il personaggio

Kaczynski, l’uomo nell’ombra che sogna una Polonia al «riparo» dall’Europa

di Luca Veronese


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(AP)

3' di lettura

Jaroslaw Kaczynski ha sempre guardato più in casa propria che alle questioni internazionali. Per il leader della destra ultra-conservatrice polacca, anche l’Europa è una condizione necessaria per realizzare in patria la sua controrivoluzione. Si lascia trascinare da Viktor Orban nelle battaglie contro Bruxelles e le società liberali occidentali: «Siamo come ladri di cavalli pronti a fare scorribande assieme», disse il premier di Budapest riprendendo un detto magiaro. «E pronti a fare razzie assieme nella stalla dell’Unione europea», gli rispose Kaczynski che guarda al sodo, ai fondi europei, agli investimenti dall’estero, agli scambi commerciali che fanno correre l’economia. Ma che tra le mura domestiche - sui diritti civili, sui migranti, sul controllo dei giudici e dei media - vorrebbe tenere un profilo basso, per non svegliare la Commissione comunitaria. E per non perdere consensi nelle elezioni polacche del prossimo autunno.

Anche per questa ritrosia (tanto strategica quanto caratteriale) l’incontro con Matteo Salvini di oggi a Varsavia ha un valore più che altro simbolico. Il grande vecchio della politica polacca è certo a favore di un fronte nazionalista che ribalti gli equilibri a Bruxelles già nelle elezioni di maggio, ma farà molta attenzione a salvaguardare gli interessi (soprattutto quelli economici) della Polonia in Europa: del resto sulle quote dei migranti come sul rispetto del patto di stabilità, il ministro dell’Interno italiano ha già sperimentato quanto l’amicizia sovranista possa essere fragile.

Mentre sul «pericolo russo» la rottura tra la Polonia e le destre nazionaliste di ogni genere, da Est a Ovest, non potrà mai essere sanata. Mezzo secolo di regime totalitario filosovietico, terminato solo nel 1989, non permettono a Kaczynski di fare sconti alla Russia di Vladimir Putin, amico invece di Orban e di Salvini.

«Kaczynski è convinto di essere il salvatore della patria. Ma è molto diverso da Orban, non vuole coinvolgere ma vuole isolarsi, pensa a una Polonia chiusa e protetta dal mondo corrotto», dice Jacek Kucharczyk, presidente dell’Institute of public affairs, think tank indipendente di Varsavia. «Orban - continua Kucharczyk, che è anche membro di un board dell’Open Society Foundations di Soros - ha un progetto di leadership europea, punta all’Europa delle patrie, vuole contare a Bruxelles. Kaczynski si ferma alla patria polacca».

Kaczynski, 69 anni, più volte premier e ministro, ha condiviso per anni il potere con il fratello gemello Lech, morto da presidente in carica nel 2010 in un incidente aereo. Cresciuto dentro a Solidarnosc, ha portato la Polonia su posizioni di destra estrema, spesso contrapposte all’Unione europea, mantenendo sempre - lui, quasi un monaco della politica - un legame fortissimo con la parte più reazionaria della chiesa cattolica polacca. Messo all’angolo dai liberali di Donald Tusk (oggi presidente del Consiglio europeo), è tornato al potere con il partito Diritto e Giustizia nel 2015. Il presidente polacco, Andrzej Duda, è un suo fedelissimo; anche il premier, Mateusz Morawiecki, economista gradito alla comunità internazionale, è una sua idea.

Non mancano punti di contatto tra Salvini e la destra polacca: la chiusura ai migranti; il bonus mensile di 500 zloty (circa 115 euro) destinato alle famiglie (per ogni figlio, a partire dal secondo, dalla nascita fino ai 18 anni) che richiama le politiche sociali annunciate dal governo giallo-verde; così come la riforma con la quale Varsavia ha abbassato l’età della pensione.

Ma gli interessi di patria vengono prima di tutto. E Kaczynski, al di là dei progetti sovranisti, vuole proteggere la stabilità e le relazioni (soprattutto con la Germania) che continuano a fare crescere l’economia polacca a ritmi superiori al 4% all’anno, in un Paese nel quale la disoccupazione è al 3% e il problema (non di poco conto) per le imprese è trovare lavoratori da assumere.

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