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Jeep Wrangler, il ritorno di un’icona: è nuova ma resta fedele al suo Dna

di Mario Cianflone


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3' di lettura

Reinventare un’icona. Un compito molto difficile perché il rischio di sbagliare è altissimo, soprattutto se il modello da rinnovare è una di quelli che hanno fatto la storia dell’automobile. Jeep con la nuova edizione della Wrangler ci è riuscita. La vettura, la madre di tutte le Jeep, a partire dalla Willys del 1941, il mitico fuoristrada dell’esercito americano della seconda guerra mondiale. La nuova e quarta edizione, battezzata JL, è stata interamente riprogettata: è meccanicamente un animale diverso dalla generazione precedente ma è inconfondibilmente lei, con il muso composto contraddistinto dai classici fari torni (ora a led) e dalla calandra con sette feritoie.

La vettura, battezzata JL, è stata svelata a fine anno a Los Angeles, per poi debuttare debutto in Europa al salone di Ginevra. Siamo andati nelle alpi austriache per provarla. Fin dal primo contatto non c’è dubbio che sia una Wrangler, poi a ben guardare si comprende il lavoro di ingegneri e designer. Il parabrezza è più inclinato, i fari, si integrano nelle feritoie del frontale, la linea di cintura è più bassa. E poi sono continui i richiami a stilemi poligonali che dominano tutta la madre di tutte le Jeep: dai fari posteriori agli interni. E poi le porte sono di alluminio, gli interni sono più curati. La vettura abbina ora un look da dura con elementi premium. Due le versioni: Rubicon e la Sahara.

La prima si nutre di fango e rocce, la seconda, con una plancia rivestita in ecopelle sta a suo agio anche in città, magari a fare il verso a leziosi suv tedeschi.

È disponibile a due o a quattro porte (la Sahara solo con quattro), e ci sono tre opzioni, per questa iconica fuoristrada “open air”: il classico soft top con capote in tela, l’hard top in tre parti, la novità del tetto in testo che battezzato Sky One-Touch si apre elettricamente fino a 88 km/h.

Dalla banca organi del gruppo Fca, arrivano i due i motori per l’Europa e l’Italia: il turbodiesel MultiJet II di 2,2 litri da 200 cv, che già spinge la Cherokee, e il turbo benzina 2.0 da 272 cavalli che arriverà in un secondo tempo. La commercializzazione in Italia inizierà, infatti, a settembre con un listino che parte da 48mila euro. Di serie il cambio automatico a otto rapporti, mentre sono offerte due opzioni per il sistema di trazione integrale: Command-Trac e Rock-Trac, quest’ultimo, per il fuoristrada più tosto, è montato sulla Rubicon che offre anche il sistema shift on the fly per passare da 2 a 4 ruote motrici in marcia fino a 72 km/h.

Fin dai primi metri, sia nella versione “civilizzata”, Sahara sia in quella dura e pura Rubicon, mostra un carattere da fuoristrada di razza, dove al posto di sistemi digitali c’è una leva per le ridotte e la gestione delle modalità di guida. Provata su un percorso off-road impegnativo, la JL, sembra inarrestabile. Rispetto alla vecchia il salto è enorme: più confort, più trazione. Su strada è comoda a sufficienza. Ovviamente non ci si deve aspettare una vellutata vita di bordo che non fa parte del Dna del modello e dei suoi clienti. Si apprezza invece il compromesso tra cura dei dettagli (come le superbe le viti torx della plancetta del clima) e la praticità.

Wrangler è una macchina che si sceglie anche per il suo essere camaleontica. Può trasformarsi, togliendo anche le porte e abbattendo il parabrezza sul cofano in meno di mezz’ora da chiunque e senza attrezzi da gran meccanico per passare da una protettiva off-road chiusa a un’auto per la vita all’aria aperta. E anche questo fa parte dell’iconicità di Wrangler. Non mancano ovviamente i sistemi di assistenza alla guida come per esempio Blind Spot Monitoring, Rear Cross Traffic Alert. E finalmente c’è anche un infotainment moderno e con schermi touch da 5, 7 o 8,4 pollici (questi ultimi con CarPlay e Android Auto).

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