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Julius Bär vuole Efg, titoli in rialzo a Zurigo

No comment dai due istituti: l’eventuale unione darebbe vita a un gruppo bancario da 600 miliardi di franchi di patrimonio gestito

di Lino Terlizzi

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(REUTERS)

No comment dai due istituti: l’eventuale unione darebbe vita a un gruppo bancario da 600 miliardi di franchi di patrimonio gestito


2' di lettura

Sulla piazza svizzera rimangono le voci di mercato su un interesse della banca Julius Bär per Efg, istituto che ha integrato la Bsi (ex Banca della Svizzera Italiana). Bär ed Efg non commentano, ma il titolo di Efg a Zurigo ieri è salito di circa il 7% e questa mattina era ancora in rialzo di circa l'1%, proprio sull'onda di queste voci; anche il titolo Bär oggi registrava un rialzo attorno all’1%.

Entrambe le banche hanno come business centrale il private banking, la gestione di patrimoni privati. L’eventuale unione dei due istituti darebbe il via a un gruppo bancario con patrimoni gestiti per 500-600 miliardi di franchi (455-545 miliardi di euro), di cui oltre 400 miliardi di franchi provenienti da Julius Bär e circa 150 miliardi di franchi da Efg. Secondo il sito Inside Paradeplatz, il nuovo chief executive officer di Bär, Philipp Rickenbacher, sarebbe in trattativa con i due maggiori azionisti di Efg, cioè il gruppo che fa capo alla famiglia greca Latsis (che detiene oltre il 40%) e il gruppo brasiliano Btg Pactual (che era in precedenza proprietario di BSI e che ha ora poco meno del 30% di Efg).

Le voci di mercato indicano che in questo modo la Julius Bär, che in Italia controlla la Kairos, rafforzerebbe in modo netto la sua posizione di terza forza nel private banking svizzero (alle spalle dei due giganti Ubs e Credit Suisse), raggiungendo con una sola operazione una massa di patrimoni gestiti chiaramente più ingente. Efg a sua volta entrerebbe in una partita di dimensioni decisamente maggiori rispetto a quella giocata sin qui nel private banking.

Intanto, sul fronte delle vicende Bsi, che è entrata nell'orbita di Efg tre anni fa, c'è da registrare il passo del Tribunale federale amministrativo (Taf), che ha parzialmente sconfessato la Finma, organismo elvetico di vigilanza. Il Taf ha infatti in parte accolto un ricorso presentato dalla Bsi e ha stabilito che questa ha in effetti violato le norme nell'ambito delle sue attività con il fondo sovrano della Malaysia 1Mdb, ma al tempo stesso ha affermato che la confisca del presunto utile illecito di 95 milioni di franchi (86 milioni di euro) non è corretto, perché il calcolo e “incomprensibile”. Il Taf ha così rinviato la decisione alla Finma. Quest'ultima sta valutando se procedere a un nuovo calcolo o ricorrere contro la sentenza. La Efg ha fatto sapere che la decisione del Taf non avrà influsso sul suo risultato finanziario. Integrata la Bsi, il cui marchio non esiste più per decisione della stessa Finma, Efg va per il suo percorso e ora appunto non commenta le voci su un'acquisizione da parte di Julius Bär.

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