ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA VISITA DEL PREMIER

Johnson in Scozia, la “sua” Brexit infiamma gli indipendentisti

Boris Johnson fa oggi la sua prima visita ufficiale in Scozia da primo ministro. Ma non può attendersi un caloroso benvenuto: è considerato un simbolo del nazionalismo inglese e vuole portare il Regno Unito fuori dalla Ue senza un accordo

di Nicol Degli Innocenti


Johnson, Brexit il 31 ottobre, Gb e' un grande Paese

3' di lettura

Boris Johnson, che oggi fa la sua prima visita ufficiale in Scozia da primo ministro, non può attendersi un caloroso benvenuto. Il nuovo leader dei Tories non è ben visto a nord del Vallo di Adriano. Secondo i sondaggi è il politico meno popolare in assoluto, sia perché è considerato un simbolo del nazionalismo inglese, sia perché intende portare la Gran Bretagna fuori dall'Unione Europea senza un accordo, sia infine perché nel suo passato di giornalista aveva definito gli scozzesi «parassiti».

Incurante delle critiche, però, il premier è arrivato oggi a Edimburgo per annunciare finanziamenti per 300 milioni di sterline per Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Johnson si è dato anche l'incarico ufficiale di «ministro per l'Unione» oltre a quello di primo ministro, per sottolineare il suo impegno a rafforzare i legami che uniscono i quattro Stati del Regno Unito. «Sono orgoglioso di essere in Scozia oggi per mettere in chiaro che credo appassionatamente nella nostra Unione -, ha detto Johnson -. Voglio assicurarmi che ogni decisione che prenderò come primo ministro promuova e rafforzi la nostra Unione».

Il governo accelera sul no-deal
Il Governo britannico ha annunciato l'accelerazione dei preparativi per un'uscita senza accordo e si è impegnato a lasciare la Ue il 31 ottobre “a qualsiasi costo”. La strategia di Johnson di puntare a un «no deal» lo porta però in rotta di collisione non solo con il Governo autonomo di Edimburgo, ma anche con il suo stesso partito. Ruth Davidson, leader del partito conservatore in Scozia, è fortemente contraria a un «no deal» e ha obiettato che questa ipotesi drastica non era stata contemplata ai tempi del referendum del 2016.

«Non mi ricordo nessuno che parlava di un'uscita dalla Ue senza accordi stabiliti per mantenere gli scambi vitali tra la Gran Bretagna e la Ue -, ha detto la Davidson, che è molto popolare in Scozia e ha rilanciato il partito -. Ritengo che il Governo non dovrebbe sostenere un “no deal” e, se lo farà, io mi schiererò contro». L'incontro di Johnson con la Davidson più tardi sarà difficile, anche perché il premier appena installato ha licenziato David Mundell, il ministro responsabile della Scozia, contro le indicazioni della leader che gli aveva chiesto di mantenerlo nell'incarico. Johnson ha invece nominato lo scozzese Alister Jack come nuovo ministro, affiancandogli l'inglese Robin Walker come sottosegretario, mossa che è stata poco gradita a Edimburgo.

L’ostilità degli scozzesi ai Tory
Anche il primo incontro di Johnson con la premier scozzese Nicola Sturgeon non sarà facile. La leader del partito nazionalista scozzese (Snp) ha ribadito oggi la sua opposizione alla strategia del nuovo primo ministro inglese. «Gli scozzesi non hanno votato per questo Governo Tory, non hanno votato per questo premier, non hanno votato per Brexit e certamente non hanno votato per un no deal catastrofico -, ha detto la Sturgeon -. Boris Johnson ha formato un Governo di falchi con l'unico obiettivo di portare la Scozia e il Regno Unito fuori dall'Unione Europea senza un accordo».

È arrivato il momento di dire basta ai Tories, secondo la leader scozzese, che vuole un secondo referendum sull'indipendenza della Scozia. Il No alla separazione dal Regno Unito aveva vinto con il 55% dei voti nel referendum del 2014, ma secondo l'Snp l'opinione degli scozzesi è cambiata con Brexit e il desiderio di indipendenza da Londra sarà immensamente rafforzato da un «no deal».

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