NEL REGNO UNITO

Johnson e Brexit, cosa succede dopo la sentenza-bomba della Corte Suprema

I giudici hanno ritenuto «illegale» la sospensione del Parlamento britannico voluta dal premier conservatore. Il verdetto farà storia, ma quali sono le sue conseguenze nell’immediato? 

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

La sentenza-bomba della Corte Suprema entrerà nei libri di storia e sarà dibattuta da esperti legali e costituzionalisti per decenni. Non era mai successo che i giudici si pronunciassero all'unanimità contro il Governo, dichiarando «illegale» e illegittima una sua decisione. Nell'immediato, però, quali effetti avrà sulla politica britannica in questa fase così delicata a poche settimane dalla data prevista di Brexit? Vediamo quali sono gli scenari possibili.

Il Parlamento riapre mercoledì
Questa è una certezza. Lady Hale, presidente della Corte Suprema, ha dichiarato che la decisione del Governo era «nulla e invalida» e che quindi agli occhi della legge era come se il Parlamento non fosse mai stato sospeso. Pochi minuti dopo è arrivato l'annuncio trionfale di John Bercow, Speaker della House of Commons, che il Parlamento deve riaprire i battenti “senza indugi”.

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Senza impedimenti legali e spinti dal senso di rivincita, i deputati torneranno a Westminster già mercoledì mattina alle 11:30 ora locale con l'obiettivo di impedire a Johnson di portare la Gran Bretagna verso un'uscita dall'Unione Europea senza un accordo. Se non ci sarà un nuovo accordo con la Ue al summit europeo di ottobre, Johnson – obtorto collo - dovrà chiedere alla Ue un ulteriore rinvio.

Dimissioni di Johnson?

La posizione di Johnson come premier è diventata «insostenibile», hanno dichiarato numerosi esponenti dell'opposizione chiedendo le sue dimissioni. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha detto che la sentenza della Corte conferma «l'abuso di potere» da parte di Johnson, che ha «mostrato disprezzo per la democrazia». La leader liberaldemocratica Jo Swinson ha detto che Johnson “non è in grado” di essere primo ministro.

La tradizione britannica di «cadere sulla spada» punterebbe appunto a un'uscita di scena volontaria, come quella di David Cameron dopo la sconfitta nel referendum sulla Ue del 2016. Johnson però non sembra avere alcuna intenzione di dimettersi. Il premier è a New York per il summit Onu e non ha fatto per ore commenti sulla sentenza, ma lunedì 23 aveva dichiarato che sarebbe rimasto in sella anche in caso di verdetto negativo.

Voto di fiducia?
La posizione unanime di tutti i partiti di opposizione – non solo i laburisti e liberaldemocratici ma anche gli indipendentisti scozzesi e gallesi dell'Snp e di Plaid Cymru – è che dopo un'umiliazione simile Johnson deve dare le dimissioni. Se il premier si rifiuta di farlo, quindi, tutto sembra puntare a un voto di sfiducia. Spetta a Corbyn in quanto leader dell'opposizione presentare una mozione in Parlamento. Brexit però resta la priorità e nessuno, tranne il Governo, vuole elezioni prima del 31 ottobre.

Governo di transizione?
Data la gravità della situazione e l'approssimarsi di Brexit, i deputati potrebbero optare per votare la sfiducia a Johnson e poi formare un Governo di unità nazionale con rappresentanti di tutti i partiti principali. Di norma dovrebbe essere guidato dal leader dell'opposizione, ma Corbyn si è già detto disposto a fare un passo indietro per ottenere il consenso dei deputati conservatori moderati che lo considerano un radicale.

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Potrebbe quindi essere scelta una persona di peso e di prestigio accettabile a tutti i partiti. Sono stati fatti due nomi. Ken Clarke, ex cancelliere e ministro della Giustizia conservatore, “padre” della House of Commons in quanto deputato di maggiore anzianità, da sempre filo-europeista e da poco cacciato dal partito da Johnson per essersi ribellato contro il Governo sulla legge anti-no deal. L'altro nome è Harriet Harman, ex ministro laburista e “madre” del Parlamento.

Incriminazione di Johnson?
La Gran Bretagna viaggia in acque inesplorate. Non si è mai verificata una situazione come quella attuale e c'e la possibilità, per quanto molto remota, che Johnson possa essere incriminato per avere volontariamente ingannato la Regina chiedendole di sospendere il Parlamento con motivazioni pretestuose che sapeva essere false. Lady Hale ha usato parole pacate e calibrate ma molto taglienti nel descrivere il comportamento del premier nel coinvolgere la Sovrana in macchinazioni politiche illecite e tese a minare la sovranità del Parlamento che è la base della democrazia. Buckingham Palace non farà alcun commento seguendo la prassi del riserbo, ma una cosa è certa: per usare una frase inglese, “The Queen is not amused”. La Regina certamente non apprezza.

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