analisi di uno stile

Jil Sander, la sottrazione come potere

La semplicità come risoluzione delle complessità, la purezza come lusso estremo: una formula che convince e che ha sempre attratto designer e investimenti

di Angelo Flaccavento

2' di lettura

C'è un ritratto di Jil Sander, coriacea fondatrice del marchio omonimo oggi acquisito da Otb e madrina di un lussuoso vestire in purezza universalmente noto come minimalismo, che sintetizza la sua visione di stile, insieme reticente e loquace. Risale agli anni Novanta, quando la triade composta da Miuccia Prada, Helmut Lang e Jil stessa impose una lingua asciutta che soppiantò la loquela sbrodolata fino ad allora imperante, definendo lo spirito riduzionista della decade.

Nella foto in questione, Jil Sander è ritratta di grigio vestita, pensosamente assisa all'interno di un aereo privato, di certo il suo. Rappresenta il potere massimo espresso dal lusso estremo, ma, a parte il jet, ne schiva i significanti plateali: gioielli, lustrini, colori. La rinuncia la rende forte: c'è un calvinismo nordico pieno di rigore nella scelta di lasciar parlare solo la materia, attraverso il taglio, nella decisione di tenere le linee pulite e staccate dal corpo.

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La cover del magazine Envy con un ritratto di Jil Sander

La semplicità come complessità risolta: ecco la formula di Sander, non diversa dal mobilio dell'artista minimalista Donald Judd, dal segno scarno ma potente. Il minimalismo di Sander vibra, anche al picco della severità: nasce dall'amore per il lusso, non da una tendenza al monachesimo. E mette al centro la persona. Dopo alterne vicende e vari ritorni, oggi la signora Sander offre la stessa idea di purezza, in chiave metropolitana, al pubblico più ampio, attraverso J+, la collezione creata con Uniqlo, il cui successo è continuo.

Nel mentre, il marchio che porta il suo nome ha subito vari cambi di identità, sempre in chiave purista. Raf Simons ne ha segnato una fase felice e cervellotica, percorsa da una vena insolitamente femminile - che lo ha infatti portato da Dior. È poi stata la volta del sofisticato Rodolfo Paglialunga, il cui contributo è stato di colorista. Oggi i coniugi Lucie e Luke Meier lavorano su una idea di semplicità che è insieme spirituale e terragna, legata alla città e alla natura, al craft e all'industria, e per questo profondamente contemporanea.

Moda, Renzo Rosso acquisisce il marchio iconico Jil Sander

Concepiscono il brand come una operazione a tutto tondo, nella quale il mondo vegetale - memorabile l'installazione per il Salone del Mobile 2019 - è centrale. Il loro modo avvolgente e sereno di intendere la moda ha riportato Jil Sander in alto dopo una serie di flessioni. Di certo è stato questo lavoro ad attrarre Otb. Le sorti del minimalismo sono in buone mani, senza rigide ortodossie.

Leggi anche: Jil Sander, l’arte di uscire di scena al momento giusto (di Giulia Crivelli)

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