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Tensioni sul Kashmir: il Pakistan abbatte due caccia indiani

di Gianluca Di Donfrancesco

Sale la tensione in Kashmir

3' di lettura

Le forze armate di Islamabad hanno annunciato di aver abbattuto due caccia indiani penetrati nello spazio aereo pakistano e di aver bombardato diverse postazioni lungo la linea di controllo che divide la provincia del Kashmir, da sempre al centro delle tensioni tra le due potenze nucleari. Il premier pachistano, Imran Khan, ha tuttavia detto di essere pronto ad aprire un dialogo
con l’India per evitare un’escalation: «Il buon senso deve prevalere», entrambe le parti devono evitare «errori di calcolo», ha affermato il primo ministro.

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Secondo quanto riferito da Islamabad, con versioni corrette a più riprese nel corso della giornata, uno dei due jet sarebbe caduto nel Kashmir indiano, il secondo nel Kashmir pakistano e un pilota sarebbe stato catturato. Un video che lo riprende è stato mostrato durante una conferenza stampa: il pilota ringrazia l’esercito pakistano per averlo salvato dalla folla che voleva linciarlo. Sempre secondo Islamabad, i caccia indiani sarebbero penetrati nello spazio aereo pakistano in risposta agli attacchi di artiglieria lanciati già ieri dall’esercito pakistano contro postazioni situate nel Kashmir indiano.

Le autorità di New Delhi hanno confermato che uno dei suoi caccia è precipitato sulla regione del Budgam, in Kashmir, apparentemente provocando la morte di entrambi i piloti a bordo, ma non hanno aggiunto dettagli. Raveesh Kumar, portavoce del ministero degli esteri indiano ha aggiunto che il secondo aereo abbattuto stamattina sarebbe in realtà pakistano e non indiano.

In una dichiarazione dal minaccioso titolo «Il Pakistan reagisce», il Governo di Islamabad ha affermato che le sue forze armate hanno lanciato una serie di attacchi per dimostrare di avere «la volontà, il diritto, la capacità di difendersi. Non abbiamo nessuna intenzione di alimentare l’escalation ma siamo preparati a farlo». La nota sottolinea che gli attacchi non sono da considerare una «reazione alla continuata belligeranza indiana». Ieri mattina (martedì), l’aviazione di New Delhi aveva condotto un raid aereo in territorio pakistano, con l’obiettivo di distruggere un campo di addestramento di una formazione terroristica, Jaish-e-Mohammad (Jem, l’Esercito di Maometto), responsabile di un sanguinoso attentato contro le forze armate indiane, compiuto il 14 febbario. Quello di martedì è stato il primo attacco aereo indiano in territorio pakistano dalla guerra del 1971 (quella dell’indipendenza del Bangladesh).

Il Governo indiano ha chiuso tre aeroporti della regione al traffico civile (Jammu, Leh e Srinagar). Da parte sua Islamabad ha annunciato la cancellazione di tutti i voli commerciali sul Paese.

Dopo l’annuncio del raid indiano di martedì, funzionari del partito di maggioranza, il Bjp del premier nazionalista hindu Narendra Modi, avevano lodato l’iniziativa presa dalla «Nuova India» e parte della stampa e delle emittenti televisive avevano raccontato l’accaduto con toni fortemente nazionalistici.

Scontri in Kashmir: jet indiani abbattuti dal Pakistan

Scontri in Kashmir: jet indiani abbattuti dal Pakistan

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Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha parlato con i ministri degli Esteri dei due Paesi, chiedendo loro di evitare una escalation. «Ho riferito a entrambi i ministri che incoraggiamo India e Pakistan a esercitare moderazione ed evitare l’escalation a tutti i costi», ha dichiarato Pompeo, secondo quanto riporta una nota del dipartimento di Stato. «Ho anche incoraggiato entrambi i ministri a dare la priorità alla comunicazione diretta ed evitare ulteriori attività militare». Il capo della diplomazia americana si trova a Hanoi per partecipare al secondo summit tra il presidente Usa, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong-un.

India e Pakistan hanno combattuto la loro prima guerra proprio per il Kashmir, un regno a maggioranza musulmana il cui sovrano hindu scelse di aggregarsi all’India al momento dell’indipendenza dalla Gran Bretagna e della «partizione» del 1947. I combattenti sponsorizzati da Islamabad presero il controllo della parte più occidentale della provincia. Da allora, i due confinanti hanno combattuto altre tre guerre e ne hanno sfiorata un’altra nel 2002, dopo un attentato contro il Parlamento di New Delhi, attribuito a militanti pakistani.

A complicare le cose, nella recrudescenza delle tensioni di questi giorni, che ha già raggiunto livelli di guardia, c’è la cattura di almeno un pilota indiano, che rischia di restringere i margini di manovra dei Governi, sui quali sale la pressione delle opinioni pubbliche e dei centri di potere interni. Tanto più che il premier nazionalista indiano Narendra Modi a maggio sarà chiamato ad affrontare le elezioni politiche e che i suoi consensi sono in calo, almeno nei sondaggi. Khan, da parte sua, ha già cortei anti-indiani che sfilano in strada, una crisi finanziaria da gestire (con l’intervento dell’Fmi) e deve vedersela con i ranghi militari, decisivi nella vita del Paese. Né Modi né Khan possono permettersi un conflitto aperto. Apparire deboli è però altrettanto vietato.

Nell'infografica realizzata da Centimetri mappa del Kashmir e delle zona contesa tra Pakistan e India. ANSA/CENTIMETRI


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