SIDERURGIA

Jindal: entro tre anni Ilva tornerà al break-even

di Matteo Meneghello

4' di lettura

Pronti a investire sull’afo 5 come perno di un piano da 10 milioni di tonnellate che contempli flessibilità e attenzione all’ambiente.

Jindal south west, il gruppo indiano leader di AcciaItalia (in cordata anche Cdp, Delfin e Arvedi) in gara per Ilva, marca le distanze da ArcelorMittal, pronta a sua volta, in jv con Marcegaglia, a depositare lunedì (la scadenza è stata posposta di tre giorni) un’offerta vincolante, intenzionata a non superare un output di 6 milioni (ai quali aggiungere 2 milioni di bramme da laminare) e senza l’apporto dell’Afo5, a oggi fermo.

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Jsw punta su 6 milioni da ciclo integrale (riducendo del 20% nel tempo l’utilizzo di carbone, iniettando gas nell’altoforno) e su 4 da forno elettrico con carica di preridotto: i nuovi forni saranno pronti in tre anni e per questo il chairman Sajjan Jindal riconosce che nell’immediato «ci sarà una riduzione» dei livelli occupazionali. In questo arco di tempo Ilva raggiungerà il breakeven, mentre AcciaItalia, nel frattempo, sarà destinata alla quotazione in Borsa, aprendosi a nuovi investitori.

Jindal intende sfruttare le tecnologie innovative sviluppate e applicate a Bellary, un sito per dimensioni non troppo diverso da Ilva, a un migliaio di chilometri da Mumbai, con una capacità produttiva da 12 milioni di tonnellate alimentata da 4 altoforni, 2 forni elettrici e 2 corex. Potrebbero essere replicati a Taranto, in particolare, l’utilizzo di preridotto (Bellary ne impiega 1,5 milioni di tonnellate) oltre a una particolare tecnica di pellettizzazione delle polveri di minerale emesse dagli altoforni, sviluppata in questi anni dai tecnici indiani.

«Oggi sono disponibili tecnologie – spiega Sajjan Jindal –, che possono mitigare gran parte dell’impatto ambientale di un’acciaieria. AcciaItalia può raggiungere i primi risultati già nell’arco di un biennio, con un approccio molto simile a quello con cui Jindal sta gestendo il ciclo integrale di Bellary», anche se «il primo progetto resta coprire i parchi minerari», ribadisce l’imprenditore, che non sembra impressionato dalle criticità legate al rientro dalla Svizzera dei fondi sequestrati alla famiglia Riva, giudicati cruciali per condurre in porto il percorso di ambientalizzazione («non avrà impatto sul progresso di Ilva»).

A Bellary, in 20 anni, Jindal ha trasformato un’area deserta, refrattaria a ogni tentativo di insediamento industriale, in una fabbrica integrata, moderna e verde, che ha saputo trasformare alcuni limiti iniziali, legati alla disponibilità di materie prime, in virtù . «Niente va buttato – spiegano i tecnici del sito –, tutto può essere sfruttato per migliorare l’efficienza. Ilva ha sue esigenze specifiche, diverse da quelle di Bellary, ma siamo pronti a replicare il nostro modello in Puglia».

L’area ospita interi villaggi (11mila le famiglie che vivono qui), scuole, campi sportivi, un ospedale. Nel quartier generale, ribattezzato glass house, il management mostra di avere le idee chiare sulle scelte da fare a Taranto. «Abbiamo una storia di turnaround di successo ben definita – spiegano –. Da Siscol a Ispat, fino a Wespun Maxsteel, le nostre acquisizioni hanno sempre seguito lo stesso schema, con un mix di strategie di ristrutturazioni di breve, medio e lungo periodo. Anche per Ilva si tratterà di fare lo stesso».

Il gruppo indiano intende scommettere sulle potenzialità offerte dal porto sul Mediterraneo e sugli spazi che si possono aprire nel mercato europeo, che rappresenta per Jsw un terreno non nuovo ma largamente inesplorato (a oggi l’88% della produzione, attesa a 15,7 milioni di tonnellate, è destinata al mercato indiano).

Jsw intende produrre nell’immediato 6 milioni rispettando le attuali soglie Aia, revampando Afo5, considerato strategico per la sua efficienza, che sarà mantenuto in marcia insieme all’afo4, ed eliminando gradualmente gli altri due forni. L’output aggiuntivo, che dovrebbe garantire in futuro piena occupazione, sarà prodotto da forni elettrici, caricati “a caldo” con il preridotto: la scommessa di Jsw è produrre il Dri in loco. La flessibilità del mix impiantistico, nella strategia di rilancio a breve-medio-lungo periodo, sarà fondamentale.

I programmi di sviluppo del gruppo indiano (partecipato al 15% dalla giapponese Jfe) prevedono al momento di raggiungere i 40 milioni di tonnellate di capacità produttiva solo da crescita interna, grazie ai tre impianti indiani (tre, compreso quello di Bellary) ai quali presto si aggiungerà un nuovo ciclo integrale. L’anno scorso i ricavi sono stati pari a 8,6 miliardi (6,8 dall’acciaio) per un ebitda di 1,7 miliardi («sostenibile rispetto al debito» dichiara il management), nonostante le pressioni della sovracapacità cinese nell’ultimo anno abbiano creato qualche difficoltà.

«Ribadiamo la nostra strategia di localizzazione sul mercato indiano, che al momento dà le migliori opportunità per la crescita nel settore siderurgico – spiegano i manager della società, che si occupa anche di cemento, energia e infrastrutture –. L’obiettivo è crescere dimensionalmente, ma soprattutto garantire qualità. A livello globale, d’altra parte, non ci sono molte opportunità come quella di Ilva».

A Taranto Jsw potrà contare anche sul know how di Arvedi, partner industriale in AcciaItalia. «È tecnologicamente avanzato e conosce il contesto italiano – spiega Jindal –, ci aspettiamo un supporto tecnico soprattutto sulla parte relativa all’acciaieria elettrica. Insieme siamo un ottimo team». In Puglia gli indiani intendono mantenere in toto il management italiano e hanno fiducia nella competenza della forza lavoro. L’interesse di Jsw (attiva anche con diversi progetti sociali gestiti dalla Fondazione, con l’intento di replicare anche in questo ambito il modello a Taranto) è fare marciare Ilva «a piena capacità».

Solo ArcelorMittal – afferma Parth Jindal, figlio del chairman Sajjan e consigliere di amministrazione –, non vuole questa prospettive e fa di tutto per impedire che anche gli altri abbiano l’opportunità di rilanciarla. Ci vogliono dipingere come piccoli e marginali: dimostreremo cosa saremo in grado di fare».

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