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Kaspersky, l’emergenza Covid-19 impone meno privacy

Parla l’esperto di cybersecurity. Sulle app di tracing il problema passata l’emergenza si presenterà per i Governi che potrebbero non volere rinunciare ai dati

di Giancarlo Calzetta

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(Fotolia)

Parla l’esperto di cybersecurity. Sulle app di tracing il problema passata l’emergenza si presenterà per i Governi che potrebbero non volere rinunciare ai dati


3' di lettura

“Noi teniamo sempre in grande considerazione la privacy, – dice Eugene Kaspersky, esperto mondiale di cybersecurity e ceo dell'azienda specializzata in sicurezza informatica durante un incontro ristretto con la stampa – ma ci rendiamo conto che in tempi in cui è necessario scavare fosse comuni a causa della malattia, si deve cercare un punto di incontro tra il diritto alla riservatezza e la necessità di raccogliere i dati per combattere la pandemia tramite le famose app di cui tutti parlano”.
Di sicuro, un blocco di dati così corposo attirerà le attenzioni dei criminali che ancora una volta potrebbero cercare di appropriarsene senza valutarne le possibili conseguenze o addirittura acquisendoli in maniera automatica.
“Un altro aspetto che mi preoccupa – agiunge Costin Raiu, Director del Global Research and Analysis Team di Kaspersky– è quello che accadrà quando l'emergenza sarà superata. Se le app verranno costruite in modo da recuperare molti dati, gli stessi governi potranno trovare difficile staccarsene e rinunciare a una mole di informazioni così utile”.
Un po' come ne “Il Signore degli Anelli”, i database sulle abitudini dei cittadini avvelena la mente di chi li consulta fino a farli diventare il loro tesssoro. Di conseguenza, i fronti per cui è importante lavorare bene sul piano privacy sono due: perché la rinuncia non sia grave per i governi e perché non si presti il fianco ad altre data breach di massa che potrebbero mettere in pericolo la privacy su temi molto scottanti come quello della ’salute

Ospedali nel mirino. Il tema della sicurezza informatica, già molto caldo in questi mesi, è letteralmente diventato rovente con l'arrivo del lockdown. Il telelavoro ha esacerbato le innumerevoli mancanze che enti e aziende nascondevano nei meandri delle loro reti interne, costringendole a un lavoro eccezionale per adeguarle alle necessità del lavoro da remoto. Ma pochi si sono soffermati sulle conseguenze che questa epidemia avrà più avanti e anche molti criminali informatici potrebbero scoprire d'aver fatto il passo più lungo della gamba.
Una regola non scritta del crimine (informatico e non) dice che se dai troppo nell'occhio vai a cercare guai e, a quanto pare, i gruppi di criminali non hanno valutato bene come le cose sono cambiate nell'ambito delle loro “comuni operazioni”.
“Una cosa che deve essere chiara – dice Eugene Kaspersky – è che noi e molte forze dell'ordine con le quali siamo in contatto consideriamo gli attacchi informatici alle infrastrutture mediche alla stregua di attacchi terroristici e faremo tutto il possibile, una volta passata l'ondata di emergenza, per rintracciarli e assicurarli alla giustizia”.
In effetti, il settore ospedaliero e medico in generale è da tempo nel mirino dei criminali informatici che lo tempestano con attacchi ransomware, usando dei malware che criptano tutti i dati informatici in modo da bloccare l'operatività di medici e infermieri fino a quando non sarà pagato un riscatto. In caso di strutture private, spesso il bersaglio cede e paga per ridurre al minimo i rischi per chi è ricoverato.
Ma se questa è una pratica già odiosa e meschina in tempi normali, la sua gravità cresce a dismisura durante una pandemia, con gli ospedali già in difficoltà che devono letteralmente fare i salti mortali per star dietro alle emergenze. “Emblematica” – dice Costin Raiu – è stata la situazione dell'ospedale centrale di Brno, in Repubblica Ceca, che è stato attaccato e completamente bloccato a metà marzo proprio nelle fasi iniziali di contrasto all'epidemia.”
Adesso, secondo Kaspersky, chi si è dedicato al crimine informatico a spese degli ospedali pensando di fare “roba da poco” rischia di vedersi correre dietro tutte le polizie del mondo. E dopo il ransomware, anche il “normale” furto di dati potrebbe vedere una escalation di attenzione da parte delle forze dell'ordine se si tratta di informazioni relative alla pandemia.

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