musica dal vivo

John Mayall e Jethro Tull, grandi vecchi Made in Britain

di Francesco Prisco


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John Mayall, padre del blues revival inglese degli anni Sessanta, torna in Italia (Agf)

3' di lettura

Che il cielo ci preservi i grandi vecchi, precursori, padri e padrini di tutto ciò che ascoltiamo oggi. La settimana della musica dal vivo, in un certo senso, è come se fosse dedicata a loro. Giudicate voi: da un lato abbiamo John Mayall, l’ideologo di quell’ampio movimento che fu il blues revival inglese degli anni Sessanta, dall’altro abbiamo i Jethro Tull che, nati proprio in seno al blues revival, contribuirono a spingere un po’ più in là gli orizzonti del rock. Partiamo dal primo, un signore di 85 anni che nella memorabile formazione dei Bluesbreakers ha fatto collezione di mostri sacri della chitarra.

John Mayall, grande vecchio del blues inglese
Da Eric Clapton a Peter Green, passando per Mick Taylor: tutti con zio John si sono fatti le ossa. Nel 2013 Mayall ha firmato con l’etichetta del produttore discografico Eric Corne, la Forty Below Records, e da allora ha vissuto una specie di rinascita artistica, con tanto di introduzione nella Blues Hall of Fame nel 2015. Lo scorso 22 febbraio l’artista ha pubblicato Nobody Told Me, un nuovo album in studio con una lista molto variegata di collaborazioni: da Joe Bonamassa a Carolyn Wonderland, da Todd Rundgren e Larry McCray a Alex Lifeson e Stevie Van Zandt. Alcuni di loro lo accompagnano nel suo tour europeo e dunque anche nel nostro Paese avremo occasione di ascoltare Carolyn Wonderland, prima chitarrista donna ad accompagnare Mayall, vincitrice di numerosi riconoscimenti. La formazione si completa con Greg Rzab al basso e Jay Davenport alla batteria, rinomati musicisti blues al fianco di Mayall da diversi anni. Il 22 marzo saranno al Teatro Giovanni da Udine di Udine, il 24 al Teatro delle Muse di Ancona, il 25 al Tuscany Hall di Firenze, il 26 all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il 27 al Politeama di Genova, il 28 al Santa Chiara di Trento, il 29 al Campus Industry Music di Parma e il 30 al Phenomenon di Fontaneto d’Agogna (Novara).

Jethro Tull, mezzo secolo di «This Was»
Se amate il progressive, l’appuntamento è con il flauto di Ian Anderson, The Minstrel in the Gallery dei Jethro Tull, tra le band più importanti e influenti di tutti i tempi, un ensemble da 60 milioni di dischi venduti che spesso ha cambiato «attori» ma ha sempre saputo spaziare con sapienza tra folk, blues, classica e hard & heavy. Ogni concerto del tour del cinquantennale sarà un’ampia selezione degli album storici della band, dall’esordio bluesy di This Was (1968) fino ai giorni nostri. Passando ovviamente per pietre miliari come Aqualung (1971) e Thick as a brick (1972). Si esibiranno al Teatro Colosseo di Torino (28 marzo), al Brixia Forum di Brescia (29 marzo), all’Europauditorium di Bologna (30 marzo) e al Politeama Rossetti di Trieste (1 aprile).

Shawn Mendes, tra pop e r’n’n
Chi si appassiona al pop, meglio se con qualche ascendenza r’n’b, troverà pane per i propri denti con Shawn Mendes, cantante e autore multiplatino nuovamente inserito tra i 100 personaggi più influenti da «Time». Meno di un anno fa, ha pubblicato un album omonimo immediatamente asceso in vetta alla classifica iTunes in 66 paesi, Italia compresa. L’album è il terzo della sua carriera e segue i fortunati Illuminate del 2016 (doppio platino in Usa e platino in Italia, tre brani nella Top 10 singoli americana tra cui la hit 1 hit There’s Nothing Holdin’ Me Back e Mercy) e Handwritten del 2014 che contiene il brano sette volte platino in Usa e cinque in Italia Stitches. Entrambi i dischi hanno debuttato in vetta alla Billboard Top 200 Chart. Mendes suonerà dal vivo il 23 marzo all’Unipol Arena di Bologna e il 24 marzo al Pala Alpitour di Torino.

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