Cinema

Juho Kuosmanen e l'incontro con Rosa Liksom

Il suo film “Scompartimento n. 6 – In viaggio con il destino” rappresenta la Finlandia agli Oscar 2022 come miglior film straniero

di Cristiana Allievi

2' di lettura

Juho Kuosmanen sorride spesso. Forse perché ha vinto da subito, con il film girato per il diploma scolastico, The Painting Sellers. Si aggiudica cinque Finnish film Academy Awards, e la selezione della Cinefondation di Cannes, che lo sceglie e non lo lascia più. Finlandese classe ‘79, lo sceneggiatore e regista (anche di opere teatrali), sposato, due figli, vince subito dopo nella sezione Un certain Regard con “La vera storia di Holli Maki”. E lo scorso luglio sfiora addirittura la Palma d'Oro quando il suo Scompartimento n. 6 – In viaggio con il destino (Hytti nrs 6 il titolo originale) gareggia a Cannes.

Il film vince il Premio speciale della Giuria, secondo riconoscimento del Festival per ordine d'importanza, e ora esce nei nostri cinema il 2 dicembre, mentre rappresenta la Finlandia agli Oscar 2022 come miglior film straniero. Sottile, sguardo vispo e occhialetti tondi, Kuosmanen ripercorre divertito i personaggi del film tratto dal romanzo di Rosa Liksom. «Laura è una ragazza timida e taciturna che non ama la propria immagine. La sua donna è intellettuale, cool e divertente, e lei non si sente all'altezza. Così si avventura a visitare luoghi misteriosi, siti archeologici verso il Polo artico, senza di lei», racconta. Nel lungo viaggio in treno da Mosca a Murmansk incontrerà un minatore russo molto arrabbiato e amante della Vodka. Un incontro che cambierà la vita a tutti e due, grazie a un incontro umano tanto agognato da entrambi.

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Perché questa storia e perché ora?

«Ho letto il libro 10 anni fa e ho pensato subito che fosse perfetto per farci un film. Ma avevo tanti dubbi, la storia era ambientata in Unione Sovietica negli anni Ottanta, mi pareva impossibile da girare».

La svolta?

«L'incontro con Rosa Liksom al Film Archive. Le ho parlato della mia idee e dei miei dubbi, mi ha convinto a usare il libro come soggetto, in modo libero, per me è stato cruciale. Stavo producendo anche il mio film precedente, ma ho iniziato a essere operativo».

Ha cambiato l'ambientazione originaria?

«Siamo negli anni Noventa, e non più in URSS ma in Russia. Anche il viaggio che nel libro va verso la Mongolia, nel film porta a Murmansk. Le riprese avrebbero dovuto essere a Mosca, ma abbiamo girato tutto a San Pietroburgo prima del Covid».

Per quanto anomala, direbbe che si tratta di una storia d'amore?

«Lo è, e io sono uno che evita il “vissero tutti felici e contenti”. L'amore di questo film assomiglia più a una forte connessione, a un'apertura grazie a cui, attraverso gli occhi dell'altro, impari ad accettare te stesso».

Anche La vera storia di Holli Maki aveva un amore sullo sfondo, è un romantico?

«Lo sono, ed è triste. Da romantico aspetti sempre qualcosa, idealizzai quello che verrà e finisci col restare deluso. Inoltre se insegui un'idea romantica ti è difficile vedere e accettare la bellezza nella vita di tutti i giorni, che esiste anche nelle difficoltà».

È una lunga corsa, quella verso gli Oscar...

«Sono contento perché il film ha assorbito molti anni di lavoro, e anche adesso sono così preso dal promuoverlo da non riuscire a staccarmene. Ma dovrò farlo, per iniziare il prossimo film».


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