A colloquio con l'artista

Jeppe Hein e l’opera interattiva sul clima che sbarca all’Onu

Prendere con gesti deliberati il pennello, intingerlo in un secchio di vernice blu, alzarlo sulla tela verticale inalando profondamente e quanto si esala tracciare dall'alto in basso una linea verticale. Poi un'altra e un'altra ancora. Sono le scarne istruzioni dell'artista Jeppe Hein per la sua opera Breathe With Me, respira con me

di Marco Valsania


Breathe With Me

5' di lettura

NEW YORK - Prendere con gesti deliberati il pennello, intingerlo in un secchio di vernice blu, alzarlo sulla tela verticale inalando profondamente e quanto si esala tracciare dall'alto in basso una linea verticale. Poi un'altra e un'altra ancora. Sono le scarne istruzioni dell'artista Jeppe Hein per la sua opera Breathe With Me, respira con me. Un'opera collettiva, partecipativa, interattiva: chiunque e' invitato a farlo. Forse tenuto a farlo, perche' ha un'ambizione non da poco: aiutare a diffondere il risveglio della coscienza sull'ambiente nel mondo.

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E' un'ambizione più realistica di quel che puo' apparire, L'opera e' stata inaugurata nel grande atrio del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Dove si sono cioe' dati appuntamento summit sul clima di giovani e meno giovani e l'Assemblea generale con la partecipazione di decine di capi di stato. Poi da mercoledi' e per altri tre giorni si spostera' nel cuore di Central Park, centinaia di metri di pannelli accuratamente eco-compatibili e a prova degli elementi. Che rappresentano la piu' rande installazione nel polmone verde di New York dai The Gates di Christo ormai nel 2005. In futuro vuole “contagiare” piu' luoghi possibili al mondo, replicata ovunque possibile come strumento di un risveglio di autorita', giovani e meno giovani.

Il messaggio di Hein e' un invito, esplicito a considerare quello che connette profondamente tutti, ogni essere vivente. Un appello a fare di piu' per ciò che ci accusa e lega inestricambilmente, per proteggere cio' che ci da' quel respiro, atmosfera, oceani, foreste. Un appello a prendere coscienza e da qui combattere l'effetto serra e l'inquinamento, rivolto sia a cittadini che a leader, al basso e all'alto. Tra i primi a meter man al pennello, il vice-segretario generale Amina J. Mohammed e in queste ore anche il Segretario Generale Antonio Guterres. L'invito vale anche per il Presidente statunitense Donald Trump, che pure ha strappato il trattato di Parigi sul clima: e' qui lunedi' 23 e martedi' 24 Settembre. E Hein, artista danese che lavora a Berlino e che incontriamo e intervistiamo all'inaugurazione del suo lavoro, lo invita: “Siamo aperti a tutti, tutti respiriamo”.

Breathe With Me

Jeppe Hein definisce senza esitazione Breathe With Me il “piu' grande progetto che ho mai fatto”. Ha gia' pubblicato sul sito un kit su come riprodurlo informalmente, autogestito, in ogni luogo e spazio, citta' e scuole - e alle scuole, con centinaia di studenti pronti a partecipare, verrano alla fine donati i pannelli a Central Park. Ne' mancano altri appuntamenti “ufficiali” in calendario per il prossimo futuro: fra due settimane l'installazaione sara' al C40 di Copenhagen dove sui rischi e soluzioni per il cambiamento climatico si incontreranno oltre 80 sindaci di grandi citta'. Li' verra' dipinto su enormi vetrate dell'edificio che ospita l'incontro. E l'anno prossimo tocchera' a una localita' della Groenlandia, urgente frontiera dello scioglimento dei ghiacciai.

Al 45 enne Hein chiediamo di spiegarci la genesi di questo lavoro che definisce “Public art action for the world”, arte pubica per il mondo. Un'opera commissionata con poi l'adesione delle Nazioni Unite dall'organizzazione ART 2030, impegnata negli obiettivo globali di sostenbilita' ecologica e sociale con numerosi artisti, da Ai Weiwei a Yoko Ono. Per lunedi' 23 ART 2030 ha anche raccolto l'adesione di numeri tra artisti, gallerie e musei al mondo per una diffusione contemporanea via social media di opere legate proprio alla sfida dell'ambiente.
Hein spiega cosi' la sua idea. “E' cominciato con un incidente personale, una crisi nella quale non riuscivo a respirare. Ho dovuto nei fatti imparare a respirare di nuovo. Cominciai a dipingere questi acquarelli, dove facevo linee inalando e esalando, all'inizio linee piccole poi sempre piu' grandi. E un giorno ho dato un pennello a qualcun altro perche' dipingesse per me simili linee sul muro di un museo, con il coinvolgimento del pubblico. Il riscontro che ho avuto e' stato interessante: le persone non sembrano piu' le stesse dopo due, tre o quattro linee, non ci guardano allo stesso modo. E io stesso non avevo mai percepito il mio respiro in questo modo”. E poi il concetto: “Cominciamo a vivere con un respiro e, alla fine, esaliamo l'ultimo. Nel mezzo conduciamo vite diverse, ma proprio l'aria che respiriamo e' qualcosa che ci lega assieme, perche' e' la stessa. Credo che questa constatazione sia essenziale per il clima, per la politica, per l'educazione. Con Art 2030 abbiamo ideato non a caso questo progetto nel polmone di New York, Central Park. E poi le Nazioni Unite ci hanno invitato e non potrebbe esserci luogo migliore: come artista fare qualcosa con l'Onu in un simile contesto e' diventato la piu' grande opera che ho mai fatto”. Poi scherza: “Ho tre figlie, e quello e' forse piu' ambizioso. Ma dopo di loro e' la cosa piu' grande”.

Breathe With Me

La serieta' e ampiezza dello sforzo sono sotto gli occhi di tutti. “Passeranno molti dignitari e leader che vorremmo coinvolgere. A Central Park abbiamo pero' anche molte scuole che verranno, oltre 20, con centinaia di studenti che dipingeranno. E abbiamo preparato un programma educativo sul sito del progetto, gratuito, per poter spegare come riprodurlo, come insegnare, ovunque. Anche in Italia, in scuole e non solo, tutti possono prendere parte al progetto. Gia' numerose realta' al mondo lo stesso facendo e lo diffondono via social media”. Con l'Italia di sicuro Hein ha gia' legami: una sua opera, Modified Social Benches for Venice, e' parte della Biennale di Venezia in corso.

Hein vede Breathe With Me come una cosa viva. “L'inizio di un'ondata. Lo faremo in Groenlandia l'anno prossimo. E abbiamo C40 in ottobre, con i sindaci delle 80 maggiori citta' al mondo a Copenhagen impegnati a discutere di clima. Mi auguro diventino parte di Breathe With Me e che portino il progetto nelle loro citta'”. E per chi sottovalutasse la lunga storia dell'impegno sociale o politico dell'arte, della sua efficacia, ha una semplice e diretta risposta. “L'arte puo' comunicare a molti livelli. Puo' spiegare quello che senti, senza bisogno di pensarci. Puo' spingere persone normali a immaginare che cosa possono fare ogni giorno. Io non voglio insegnare nulla, voglio ispirare, voglio che ci ispiriamo l'un l'altro, che ci apriamo. Non sono una persona politica, ma questa e' una presa di posizione politica di cui sono convinto. Non per dire che cosa sia buono o cattivo, ma appunto per ispirare a pensare e a sentire. Occorre guardare in se stessi per prendere coscienza, oggi dell'emergenza ambientale. Tutto comincia con la propria coscienza”.

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