il verdetto della consulta

Jobs act, nuova bocciatura sugli indennizzi

La corte costituzionale torna sulla riforma del 2015 anche nei casi di licenziamenti per vizi formali: l’indennità non può essere ancorata solo all’anzianità di servizio

di Claudio Tucci

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(Mimmo Frassineti / AGF)

La corte costituzionale torna sulla riforma del 2015 anche nei casi di licenziamenti per vizi formali: l’indennità non può essere ancorata solo all’anzianità di servizio


2' di lettura

La corte costituzionale torna a bocciare il Jobs act, confermando il principio generale, già affermato nel 2018, che il solo criterio dell'anzianità di servizio per determinare l'indennità risarcitoria nei licenziamenti illegittimi è incostituzionale. Per tale motivo, annuncia un comunicato stampa appena diffuso dalla Consulta, esaminando le questioni di costituzionalità sollevate dai tribunali di Bari e Roma, i giudici costituzionali hanno dichiarato incostituzionale anche il criterio, egualmente ancorato alla sola anzianità di servizio, di determinazione dell'indennità da corrispondere nel caso di licenziamento viziato solo dal punto di vista formale e procedurale, perché, è scritto nella nota, “rigido e automatico”.

Il tema è delicato, ed estremamente tecnico
Nel 2018 la corte costituzionale aveva bocciato nei licenziamenti ingiustificati il criterio della sola anzianità di servizio nel determinare gli indennizzi (oggi, dopo il decreto dignità, 6-36 mensilità) facendo rivivere la discrezionalità dei giudici chiamati cioè a decidere il ristoro più opportuno da riconoscere al dipendente licenziato illegittimamente. Nello stabilire questo ristoro l'allora sentenza del 2018 indicava altri criteri, oltre all'anzianità di servizio, a titolo esemplificativo, vale a dire numero di dipendenti occupati, dimensioni dell'attività economica comportamento e condizioni delle parti.
Ebbene il legislatore non è mai intervenuto per disciplinare per legge i criteri per determinare il ristoro monetario, lasciando finora il compito ai singoli giudici di merito.
Oggi la Consulta torna su una fattispecie minore di licenziamento illegittimo, quello determinato per vizi solamente formali e procedurali, ad esempio il mancato rispetto dei termini. Il Jobs act anche in questi casi, appunto minoritari, prevedeva in caso di illegittimità una sanzione economica fino a un massimo di 12 mensilità, ancorata anche qui al criterio dell'anzianità di servizio. Ecco allora che la corte costituzionale, in linea con la precedente pronuncia del 2018, conferma anche qui l'incostituzionalità dell'inciso “di importo pari a una mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento ... per ogni anno di servizio” in quanto, ripetono i giudici, “fissa un criterio rigido e automatico, legato al solo elemento dell'anzianità di servizio”. Le motivazioni della sentenza arriveranno nelle prossime settimane.

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