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Just Eat: il food delivery cambia e raggiunge il 70% della popolazione italiana

Tra le tendenze crescono gli snack, i piatti vegetariani e l’attenzione alla sostenibilità. Business da 1,8 miliardi

di Emiliano Sgambato

2' di lettura

Crescono le ordinazioni di snack e “fuori pasto”, un italiano su quattro acquista più cibi vegetariani rispetto a tre anni fa (il 40% abitualmente) e oltre la metà continua a preferire i piatti della tradizione. Sono alcune delle tendenze delle consegne a domicilio rilevate da Just Eat, big del settore secondo cui «self-care e social media si affermano come i driver del food delivery». L’80% dei clienti ha infatti ordinato almeno una volta da un ristorante scoperto sui social e il 75% fotografa i piatti per poi condividerli sui propri canali.

Dopo il boom registrato durante il lockdown, il canale della consegna a domicilio si è ormai affermato nelle abitudini degli italiani, anche perché ora non è più un fenomeno legato alle grandi città, ma è in grado di raggiungere il 70% della popolazione per business che vale – sempre secondo i dati forniti da Just Eat – 1,8 miliardi di euro (+20% rispetto al 2021).

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«Il delivery si è evoluto ed è diventato un servizio essenziale sia per i consumatori, che sempre di più trovano nel cibo a domicilio la risposta per arricchire e valorizzare i propri momenti speciali – commenta Daniele Contini, country manager di Just Eat in Italia – sia per i ristoranti, che cercano di diversificare il proprio business. Oggi, infatti, Just Eat collabora con oltre 28mila ristoranti partner e così raccoglie un’ampia proposta di cucina italiana e internazionale. Il nostro obiettivo, a partire dal 2023, sarà quello di sviluppare soluzioni tecnologiche innovative, volte a rispondere alle esigenze dei nostri stakeholder».

Tornando alle tendenze, elaborate in collaborazione con Doxa e Wgsn, gli snack a domicilio crescono perché aumentano gli ordini effettuati in momenti della giornata lontani dai pasti principali: toast e prodotti da forno, dolci e gelati vengono ordinati per concedersi un momento di relax e gratificazione. La maggiore attenzione ai cibi meno dannosi alla salute viene dalla fascia di età tra i 25 e i 34 anni, la stessa che filtra le ricerche online anche in base a elementi di sostenibilità e va alla ricerca ristoranti che adottano politiche antispreco e che utilizzano materie prime di stagione e a chilometri zero. Sul podio però restano sempre pizza, hamburger, sushi e cinese; cresce molto il poke. Infine un paio di curiosità: l’ordine più costoso ha superato mille euro e qualcuno per lo scorso capodanno ha richiesto 32 piatti di sushi diversi in una sola ordinazione.

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