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Jimi Hendrix, 50 anni fa la morte: incidente coi farmaci o «rituale» religioso?

È per eccellenza la figura «cristologica» del rock. Un libro di Gentile e Crema riporta in luce il mistero dei suoi ultimi giorni: potrebbe aver messo alla prova la sorte

di Francesco Prisco

Londra, la casa di Jimi Hendrix diventa museo

È per eccellenza la figura «cristologica» del rock. Un libro di Gentile e Crema riporta in luce il mistero dei suoi ultimi giorni: potrebbe aver messo alla prova la sorte


3' di lettura

Se l’epopea del rock ha avuto una figura cristologica, questa è senza dubbio Jimi Hendrix. Per questioni di vita, morte e miracoli: sangue afroamericano e cherokee nelle vene, il Mancino di Seattle fu paracadutista a Nashville, patria del country, turnista rock and roll in giro per gli States con Little Richard, Ike e Tina Turner, bluesman incompreso a New York, fino ad arrivare nella Swinging London agli albori della psichedelia e, in quattro anni e quattro dischi, cambiare per sempre storia della musica e del costume. Con la chitarra in mano.

L’alieno con la chitarra elettrica

Un alieno piovuto sul pianeta da chissà dove che porta con sé un universo di suoni sconosciuti per poi togliere il disturbo, altrettanto improvvisamente, nella stanza di un residence londinese, intestata alla compagna Monika Dannemann. Più di Jim Morrison, membro come lui del J27, il club delle rockstar maledette scomparse a 27 anni, Hendrix si è imposto nell’immaginario collettivo come il fondatore di una vera e proprio religione, una Electric Church, avrebbe detto lui. Se ne andò il 18 settembre 1970, esattamente 50 anni fa, in circostanze non troppo chiare che hanno dato lavoro a biografi come Harry Shapiro e registi-fan come Carlo Verdone che, proprio alla fine di Jimi, dedicherà il film Maledetto il giorno che t’ho incontrato (1992).

The Story of Life: tra dischi volanti e angeli del cielo

Stesso tema al centro di The Story of Life – Gli ultimi giorni di Jimi Hendrix, saggio scritto a quattro mani da Enzo Gentile e Roberto Crema (Baldini & Castoldi, euro 20, pp. 336) che ricostruisce l’ultimo mese e mezzo di vita del fondatore degli Experience, trattandolo a tutti gli effetti come il fondatore di una nuova religione. A cominciare dal titolo: The story of life era l’ultimo testo scritto da Jimi, nel quale favoleggiava di angeli del cielo e dischi volanti, ma era anche il concept di un progetto musicale per la cui copertina immaginava una croce composta da volti di ogni razza e religione: Jfk e Martin Luther King, Buddha e Geronimo, Hitler e, al centro, lo stesso Hendrix.

Esce il «Live in Maui»

Intanto arrivano novità anche sul versante delle uscite discografiche. Dal 20 novembre esce il film Music, Money, Madness... Jimi Hendrix in Maui, accompagnato dall’album Live in Maui. Il film racconta la storica visita della band Jimi Hendrix Experience a Maui nel 1970 e di come rimasero intrappolati nelle registrazioni dello sfortunato progetto Rainbow Bridge. Il Blu-ray include il documentario completo e i bonus con tutte le riprese cinematografiche a colori 16 millimetri delle due esibizioni di quel pomeriggio, mixate sia in stereo che in surround 5.1. Inclusa nel box anche la versione audio Live In Maui, entrambi i set distribuiti in 2 cd o 3 lp, recentemente restaurati e mixati dall’ingegnere storico di Jimi Hendrix Eddie Kramer e masterizzati da Bernie Grundman.

L’Isola di Wight e il (brutto) tour in Europa

Sono giorni difficili, gli ultimi di Hendrix: è indebitato fino al collo per la costruzione degli Electric Lady Studios, non sopporta più il giogo del manager Mike Jeffery, ex agente segreto del MI5 agganciato con la mafia, parte per un tour europeo che lo porta all’Isola di Wight, poi in Scandinavia e Germania. Conteso dalle groupie, assediato da giornalisti e cause di paternità, consumato dalle droghe. Sul palco sono più le serate no: il bassista Billy Cox dà forfait dopo un brutto trip, lui non ne può più e sogna un futuro di massimo quattro concerti l’anno, ripresi dalle telecamere e proiettati in tutto il mondo.

Quella tragica «prova del nove»

Ha una vita eccezionale ma la baratterebbe per un po’ di normalità: chiede a entrambe le ultime sue compagne di sposarlo, sogna di fondere il rock con Wagner e Strauss, progetta un disco orchestrale con Gil Evans e Miles Davis. Poi esagera con i sonniferi per riuscire a prendere sonno dopo qualche anfetamina di troppo. Si addormenta accanto alla sua donna, nudo con un crocifisso al collo, dopo aver discusso di reincarnazione. Forse è stato un incidente o forse l’autore di If six was nine ha deciso di sfidare la sorte con nove compresse di Vesparax, il giorno 18 (9+9) del nono mese dell’anno. I simboli e una prova di passaggio da superare: le religioni si fondano così.

Riproduzione riservata ©
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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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