il graffio del lunedì

Juve, finalmente il tridente! Inter un po’ bollita ma Conte attacca i giornali

I nerazzurri in extremis si fanno riacchiappare dalla Fiorentina che pareggia con un bel gol di Vlahovic e così la lotta per lo scudetto, a una giornata dalla pausa natalizia, riprende con più vigore di prima

di Dario Ceccarelli


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(AFP)

3' di lettura

Sorpresa. Nuovo aggancio in vetta al campionato. Lo slalom parallelo tra la Juve e l’Inter riprende con un colpo di scena che tiene banco. I nerazzurri in extremis si fanno riacchiappare dalla Fiorentina che pareggia con un bel gol di Vlahovic e così la lotta per lo scudetto, a una giornata dalla pausa natalizia, riprende con più vigore di prima. Per l’Inter è un altro smacco: dopo la caduta col Barcellona e il pareggio senza reti con la Roma, i nerazzurri incappano in un altra giornata storta proprio quando l’ostacolo sembrava superato.

Merito della Fiorentina che, dopo quattro sconfitte consecutive, riesce a salvare la panchina di Montella, ma anche demerito dell’Inter che nel finale si fa infilzare in contropiede dopo aver sprecato di tutto e di più con Lukaku. Un pareggio che ci potrebbe stare, ma che nel Paese del Bar Sport permanente diventa subito oggetto di un doppio dibattito tendente all’incandescente.

Il primo è di natura solo “tecnica”: se cioè l’Inter, dopo questa lunga marcia, non sia un po' bollita. Sia per i numerosi infortuni, sia per la stanchezza di chi da troppi mesi non tira il fiato. Il gol del pareggio viola è sintomatico di una ruggine collettiva. Sintomatiche sono anche occasioni fallite da Lukaku. Vero che il centravanti belga è sempre a un passo dal gol, ma è anche vero che, ultimamente, sbaglia gol facilissimi che un bomber del suo calibro non dovrebbe fallire.

L’altro tema “caldo” è quello del violentissimo attacco di Conte ai giornalisti, attacco che continua ad ingrossarsi dopo il silenzio stampa indetto dallo stesso tecnico, prima della partita di Firenze, per una lettera pubblicata dal Corriere dello Sport ritenuta “offensiva “ nei suoi confronti.

Ma Conte è ritornato sull’argomento, ancor più furibondo annunciando che la società ricorrerà alle vie legali per questa lettera (o mail) inviata da un tifoso in redazione e pubblicata con una risposta ritenuta non rispettosa di Italo Cucci, decano dei giornalisti sportivi. «C’è stata una mancanza di rispetto nei nostri confronti», ha detto Conte. «Non devo chiedere scusa io, sono loro che si devono vergognare. Se si vuole dare l’esempio, deve essere l'intera categoria a capire che non si deve mancare di rispetto».

Parole dure, che sparano nel mucchio. Un po' troppo nel mucchio. Sia l’Inter che Conte hanno tutte le possibilità di rispondere per via legali. Ne hanno facoltà. Ma lo facciano, individualmente, verso chi avrebbe leso la loro rispettabilità. Non verso tutto e tutti, prendendosela con l’universo mondo del giornalismo e dell’informazione. L’impressione, in un momento di crisi dell’Inter, è che Conte abbia bisogno di trovare un “nemico” da esibire come un drappo rosso. Come Mao Tse Tung, il tecnico dell’Inter ne colpisce uno per educarne cento. Anzi, ad essere maliziosi, e con le dovute differenze, Conte imita Trump quando si lancia a colpi di tweet contro quotidiani americani perché osano attaccarlo. E così la polemica si sposta verso un altro argomento.

Tornando al calcio “giocato” anche la Juve salta i suoi paletti bevendosi l’Udinese come acqua fresca. Una delle prestazioni più convincenti dei bianconeri. E con Ronaldo (autore di una doppietta ) tornato ai sui antichi splendori. Perfino soddisfatto d’aver condiviso le operazioni d’attacco con Dybala e Higuain. In effetti viene da chiedersi come mai Sarri non utilizzi più di frequente il micidiale tridente. I soliti prudenti replicano: ma poi ci si sbilancia troppo… Ma quando si hanno tre satanassi di quel calibro, congelarne uno in panchina è un peccato mortale. Chiedetelo al Milan che per fare un gol deve tirare in porta cento volte. E non segna lo stesso.

A proposito del Milan. Di nuovo zero a zero. Dopo le due vittorie con Parma e Bologna, qualcuno si era illuso. Invece col Sassuolo si è tornati alla magra austerità di qualche settimana fa. Neppure la festa dei 120 anni è servito a sbloccare i rossoneri. Anzi, forse tutte quelle Coppe e quella nobile galleria di campioni hanno reso ancora più amaro il divario tra passato e presente. Pioli è disarmato. Povero lui e poveri i suoi bomber. Non c'è niente da fare. La palla non entra. Un mistero. Un mistero della fisica. Il mistero più grande è quello di Piatek, ma qui si entra nel campo del Soprannaturale.

Finiamo con il Napoli. Anche qui entriamo nel tirreno minato della Metafisica. Il povero San Gennarino non scioglie il grumo delle paure e si becca la prima sconfitta con il Parma. Dopo tutto quel can can per rispedire a casa Ancelotti, per Gattuso non è un bell'esordio. Ma Rino è tosto. Anche al Milan, appena arrivato in panchina, si prese il gol del pareggio dal portiere avversario. Una coincidenza astrale che capita ogni 100 milioni di anni.

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