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Julio Cesar lascia il calcio: "All'Inter 7 anni di gloria, spero di rivederla in Champions"

a cura di Datasport

2' di lettura

Julio Cesar è pronto a dire addio al calcio. Dopo oltre 20 anni il portiere brasiliano si appresta a chiudere la sua grande carriera. L'appuntamento per la sua ultima partita è nella notte italiana, quando il suo Flamengo sfiderà l'America MG nella seconda giornata del Brasilerao nella gloriosa cornice del Maracanã. Il numero 1 riporcorre le tappe della sua carriera in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Sarà la mia ultima partita, sarà meraviglioso, ma finisce un pezzo della mia vita. Bello come questi vent'anni: più di un sogno. Mai, neanche quando da ragazzino fantasticavo, avrei potuto immaginare una carriera così"   Il congedo dei suoi primi tifosi sarà fantastico: "Il Flamengo, i suoi tifosi: mi hanno preso che ero un bambino e mi hanno accompagnato finché sono diventato un uomo, pronto per il calcio europeo. Sarò io che ringrazierò loro". Julio Cesar ha fatto tantissime strepitose parate ma la più bella: "Quella su Messi nella semifinale di Champions a Barcellona. In quella partita, in quel momento, contro quell’avversario: una delle prime cose che insegnano a noi portieri è che una parata è bella solo se è importante. Quella fu importantissima". Julio Cesar racconta anche i tre momenti più emozianti della sua carriera: "La prima, Campeonato Carioca 2001, Flamengo-Vasco: dovevamo vincere con due gol di scarto, Dejan Petkovic segnò il 3-1 su punizione a due minuti dalla fine. La seconda è ovviamente Madrid, la Champions: di sicuro il punto più alto della mia carriera. La terza, Mondiale 2014: i due rigori parati contro il Cile negli ottavi di finale"   Il momento più difficile invece: "Brasile-Germania. Ero in campo e pensavo: 'Dai Julio, è solo un incubo: adesso ti svegli'. E poi Thiago Silva nell’intervallo: era già 5-0, provava a scuoterci. Ma in quello spogliatoio c’era un silenzio irreale, in realtà non stava parlando nessuno. Il calcio è così, è come la vita: non ti abbraccia sempre e a volte ti fa affrontare, anzi ti impone, cose inimmaginabili. È lì che devi dimostrare di essere una persona forte dentro". I suoi ricordi all'Inter, con cui in 300 presenze (128 senza gol subiti) ha vinto 1 Champions, 5 scudetti, 3 Coppe Italia e 4 Supercoppe italiane: "Sono stati 7 anni gloriosi ma non mi sono mai sentito l’erede di Toldo, con cui ho avuto un rapporto bellissimo, e Handanovic non è stato il mio erede: lui è un grande portiere, ma l’Inter sarà sempre più importante di qualunque suo giocatore. Spero che l'Inter vada presto in Champions". 

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