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Jeanne Poiret Boivin, storia e talento della pioniera della gioielleria al femminile

Sorella di Paul Poiret, il primo couturier moderno, prese le redini dell’atelier orafo di famiglia e lo fece diventare uno dei marchi più amati della prima metà del Novecento. Guidato per 60 anni solo da donne

di Chiara Beghelli

Una spilla a forma di leone di Boivin

4' di lettura

È stata un'accelerazione, non certo una novità: le collezioni di gioielli dei marchi della moda si sono moltiplicate negli ultimi anni e soprattutto nel segmento più alto, quello dell'alta gioielleria. Tuttavia, sono meno noti i casi in cui è stata la moda ad aiutare le maison di gioielli a diventare marchi globali. Prendiamo Louis Cartier: il suo nome divenne celebre quando nel 1898 sposò la nipote di Charles Frederick Worth, il primo couturier contemporaneo, che gli aprì le porte del mondo delle star dell'epoca (il banchiere J.P. Morgan, amico di Worth, comprò per l'occasione 50mila dollari dell’epoca in gioielli Cartier). Cinque anni prima, sempre a Parigi, un altro matrimonio suggellò il legame fra quei due mondi dedicati alla bellezza: le nozze fra Jeanne Poiret e René Boivin. Jeanne era la sorella di Paul Poiret, nome simbolo della moda d'inizio Novecento, e René era figlio di orafi, uno dei migliori talenti della Parigi della Belle Epoque,

René Boivin

Le innovazioni di René Boivin e Paul Poiret

Mentre il cognato studiava da stilista nell’atelier di Worth, pronto a spiccare il volo, nel suo laboratorio René sperimentava nuove tecniche, design, accostava in modo inedito gemme e pietre semipreziose, tutti aspetti che facevano spiccare l'originalità del suo marchio da quelli dell'epoca, legati strettamente alle regole dell'Art Decò e dello stile Edoardiano. Considerata d’avanguardia era per esempio la sua serie “Barbare”, creata nel 1905, ispirata a estetiche assire, celtiche, egizie ed etrusche, dove apparse anche l’inedita amazzonite, e non meno dirompente era il suo uso del legno.

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Jeanne e Paul Poiret nel 1885

Anno dopo anno, mentre Paul Poiret firmava abiti per la high society dell’epoca e la conduceva nell'atelier di Boivin, da Elsa Schiaparelli a Louis de Vilmorin all'imperatrice del Vietnam Nam Phuong, René disegnava per lui accessori per impreziosire i suoi abiti. Jeanne, intanto, si occupava della contabilità e accoglieva le celebrities nel loro atelier. Ma presto anche il suo grande talento, creativo e imprenditoriale, si sarebbe espresso.

La scelta dirompente di Jeanne Boivin

Purtroppo, non per felici motivi: al culmine della sua carriera, nel 1917 il marito René e il figlio Pierre morirono entrambi nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. Jeanne, invece di vendere l'attività, come si sarebbe atteso da una vedova dell’epoca, decise di assumerne la guida, amministrativa e creativa. Una decisione dirompente per l'epoca: Jeanne Poiret Boivin diventava così la prima donna a gestire e a guidare il design di una maison di gioielleria a Parigi, nell'epoca in cui tutte e su entrambi i fronti erano guidate da uomini.

Si aggiunge il talento di Suzanne Belperron

Decise di aprire un nuovo atelier in una zona ancora più centrale della capitale, su Avenue de l'Opera, e coinvolse anche la figlia Germaine nella creatività. Il talento di Jeanne divenne ancor più evidente e multiforme quando si dimostrò una sofisticata talent scout: nel 1918, infatti, decise di assumere come designer la 17enne Suzanne Belperron, appena uscita dall'École des Beaux-Arts, e che sarebbe diventata una delle più importanti designer di gioielli del Novecento. Un'altra donna arricchiva dunque Boivin, che diventò un'azienda interamente al femminile. Negli stessi anni Cartier, Dusausoy e Van Cleef & Arpels avevano donne nel loro atelier creativo, ma nessuna poteva dirsi al 100% guidata da donne. Insieme a Suzanne, Jeanne accrescerà il successo di Boivier, seguendo ma innovando ancora le idee di René, per esempio usando per la prima volta cristallo di rocca, tormaline e calcedonio.

Spilla ananas, 1945

Nel 1933 Suzanne lascerà Boivin, e in azienda entrerà Juliette Moutard, che regalerà a Boivin uno dei suoi gioielli più noti, la spilla a forma di stella marina del 1937, richiesta e amatissima da dive come Claudette Colbert e Millicent Rogers, disposte ad accettare l'incertezza dei tempi di consegna e del prezzo (Boivin non aveva un negozio e preferiva il passaparola alla pubblicità) pur di entrarne in possesso.

Lo stile di creazioni uniche

Nell'atelier accadeva anche che le signore entrassero con i loro gioielli per chiedere che fossero riassemblati secondo lo stile Boivin: sembra che un bracciale Tutti Frutti di Cartier, uno dei design più amati della maison, diventò una spilla surrealista a forma di elefante. In quegli stessi anni Germaine Boivin conquistò ancor più spazio nell'azienda di famiglia, anche grazie a uno stretto rapporto con lo zio Paul Poiret, che le insegnò l'arte della moda e delle relazioni: fu lei a realizzare per la mamma, nel 1938, una magnifica spilla a forma di albero con minuscole placchette dove eramo scritti i nomi dei collaboratori della loro maison.

Jeanne Boivin nel suo studio a Parigi

Un epilogo malinconico

Jeanne si ritirò nel 1954, e cinque anni dopo sarebbe scomparsa. L'azienda che con coraggio e talento aveva fatto crescere fino a diventare un marchio amatissimo rimase in famiglia fino al 1976, quando Germaine e sua sorella la vendettero a Jacques Bernard, manager di Boivin. Nel 1991 venne venduta ancora ad Asprey, il gruppo di Prince Jefry, fratello del sultano del Brunei Bolkiah, che però non riuscì a rilanciarlo, condannandolo a chiudere. Ma non a cancellare le sue conquiste e i suoi primati.

I gioielli di Jeanne Boivin, pioniera della gioielleria

I gioielli di Jeanne Boivin, pioniera della gioielleria

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Rarità e vera esclusività: non gioielli per tutti

Per oltre 60 anni la maison Boivin ha avuto una storia tutta di donne. E anche se la sua storia è finita, oggi chi possiede un gioiello Boivin raramente se ne separa, come dimostra la scarsità di lotti Boivin nelle aste di gioielli. Pezzi iconici come il braccialetto “Corde”, creato nel 1928, è stato un successo fino agli ani Settanta, così come la celebre spilla Chamelion, dove con un tocco della mano si cambiava il colore delle pietre.

La spilla a forma di pelle di tigre appartenuta a Helene Rochas

Uno dei pezzi battuti al prezzo più alto, trei volte la sua stima iniziale, è stata la spilla a forma di pelle di tigre posseduta da Hélène Rochas, moglie dello stilista Marcel Rochas: nel 2013 è stata vemduta da Christie's per circa 700mila euro. I pezzi più rari e ricercati sono comunque quelli unici, e non firmati, perché Jeanne Boivin credeva fosse poco elegante esprimere in modo così palese la provenienza di un gioiello. Oggi solo chi li sa riconoscere, dunque, può emozionarsi quando si imbatte in un certo brillare.

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