MEPHISTO WALTZ

KABBALÀH


2' di lettura

Com’è bello per noi satanassi sentir parlar di occultismo, divinazione, esoterismo, new age e quindi di kabbalàh, quella che già Platone avrebbe appreso dal profeta Geremia, quella cabala col divino Albero della Vita dalle sei sfere (niente a che vedere con quello di Expo 2015). Senza scomodare Le Goff, il Rinascimento visse anche gli inciuci positivi tra ebrei e curricula cristiani del trivio e quadrivio, delle sette arti libere. Gli intellettuali delle due fedi ci sguazzavano, tra neoplatonismo, ermetismo, averroismo e corpus aristotelico. Indagando su una cabala ben diversa da quella odierna, che dà i numeri della Smorfia napoletana “la Paura fa 90” o dai Tarocchi e dal Libro dei Sogni. Che non spiega però la bizzarria di altri numeri, “innamorati”, come quelli di Balla, oppure riportati al passato. Ad esempio l’anno 1685: nascita contemporanea di Bach, apoteosi della creatività assoluta, del sublime Händel, di cui basterebbe il “Messiah”, e di Scarlatti, l’inventore di tutte le più raffinate e ardue tecniche pianistiche in ben 550 seppur brevi Sonate e Toccate. Veri e propri Studi, precursori di quelli di Chopin, Liszt, Debussy, Scriabin, Ligeti  e Lutoslawski.

Cercate su Youtube Martha Argerich e Sir András Schiff mentre li suonano in varie tappe della vita. Bravi da impazzire. Altri anni magici quelli distribuiti in un fatale quartetto: 1809, la nascita di Mendelssohn, 1810, anno in cui il Cile si libera dalla Spagna e contemporanea nascita di Chopin e Schumann; subito dopo quella di Liszt, nel 1811, e 1813 con la venuta al mondo di Verdi/Wagner. A confermare la tesi di Vittorio Sgarbi, che sostiene l’eccezionalità di produzione artistica concentrata nei primi anni di ogni secolo. Cabala a parte, dulcis in fundo, ci rallegra apprendere oggi da Linkiesta che durante la Seconda Guerra Mondiale gli USA mandarono al fronte 2.500 pianoforti Steinway per tirare su il morale delle truppe, mentre una decina di anni prima, la radio americana diffondeva i Ragtime di Fats Waller per risollevare lo spirito dei depressi. L’opposto dei selfie alla moda oggi che sì ci deprimono, in senso etimologico. Tempus stultitia.

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