calcio

Juve verso il settimo scudetto di fila nella stagione persa da tutti (o quasi)

di Francesco Prisco


La Roma al terzo posto, blinda la Champions

4' di lettura

Les jeux sont faits. O quasi: la Juventus viaggia verso il 34esimo scudetto della sua storia, il settimo consecutivo, record storico per l’ex campionato di calcio più bello del mondo. Alla vittoria casalinga di sabato sera per 3-1 contro il Bologna, il Napoli domenica ha risposto con un folle 2-2 al San Paolo contro il Torino che allunga a 6 i punti di vantaggio dei bianconeri sui partenopei, quando mancano due giornate alla fine. E se dovesse finire a pari punti, nessun problema per la Juve, considerando la clamorosa differenza reti a suo favore (+16). Sotto la Mole si preparano i festeggiamenti ma, per dirla con una rock band di Cuneo, sarà «festa mesta».
L’obiettivo vero della stagione era la Champions, sfumata in finale l’anno scorso e tre anni fa. C’è ancora meno da festeggiare per il Napoli, protagonista quest’anno di una parabola napoleonica («cadde, risorse e giacque») e la Roma, semifinalista di Champions ma fuori troppo presto dalla lotta scudetto.
No party per l’Inter se non andrà in Champions League e il Milan se non vincerà almeno la Coppa Italia. Come dire: nella stagione che anticipa i Mondiali di Russia 2018 orfani dell’Italia dopo 60 anni di partecipazioni ininterrotte, hanno perso tutti. O quasi: l’unica, importante eccezione, lassù, potrebbe essere la Lazio che, se entrerà nelle quattro di Champions, avrà fatto un piccolo miracolo. Ma andiamo con ordine.

Juve prima anche col Var
La Juve si appresta a diventare campione d’Italia, ancora una volta. Il (probabilissimo) 34esimo tricolore vinto e la (probabile) 13esima Coppa Italia non faranno però agli occhi del popolo bianconero tutta questa differenza in un palmares già ricchissimo di titoli nazionali e in compenso piuttosto scarico di coppe internazionali. La Juve avrebbe dato di tutto pur di essere a Kiev e provare a riportare a Torino un trofeo che manca dal 1996. Purtroppo il vento è andato in un’altra direzione e allora ci si dovrà accontentare del settimo scudetto consecutivo, quarto dell’era Allegri, particolare che consegnerà alla storia il pragmatico allenatore livornese: per trovare un tecnico che in Italia ha messo in fila quattro tricolori bisogna risalire a Carcano, sempre sulla panchina della Juve negli anni Trenta. Senza contare che i sette scudetti di fila consentiranno a Higuain, Dybala e soci di agganciare i francesi del Lione, i greci dell’Olympiakos e gli svizzeri del Basilea al sesto posto della ideale classifica dei club che hanno vinto più campionati consecutivi. Chi c’è in testa? Lo Skonto Riga (Lettonia) e il Lincoln (Gibilterra), a quota 14 titoli. Insomma, non proprio un certificato di sana e robusta costituzione per il calcio italiano che, come prodotto «spettacolare», pare essersi alquanto svalutato. In Formula 1, quando vince sempre la stessa scuderia, va a finire che prima o poi si cambiano le regole. Qui abbiamo introdotto la Var ma, polemiche a parte, le gerarchie non cambiano.

La rivoluzione (incompiuta) di Sarri
Poteva essere l’anno del Napoli, quello del miracoloso terzo scudetto ai piedi del Vesuvio a distanza di 28 anni dal precedente. La rosa azzurra non è certo paragonabile, in «profondità» e qualità, a quella della Juventus, ma la capacità tattica di Sarri, il feeling tra Mertens, Insigne e Callejon e il «patto» di spogliatoio lasciavano ben sperare i tifosi partenopei. La squadra di Aurelio De Laurentiis è stata in testa per gran parte del campionato, poi in primavera, fiaccata da calo fisico e infortuni, si è vista superare dalla Juve. Pareva finita ma qualche passo falso degli uomini di Allegri e la vittoria degli azzurri nello scontro diretto allo Stadium avevano riaperto i giochi, con il Napoli a -1 dalla capolista. La città è esplosa di gioia, quando mancavano ancora quattro giornate alla fine del campionato: la «rivoluzione» sarrista era a un passo dalla tanto sospirata «presa del palazzo». Qualche episodio arbitrale discutibile sull’asse Milano-Firenze, il crollo psicologico degli azzurri e le conseguenti rese dei conti tra quelli che potevano essere gli eroi della rivoluzione hanno rimesso la proverbiale «chiesa» (bianconera) al centro del villaggio (italiano). Anche in questo caso il probabile record di punti in Serie A e l’inedita terza qualificazione in Champions di fila (già acquisita) sono un’amara consolazione. Adesso il tema diventa il futuro di Sarri e dei suoi senatori.

Roma, fuori troppo presto dai giochi
Se Atene piange e Sparta non ride, a quanto pare neanche Tebe si diverte granché. La Roma di James Pallotta, messa benissimo in campo da Di Francesco, ha fatto un’impresa in Champions rimontando ai quarti contro il Barcellona, ma si è arresa in semifinale al Liverpool in un doppio incontro che lascia più di qualche rimpianto. Soprattutto se consideriamo che lo sforzo europeo è stato pagato da un’uscita prematura dai giochi in campionato. Bicchiere mezzo vuoto, almeno fino a questo punto, per le milanesi che, nonostante importanti investimenti l’estate scorsa, hanno raccolto piuttosto poco: l’Inter può aggiustare il tiro qualificandosi in Champions, il Milan vincendo la Coppa Italia, Juventus permettendo (l’appuntamento è per mercoledì sera). Insomma, chi può dirsi davvero soddisfatto di questa stagione? Forse la Lazio di Simone Inzaghi, se le riuscirà il miracolo della qualificazione in Champions, un traguardo che in pochi avrebbero pronosticato alla vigilia. Premiata ditta Lotito, specialità: trasformare l’acqua in vino.

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