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Johnson & Johnson da oggi alla sbarra per l’epidemia di oppiacei

di Marco Valsania

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3' di lettura

New York - Il processo comincia oggi in Oklahoma: il primo di quasi duemila casi portati da autorità locali e federali - comprese tribù di indiani d’America - contro grandi case farmaceutiche, distributori e rivenditori di medicinali. L’accusa? Sarebbero responsabili, con le loro “facili” politiche di marketing, dell’epidemia di farmaci oppiacei che devasta gli Stati Uniti.

Un processo-test, che richiama alla mente quelli intentati di recente contro i produttori di armi. Alla sbarra nella piccola cittadina universitaria di Norman salirà, sotto i riflettori televisivi nazionali, nientemeno che il colosso Johnson & Johnson, più noto come marchio di talco e sciampi e qui invece nel mirino del procuratore generale dello stato, Mike Hunter, per le vittime che mieterebbe.

Che la posta in gioco sia alta per l’intero settore, che guarderà all'esito processo come ad un significativo precedente, è stato reso chiaro dall'atteggiamento adottato da altre due società che erano finite nel mirino in Oklahoma. Avrebbero dovuto essere processate assieme a J&J e invece hanno preferito raggiungere accordi extragiudiziali. La Purdue Pharma, produttore del farmaco analgesico simbolo dello scandalo, OxyContin, d'accordo con la famiglia fondatrice dei Sacklers ha scelto di pagare 270 milioni di dollari in marzo. L'israeliana Teva Pharmaceutical Industries ha seguito l'esempio in extremis, raggiungendo domenica a sua volta un'intesa da 85 milioni. Il primo ricorso federale contro aziende del settore ad andare a processo è inoltre già previsto per il 21 ottobre a Cleveland, in Ohio.
Il caso ora agli inizi - per il quale il giudice statale Thad Balkman ha previsto una durata di due mesi, con 200 testimoniane e l'esame di milioni di documenti presi - è stato preparato dalla squadra della procura dell'Oklahoma e presentato nel 2017. Fa leva anzitutto su quello che definisce un danno pubblico - una cosiddetta “public nuisance” - da 17,5 miliardi, il costo stimato per combattere con efficacia assuefazione e abusi. Un danno causato dalle case farmaceutiche, è il leit motive di tutte le denunce depositate, che avrebbero facilitato enormemente abusi dei farmaci promuovendoli per usi non necessari e minimizzando i rischi di assuefazione. Questi abusi avrebbero portato con sè il moltiplicarsi di vittime, anche da eroina e da versioni illegali del potente anti-dolorifico fantanyl.

Johnson & Johnson intende difendersi sostenendo prima di tutto che la legislazione in questione sulla “public nuisance” - tradizionalmente riservata a dispute legate a proprietà, quali discariche illegali e inquinamento acustico - sarebbe qui inapplicabile. Diverse procure locali hanno tuttavia ripetutamente sfoderato la legislazione per attaccare prodotti considerati dannosi, seppure non sempre con successo. Di recente in North Dakota un simile caso - contro Purdue - è stato bocciato da un magistrato senza arrivare in aula.
Le polemiche non mancano nel merito della vicenda. L'azienda è nel mirino come produttore per anni - nonostante nel 2016 abbia venduto quel business - di sostanze di base per i farmaci sotto accusa, dalla codeina all'ossimorfone e al fentanyl. Anche qui risponde di non essere perseguibile, perché simili attività di produzione degli ingredienti sarebbero state strettamente regolamentate. La procura cercherà di dimostrare che le pratiche di marketing erano irresponsabili, compresa la diffusione dei farmaci in questione ai bambini. J&J afferma che lo stato non ha alcuna prova che il comportamento dell'azienda sia legato a decessi da oppiacei o che medici abbiano prescritto i farmaci senza che ve ne fosse necessità.
Dietro l'urgenza del caso si sono le statistiche dell'Oklahoma, da anni uno degli stati più martoriati da overdosi di farmaci e stupefacenti. Nel 2009 i decessi legati a oppiacei hanno raggiunto un picco di 15,5 per ogni centomila abitanti. Durante alcuni anni il numero di farmaci analgesici dispensati dietro prescrizione ha superato le dimensioni dell'intera popolazione statale.

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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