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Jersey, i pescherecci francesi minacciano un blocco navale

No alle richieste di licenza per un terzo dei pescatori normanni e bretoni. Parigi studia ritorsioni su energia, commercio e trasporto ferroviario

di Riccardo Sorrentino

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3' di lettura

Un blocco navale. Al porto di St. Helier, il principale dell’isola di Jersey. Poi, se il governo francese lo riterrà opportuno, anche il taglio delle forniture elettriche. I pescatori normanni sono furiosi: l’isola britannica, che gode di una forte autonomia - non è parte del Regno Unito, ma una delle tre crown dependencies - e che è a soli 22 chilometri dalla costa francese, ha rinnovato le licenze di pesca solo per una parte delle navi francesi, creando una nuova occasione di tensione sul tema dello sfruttamento delle acque della Manica.

Licenze con il contagocce

Il ministro degli Affari esteri dell’isola, Ian Gorst, respinge le accuse: abbiamo emesso 64 licenze a tempo indeterminato e 31 temporanee, ha detto, che si aggiungono alle 47 già emesse in passato. Altri 75 pescherecci francesi, però, hanno visto respingere la loro domanda: «Non rispettano i requisiti - ha spiegato il governo -. Non hanno pescato nelle acque di Jersey nel periodo rilevante oppure non sono stati in grado di provare la loro attività».

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Secondo l’intesa tra la Ue e il Regno unito possono ottenere le licenze i pescherecci che hanno operato nelle acque di Jersey per almeno 11 giorni dei precedenti tre anni. A queste navi, ha aggiunto il governo dell’isola, «sono stati dati 30 giorni di preavviso per la fine degli accordi temporanei , dopo i quali non potranno più accedere alle acque di Jersey». Parallelamente, con una decisione del tutto indipendente, il governo di Londra ha concesso martedì 28 settembre solo 12 licenze per piccoli navigli, sulle 47 richieste, di pescare tra le sei e le dodici miglia dalle proprie coste. Secondo il Governo francese, però, le domande presentate sarebbero 87, e non 47.

Le tensioni sono elevate, al punto che Parigi avrebbe chiesto l’assistenza della Commissione europea perché usi gli istituti previsti dall’intesa con la Gran Bretagna in caso di inadempienza. «Rivoglio le licenze - ha detto la ministra francese del Mare Annick Girardin, a proposito in particolare della decisione di Londra -. I britannici vogliono dividerci con questa decisione che arriva dopo mesi di discussioni. Abbiamo dato tutte le informazioni necessarie, abbiamo trasmesso tutti i dati richiesti. Questo nuovo calcio dai britannici è la dimostrazione della loro mancanza di volontà di rispettare i loro impegni. Ora faccio appello alla solidarietà europea perché si muova a ristabilire l’equilibrio nelle nostre relazioni con i vicini britannici».

Parigi studia ritorsioni

Parigi starebbe pensando a misure di ritorsione sull’energia - il Regno Unito importa elettricità dalla Francia, in inverno; mentre Jersey, molto più vicina alle coste normanne che a quelle britanniche potrebbe persino restare al buio -, il commercio, i trasporti ferroviari e lo scambio di studenti. Le decisioni di Gran Bretagna e Jersey sono «totalmente inaccettabili e inammissibili», ha detto il portavoce del governo Gabriel Attal, il quale ha parlato apertamente di ritorsioni allo studio «se l’accordo non sarà rispettato».

Le autorità di Jersey sembrano consapevoli della necessità di avere un approccio meno rigido. «Penso che riconosciamo il fatto che i sentimenti si stanno infiammando nella comunità di pescatori del nord della Francia - ha detto Gorst - e spero che non ci siano blocchi navali; ma non siamo così ingenui da non riconoscere che dobbiamo davvero lavorare insieme per ridimensionare le preoccupazioni e fare progressi, perché resta una possibilità».

I timori del governo di Jersey sono fondati. Il presidente del comitato pescatori della Normandia, Dimitri Rogoff, ha detto che i pescherecci sono pronti a bloccare il porto della capitale, St. Helier. «C’è tensione, c’è molta tensione», ha detto.

Stretta per ragioni politiche

L’Unione europea, attraverso un portavoce, ha spiegato che Bruxelles chiederà trasparenza alle autorità britanniche e che insisterà fino a quando non saranno accolte tutte le richieste di licenze. Una fonte europea sentita dal quotidiano The Guardian ha però ricondotto la rigidità del governo di Londra al congresso del partito conservatore, previsto dal domenica 3 a mercoledì 6 ottobre a Manchester, dove il premier Boris Johnson vorrà mostrare i muscoli.

Per la Francia, già segnata dal “tradimento” dell’Aukus, l’intesa tra Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti che ha portato alla cancellazione di una commessa miliardaria per 12 sottomarini, e dopo le parole derisorie di Johnson («donne-moi a break», «dateci un taglio», metà in francese, metà in inglese), l’incidente è una nuova opportunità per far valere il proprio potere verso un alleato importante ma più capriccioso rispetto al passato.

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