Il discorso

Johnson: il Regno Unito sarà un’economia ad alti stipendi e basse tasse

Il discorso programmatico del premier britannico chiude la Conferenza annuale del Partito conservatore

di Nicol Degli Innocenti

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2' di lettura

Sotto la guida di Boris Johnson il partito conservatore prende una svolta radicale se non rivoluzionaria. Nel suo discorso di chiusura del congresso del partito oggi il premier britannico ha promesso un nuovo sistema economico drasticamente diverso dal passato.

La Gran Bretagna deve mettere fine a “decenni di esitazione”, ha detto Johnson, prendendo le distanze dai leader del passato sia laburisti che conservatori. Il suo Governo avrà “il coraggio di cambiare le cose” e prendere una direzione diversa.

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Il sistema economico “basato su stipendi bassi, crescita bassa e produttività bassa e assistito da un'immigrazione incontrollata deve finire”, ha dichiarato il premier. L'immigrazione va invece controllata e l'economia deve essere basata su un alto livello di salari e lavoro altamente qualificato: questa è la direzione verso la quale deve viaggiare la nuova Gran Bretagna post-Brexit.

Johnson ha lanciato la sfida alle imprese, criticando la loro “assuefazione a una manodopera a basso costo importata”. Il business troppo spesso ha preso questa scorciatoia invece di attivarsi per aumentare gli stipendi, migliorare le condizioni di lavoro, utilizzare nuove tecnologie e investire nella formazione dei dipendenti, secondo Johnson. Questa la sua risposta alle richieste delle imprese di migliaia di permessi di lavoro temporanei per poter impiegare personale dell'Unione europea e superare l'impasse attuale.

Il premier ha minimizzato i problemi delle ultime settimane come le crisi delle catene di approvvigionamento che hanno portato a scaffali vuoti nei supermercati e lunghe code alle stazioni di servizio. Il suo messaggio è stato che “ci saranno momenti difficili, ma ne verrà la pena”. L'importante è proseguire sulla strada indicata e non ricadere nei vecchi errori, primo tra tutti il ricorso all'immigrazione “l'assuefazione a una manodopera a basso costo”.

In un discorso punteggiato dalle consuete battute, Johnson non ha fatto proposte concrete o annunci di nuove politiche, ma ha puntato tutto sulla fiducia nel futuro. Il distacco dall'Unione europea ha reso libera la Gran Bretagna, secondo il premier, permettendo di fare le scelte giuste in autonomia.

Sul fronte internazionale Brexit rappresenta la libertà di stringere accordi commerciali con altri Paesi e seguire l'esortazione di Winston Churchill di “non separarsi mai dagli americani”, ha detto il premier citando il suo grande eroe.

Sul fronte interno Brexit significa poter controllare l'immigrazione, mettendo fine ai “privilegi” dei cittadini Ue ma aprendo la porta a ventimila rifugiati afgani e decine di migliaia di cinesi di Hong Kong che potranno prendere la residenza in Gran Bretagna.

Significa anche avere la flessibilità di “promuovere le opportunità con ogni mezzo a nostra disposizione”, utilizzando il grande motore che è il capitalismo per ridurre le ineguaglianze tra regioni e migliorare le condizioni di vita di tutti. “Levelling up” è lo slogan del partito, assieme a “build back better”, ricostruire in meglio l'economia post-Covid.

“Scienza, innovazione e capitalismo” sono i tre pilastri sui quali si fonda il successo della Gran Bretagna, ha detto Johnson, ricordando che “il capitalismo ci ha dato il vaccino, creato dal settore privato, e il vaccino ha salvato la nostra società aperta e la nostra libera economia di mercato”.

Scontata l'ovazione in piedi finale dei fedelissimi del premier dopo 45 minuti di un discorso povero di sostanza ma ricchissimo di ottimismo e speranza.

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