il graffio del lunedì

Juventus e Milan, doppia batosta sotto l’albero

La squadra di Sarri superata dalla Lazio, il Milan umiliato per 5-0 dall’Atalanta, lo sfogo a distanza di Max Allegri. Il Natale movimentato della serie A italiana

di Dario Ceccarelli


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(AFP)

3' di lettura

Ma che bel Natale per la Juventus! Altre 3 palle, ma non sull'albero: nella sua porta. È già la seconda volta: la prima in campionato, adesso a Riad, nella Supercoppa. Ormai, parafrasando quella storica trasmissione, si potrebbe fare un format. Chiamate Lazio 3-1 -3-1. Si va sul sicuro. Non c'è il rischio che finisca diversamente.

Comunque, prima di questo secondo schianto con la squadra di Inzaghi, Sarri l'aveva detto che cominciava a divertirsi. Che il gioco stava arrivando. Che ormai la Grande Bellezza era alle porte. In effetti, perdere in questo modo la Supercoppa con la Lazio, che tutta intera non costa quanto Ronaldo, deve essere stato proprio un gran divertimento. Roba da sbudellarsi dalle risate. Sia per Sarri che per i tifosi bianconeri, già abbastanza incavolati per il nuovo riaggancio dell'Inter, meno propensa della Juve a fare regali di Natale.

Al massimo, qualche panettone per tutti quegli allenatori (ben nove) che sotto le feste dovranno farne a meno. Gli ultimi due sono Montella, per l'ennesima sconfitta patita della Fiorentina (4-1 con la Roma), e Motta per il pesante quattro a zero del Genoa a San Siro contro l'inter. Due esoneri un po' così: come sparare sulla Croce Rossa o sulla tenuta della maggioranza di governo

L’umiliazione del Milan di Pioli
A proposito di allenatori, oltre a Simone Inzaghi e Antonio Conte, c'è un altro tecnico, al momento senza panchina, che si fa delle belle risate. È Max Allegri (nomen omen) che in una intervista al New York Times ha detto che «schemi e tattiche sono solo delle gran puttanate». E che alla fine sono giocatori, e i campioni, a fare la differenza. Naturalmente, ogni riferimento, a chi voi immaginate, è puramente casuale.

Chi proprio non ride, e che pur mangiando il panettone gli resterà di sicuro sullo stomaco, è il povero Pioli, reduce da una pesantissima legnata con l'Atalanta di Gasperini. Era dall'altro secolo (1998) che il Milan non si beccava cinque gol, una umiliazione pesantissima. Difficile trovare attenuanti. La differenza con l'Atalanta quasi abissale. Un conto è faticare a far gol, un altro è farsi strapazzare come una squadra rionale.

«È imbarazzante perdere 5-0, ma non possiamo e non vogliamo buttare tutto via» ha detto Boban, che insieme a Maldini è uno dei principali responsabili di quanto succede nella società rossonera. «Siamo contenti del lavoro di Pioli» ha poi aggiunto lo stesso Boban per addolcire la pillola. Ma la realtà è un altra: il Milan sta precipitando. E Pioli ha la stessa media del tanto vituperato Giampaolo. Forse il problema non è l'allenatore, ma questo l'ha capito anche Boban. L'Atalanta è un'ottima squadra, ma la pochezza del Milan l'ha ingigantita. Il problema è chiaramente nella società, da anni alla deriva, senza un progetto chiaro e una presidenza motivata e fortemente decisa ad investire.

Così si vivacchia sperando in un ritorno di Ibrahimovic, un fuoriclasse, ma di 38 anni, che nelle ultime due stagioni ha giochicchiato in campionati minori. Ma ormai sparare sul Milan è uno sport nazionale. E infatti lo fa anche Matteo Salvini, tifoso a corrente alternata. Nel senso che quando il Milan vince mette il giubbotto rossonero, quando perde mette quello degli alpini o della protezione civile. Più gettonati del Milan nei sondaggi.

Il Natale (più) allegro di Rino Gattuso
Natale più allegro, invece, per Rino Gattuso. Ringhio respira. Contro il Sassuolo, anche se in extremis, il Napoli porta a casa il primo successo della sua gestione (1-2). Un successo faticato, maturato nella ripresa, che porta comunque un raggio di sole in una squadra in cui dall'inizio del campionato scende pioggia acida. Ora si vedrà. Probabilmente serve qualche acquisto. Ma l'impressione, vedendo le due facce del Napoli, è che sia soprattutto una questione di testa. E di ambiente, finora troppo dilaniato dalle polemiche.

Ma chi sta meglio di tutti, a proposito di feste e panettoni, è Ancelotti, emigrato a Liverpool per un motivo più che interessante: 50 milioni di sterline in quattro anni per allenare l'Everton. Altro che Brexit. Ancelotti, con il suo staff, togliendo un punto di pil al Regno Unito, mette di nuovo sotto pressione Boris Johnson.

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