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Juventus tradita dal bacio di Giuda di Vidal: così l’Inter riapre il campionato

La rabbia di Conte trascina i nerazzurri contro una Signora svogliata. È 2-0, aspettando la risposta di un Milan rimaneggiato. Napoli, Mistero Buffo

di Dario Ceccarelli

Inter, Conte: "Partita quasi perfetta, ora testa bassa e pedalare"

4' di lettura

Che brutta serata per la Juventus! Una serata da Signora svogliata, poco reattiva, con la sua argenteria (Ronaldo, Chiesa) quasi sempre nascosta in un angolo a impolverarsi. È invece la sera dei miracoli dell’Inter che, dopo più di quattro anni, torna a vincere (2-0) il Derby d’Italia agganciando, almeno per un giorno, il Milan in vetta alla classifica. Un successo meritato,  molto più largo quanto dica il punteggio.  Una vittoria di Antonio Conte,  ma soprattutto una battuta d’arresto di Andrea Pirlo. Il Maestro Studente  si schianta  contro la squadra più accreditata per lo scudetto. Il suo progetto non funziona. E  va rivisto prima che gli impegni di Champions (a febbraio il Porto) si sovrappongano al campionato.

Ronaldo assente non giustificato

La Juve, quasi mai in partita, ne esce male, molto male. Fiacca e senza orgoglio viene travolta a centrocampo, specie nel settore destro dove  Hakimi e Barella vanno e vengono a loro piacimento. Barella in particolare fa male: e coi  suoi blitz incide come un bisturi.  Prima  scodella l’assist a Vidal per l’uno  a zero; e poi realizza con un gran destro il raddoppio.  A parte un gol annullato per fuorigioco, Ronaldo è quasi assente, un marziano distratto e devitalizzato. Più sul pezzo, Lukaku, con le sue sgroppate faticosamente contenute da Chellini. Ma né lui, né Lautaro (impreciso ed egoista) questa volta incidono sulla sfida.

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L’Internazionale del riscatto

L’Inter si porta dietro l’antica rabbia di Conte, trasmessa quasi fisicamente ai suoi giocatori, ancora non retribuiti per le difficoltà finanziarie  del presidente Zhang.  A furia di dire che la Juve è la più forte, che la Juve  è la più ricca del reame,  sembra quasi che la squadra  di Conte diventi l’Internazionale del riscatto contro il mondo dei lussi e dei poteri forti rappresentato da lor signori bianconeri.  Il più scatenato, in questa strana crociata, è il cileno Vidal, che con una inzuccata sblocca il risultato. Ma da buon ex, Vidal poi  non esulta, facendo di nuovo infuriare la tifoseria nerazzurra già imbufalita per un bacio  dato al petto di Chellini nel pre partita. Un bacio che viene inteso come un riconoscente omaggio  allo stemma della Juventus in cui Vidal ha  militato per diversi anni. Un bacio di Giuda, quindi, che scatena un doppio putiferio nonostante l’ottima prestazione del cileno, mai così in palla da quando è approdato all’Inter. 

Aspettando un Milan rimaneggiato

Vidal ha poi festeggiato la vittoria nello spogliatoio con i compagni. Un gesto non sufficiente  però a placare gli scontenti.  Forse  il cileno dovrà superare altri esami di «fedeltà».  Nel calcio, si sa, gli esami non finiscono mai. Soprattutto se, in qualche modo, c’è di mezzo la Juventus... E Il Milan? Con l’Inter sul groppone adesso che fa? Ovvio, un altro esame. Questa volta a Cagliari in un lunedì piuttosto  complicato considerando  le  assenze  pesanti di Calhanoglu di Teo Hernandez, fermati per  contagio Covid.  Pioli giustamente minimizza facendo appello a un gruppo che ormai si diverte a saltar ogni  ostacolo. Come al circo, più l’esercizio è difficile, maggiore è l’applauso. Il Milan cammina sul filo e tutti, ogni volta, vogliono vedere se  casca giù. Ma ora le cose si complicano perché i due gioiellini saranno assenti anche contro l’Atalanta i(n campionato) e contro  l’Inter in Coppa Italia. 

La differenza può farla Mandzukic

Pioli fa bene a non cercar scuse.Se il Milan è veramente da scudetto deve essere in grado, e finora lo ha fatto, di superare ogni avversità. In compenso, viene ormai dato per sicuro, come rinforzo, l’arrivo di Mandzukic, un bisonte  che non si discute anche se è fermo da più di un anno. Per il croato è pronto un contratto di sei mesi con opzione di rinnovo sino al 2022, legato alla qualificazione in Champions. Finora, con Maldini, i nuovi arrivi hanno sempre funzionato. 

Il Mistero Buffo del Napoli

Ma il gran botto di questa domenica arriva dal Napoli. Forse per il gran freddo di questi giorni, rifila un pesante cappottone alla povera Fiorentina di Cesare Prandelli. Un 6 a 0 da paura che esalta i partenopei (Gattuso: «Offro una cena a tutta la squadra». Conoscendo De Laurentiis, il tecnico si limiterà a una pizza margherita da asporto) e getta nello sconforto i fiorentini, molli e rassegnati al peggio. Un duro  inverno per la Viola. Anche per Prandelli si alza un brutto vento. «Chiedo scusa ai tifosi, ma una cosa del genere non mi è mai capitata», ha detto il tecnico allibito per la scarsa reattività dei suoi. Il Napoli è  invece uno strano Mistero Buffo che passa dall’Inferno al Paradiso senza mai sostare  in Purgatorio. «Tra un giorno da leone e 100 da pecora, preferisco 50 giorni da orsacchiotto», ironizzava Massimo Troisi. Il Napoli, invece, non ama le mezza misure. O fa il  leone o  fa l’asino. E mercoledì  si incrocia con la Juve per Supercoppa italiana. Uscendo dal bestiario, la sfida  è un crash test per entrambe. E comunque, raggiungendo la Roma, il Napoli resta non lontano dalla vetta confermando che in questo campionato c’è davvero  posto per tutti.

Atalanta, dea che non fa più miracoli

La Roma, cotta e mangiata dalla Lazio (3-0) ribadisce  invece che la Magica non è ancora affidabile. Chiudiamo con l’Atalanta. Questa volta la Dea va a secco facendosi imbrigliare (0-0) in casa dal Genoa. Un ottimo Genoa, per la verità. Rivitalizzata da Ballardini, la squadra rossoblù non ruba nulla, anzi. I bergamaschi prendono un palo, ma poi si perdono senza arrivare al dunque. Vogliamo dirla tutta? Quando si avvicina la Champions, la Dea perde i suoi poteri sovrannaturali  e ritorna   tra i comuni mortali del campionato. Peccato, ai miracoli ci si abitua. 

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