L'ultima creazione Il profumo Rose & Cuir, per Editions de Parfums Frédéric Malle, nato da una nostra conversazione nel Sud della Francia, risentendo Rose de Rochas, che Edmond Roudnitska aveva realizzato alla fine degli anni Quaranta. Il nuovo jus non contiene l'essenza di rosa, piuttosto il geranio Bourbon con sentori di tartufo nero e litchi, l'isobutyl quinoline, che ricorda l'odore della pelle, e pochi altri ingredienti. A me piace realizzare composizioni essenziali e gestire bene le materie prime, anche con poche si può fare molto. È una rappresentazione moderna della rosa, pur non contenendola, a dimostrazione che la seduzione è l'arte dell'illusione. E che mi divertono le sfide.

L'ultimo ristorante che mi ha colpito Direi un piatto, Le Gargouillou de jeunes légumes, espressione rappresentativa della cucina di Michel Bras, tre stelle Michelin a Laguiole: un'insalata di verdure, erbe, fiori di stagione e altri misteri che interpretano l'altopiano di Aubrac e rendono ogni boccone diverso da quello precedente. Un'esplosione di gusto, che mi ha fatto ritornare il giorno dopo per capire come avesse fatto. Non ci sono riuscito, il mistero rimane.

L'oggetto dal quale non mi separerei mai Una penna stilografica Pilot, le uniche, secondo me, che non colano macchiando le tasche, una matita e un carnet di Moleskine. Sento il bisogno di prendere appunti, ovunque io sia.

Una scoperta recente Il pepe Timut. Il mio amico Olivier Rœllinger, «il mago delle spezie», tre stelle Michelin, lo utilizza nell'alta cucina. Mi ha fatto conoscere questo straordinario ingrediente del Nepal, che non profuma però di pepe. L'odore è sublime, tra frutto della passione e pompelmo, lo inserisco spesso nei miei accordi. Trovare le materie prime è l'aspetto concreto del lavoro di un profumiere, al di là del momento creativo

Gli ultimi brani musicali scaricati Jardin d'hiver di Stacey Kent, cantante jazz americana con una voce straordinaria e soave. Sembra posare le sue parole sulla musica come fossero piume che cadono sulla pelle.

Il miglior souvenir che ho portato a casa Un manoscritto originale di Jean Giono, autore francese nato alla fine dell'Ottocento, che ammiro molto. Aveva una scrittura molto bella e limpida. L'ho acquistato all'asta Pierre Bergé: From One Home to Another, di Sotheby's Francia, perché ne sono rimasto subito affascinato.

Il libro che ho sul comodino In questo momento Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. Lo porto con me anche in viaggio. Ieri, sul volo da Parigi, ero seduto accanto a un passeggero che stava leggendo lo stesso libro. Dev'essere un segno.

La stanza preferita della mia casa Il soggiorno, per le sue poltrone, i divani, le finestre che si affacciano sul giardino, e perché la sera si trasforma in una sala cinema. Sono appassionato di film, in particolare quelli del passato, dei tempi del bianco e nero. Possiedo anche alcuni tabouret unici nel loro genere, firmati da Charlotte Perriand, un riferimento del design del XX secolo.

Nel mio frigo non manca mai Il Parmigiano Reggiano. Adoro la pasta e i risotti, quindi non potrei viverne senza. Lo acquisto solo in Italia .

L'ultimo oggetto che ho acquistato e apprezzato Una bottiglia di Aperol. Mi piace soprattutto per il suo sapore amaro, che è un gusto intelligente, mentre lo zucchero è banale e non fa riflettere. Non lo mescolo al 50 per cento con il Prosecco, ma con la Schweppes e con una buccia d'arancia amara che proviene dal mio giardino.

Un luogo indimenticabile dove ho viaggiato Petra, che mi ha incantato per i suoi reperti archeologici. Quando viaggio, di solito, non è per cercare materie prime, le reperisco facilmente a Grasse anche se provengono da lontano, ma per piacere e, soprattutto, per visitare i giardini botanici. C'è sempre un legno, un albero, un fiore speciale. Il mio preferito è il Jardin des parfums et des épices a Saint-Philippe, sull'isola di La Réunion, con oltre 1.500 specie di piante. Poi adoro il Giappone per la sua cultura, che fa evolvere e stimola la mia creatività: ogni volta che vado, rimango colpito dalla loro sofisticatezza, mi sembra di dover imparare tutto.

L'artista che mi piacerebbe collezionare se potessi Paul Cézanne, per la delicatezza ed estrema sensibilità dei suoi acquerelli. Dicono che io sia un “pittore olfattivo”, ma nella vita mi piace proprio dipingere. In particolare, acquerelli.

La mia icona di stile Cary Grant. Come lui negli anni Cinquanta, anch'io oggi indosso sempre calze bianche.

Se dovessi limitare il mio shopping a un quartiere di città, sceglierei Non prediligo una zona in particolare, di solito faccio acquisti nei miei spostamenti. L'unico momento della mia vita in cui mi sono affezionato a un brand è stato quando lavoravo per Hermès e ho acquistato accessori, carré per mia moglie e capi di abbigliamento. Mi è sempre piaciuto lo stile sartoriale di Véronique Nichanian, direttrice creativa delle collezioni uomo per Hermès, siamo anche amici.

L'ultimo capo di abbigliamento che ho aggiunto al guardaroba Una giacca estiva di Hermès. Nel Sud della Francia, dove abito, il termometro raramente scende sotto lo zero. L'armadio, quindi, si riduce a giacche autunnali ed estive. Per quanto riguarda gli abiti, non presto molta importanza al marchio, piuttosto alla vestibilità. Mi piace anche lo stile di Ralph Lauren e di Paul Taylor. I miei pantaloni sono spesso chino color nero, mentre le calzature sono tutte firmate e anche fatte rifare da Hermès. Alcune paia durano da vent'anni, sono quasi da collezione, le trovo bellissime.

Se non vivessi nei pressi di Grasse, vivrei a… Da nessun'altra parte. Spéracèdes, dove abito, è un bel paesino di 1.500 abitanti con vista sul Mediterraneo. Perché dovrei cambiare?

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