il graffio del lunedì

Juve, fischi ma non fiaschi. La Lazio spodesta l’Inter nel ruolo di antagonista

Tutti parlano male di Sarri eppure i bianconeri, giocando male, restano lassù. Quadro preoccupante per la squadra di Conte, Roma in caduta libera

di Dario Ceccarelli


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4' di lettura

È un colpo che lascia il segno. Un segno indelebile. Sia sul risultato, che permette alla Lazio di stare in scia alla Juventus, sia nel futuro della lotta per lo scudetto. La sfida dell’Olimpico, vinta dai biancocelesti per 2-1, dice almeno tre cose: che la squadra di Simone Inzaghi non può più essere considerata un «outsider» finita in vetta per una di quelle coincidenze astrali che capitano nel calcio. No, la Lazio può tranquillamente puntare allo scudetto. Senza più nascondersi.

Lazio, una realtà
Che la Juventus, con il suo procedere cigolante, deve stare attenta, molto attenta. Tirare a campare non basta più. La minaccia, dopo 8 anni di dominio assoluto, è reale. La squadra di Inzaghi, migliorata passo dopo passo senza rivoluzioni, è ormai una realtà consolidata pronta per la sfida finale.

Inter, quadro preoccupante
Il terzo punto riguarda l’Inter. Per la prima volta battuta fuori casa, esce ridimensionata dall’Olimpico. C’erano già dei segnali poco tranquillizzanti, come la strana vittoria nel derby col Milan e la sconfitta in Coppa Italia col Napoli, ma ora, alla luce di questa nuova caduta con la Lazio, il quadro che emerge è molto più preoccupante. All’Inter, nonostante le grandi spese del mercato di gennaio (177 milioni) e tutti gli investimenti fatti nell’ultimo anno, le cose ancora non girano. Il sacro furore di Conte, il suo tirar il cuore oltre l’ostacolo, le sue sfuriate e le sue lusinghe, non bastano più. Il mercato è finto, servono fatti. E soprattutto un gioco corale, un orchestra che vada a tempo. Tanti talenti non bastano a fare una squadra. E soprattutto non fanno uno scudetto.

Le performance dei biancocelesti
La Lazio non si ferma più. Questa è la sua 19esima partita utile consecutiva. Il duello all’Olimpico tra Simone Inzaghi Antonio Conte finisce con una sentenza: i biancocelesti sono da scudetto, sono l’anti-Juve, l’Inter si vedrà. L’aspettiamo a un nuovo esame, magari a quello del primo marzo allo Stadium di Torino. Dopo aver concluso il vantaggio il primo tempo (grazie a un gol di Young), la squadra di Conte viene ribaltata nella ripresa. Prima Immobile su rigore e poi Milinkovic (che aveva già preso la traversa) permettono alla Lazio di restare ad un punto dalla Juve. E soprattutto di auto convincersi di una cosa: che nulla le è precluso. I numeri parlano: quella della Lazio è la miglior difesa del campionato (21 gol) ha un ottimo centrocampo e un attacco guidato Immobile, capocannoniere con 26 reti.

Juve, fischi ma non fiaschi
E della Juventus di Sarri che dire ancora? Fischi ma non fiaschi. Gioca male, malissimo, perfino con il Brescia, penalizzato dalle assenze e dalla espulsione dopo 37 minuti di Ayè. Però, a dispetto di tutte le critiche dei professori della tv e dei giornali, la Juve continua la sua marcia. È in testa al campionato, ha buone probabilità raggiungere la finale di Coppa Italia e in Champions League l’attende un ottavo (quasi) agevole. Col Brescia siamo al minimo sindacale. Un 2-0 facile facile (Dybala su punizione e Cuadrado). Un test assolutamente non probante che però aggiunge altri tre punti e il ritorno di Chiellini dopo il lungo infortunio, che non è poco.

Sarri in graticola
Mettere sulla graticola Sarri è ormai uno sport nazionale. Non si sbaglia mai: come parlar male di Renzi o di Di Maio. A Sarri tutti gli insegnano cosa dovrebbe fare e cosa dovrebbe dire. Anche allenatori che da anni si siedono solo sulle panchine dei giardinetti. Perfino le Poste, dopo una sua innocente battuta, lo hanno pizzicato con una seriosità degna di miglior causa. Viene da fare una vecchia battuta, ma sempre valida: ma se quando gioca male la Juventus è davanti a tutti, quando comincia a giocar bene cosa succederà? Dopo la deludente vittoria sul Brescia, Sarri ha precisato una cosa interessante: «Scordatevi il bel gioco corale che facevo col Napoli, perchè la Juventus ha troppe individualità». Come a dire: i divi sono fatti così... Non posso obbligarli a fare quello che non vogliono. Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi.

Roma, caduta libera
Altri guai per la Roma. Una squadra in caduta libera. Non solo gioca male, ma continua a perdere. A Bergamo con l’Atalanta subisce (2-1) la terza sconfitta consecutiva, la quinta in campionato nel 2020. Non basta il gol di Dzeko nel primo tempo. Nella ripresa prima Palomino e poi Pasalic chiudono la pratica blindando il quarto posto della banda di Gasperini. La situazione è critica, «c’è ancora tempo per la Champions» dice il tecnico giallorosso Paul Fonseca, nelle vesti di ministro dell’ottimismo, ma sul filo del licenziamento assieme al ds Petrachi. In un totale silenzio della società, in mezzo a un passaggio di proprietà quantomai tortuoso, la Roma è in balia dei venti. E il povero Fonseca, deve fare il punching ball. Un lavoro non facile, come tutti i lavori in cui bisogna metterci la faccia. Soprattutto a Roma. Di sicuro, rispetto a un anno fa, quando c’era Di Francesco, ai giallorossi mancano due punti.

Napoli in risalita
Chi risale la china è invece il Napoli. La squadra di Gattuso, a Cagliari, dopo il successo sulla Sampdoria e in Coppa Italia con l’Inter, rimedia altri tre punti preziosi. Il gol vincente è di Mertens, a quota 120, a un passo dal primato di Hamsik. Queste le note liete. Quanto al resto, di gioco se n’è visto ben poco. Vittoria scialba, grigia quantomai, ma che serve a sfebbrare una squadra lacerata polemiche e delle divisioni.

La carabina di Dorothea
Detto del tracollo della Sampdoria (tartassata per 5-1 dalla Fiorentina) e del posticipo della malinconia che si gioca lunedì 17 a San Siro tra Milan e Torino, due parole per la medaglia d’oro nell’inseguimento di Dorothea Wierer ai mondiale di Biathlon ad Interselva. «Vivo sugli sci con la carabina in spalla», ha detto l’affascinante e vigorosa atleta di Brunico, a chi le chiedeva se voleva posare nuda per un servizio fotografico. A buon intenditore, poche parole.

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