napoli

Kathryn Weir è la nuova direttrice del Madre

Il museo dipende dai contributi della Regione e non ha ancora sviluppato una capacità di generare risorse proprie

di Maria Adelaide Marchesoni


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Jan Fabre, L’uomo che misura le nuvole (Museo Madre di Napoli)

3' di lettura

Il Madre · museo d'arte contemporanea Donnaregina di Napoli gestito dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee sarà guidato a partire dal gennaio 2020 dal nuovo direttore artistico Kathryn Weir che avrà un incarico triennale. Weir succede ad Andrea Viliani, nominato a fine 2012 e in carica fino al 31 dicembre 2019. La selezione è avvenuta tramite bando pubblico, al quale hanno aderito 18 candidati internazionali. Al colloquio finale una rosa di quattro nomi scelti da una commissione composta da Gabriella Belli, direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia; Paolo Giulierini, direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli MANN; Pierluigi Sacco, Professor of Cultural Economics IULM University/ Director, FBK-IRVAPP/Senior Researcher metaLAB (at) Harvard; Laura Valente, presidente Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee / Museo Madre; Andrea Viliani, direttore artistico Museo Madre.

Katrhyn Weir, classe 1967, è nata a Oxford (Regno Unito), di origine australiana, passaporto britannico e residenza francese ha lasciato la direzione del Départment du Développement Culturel del Centre Pompidou - di cui dal 2014 è membro del Consiglio. Tra i tanti progetti realizzati ha ideato il fortunato “Cosmopolis” per il Centre Pompidou (2017), format adottato con successo anche in Cina (2018).

Affluenza
Nel 2018 il museo ha tagliato il traguardo dei 100.000 visitatori: per la precisione, 101.217 con una percentuale di aumento dei paganti pari al 70,9%. Il miglioramento è visibile nei ricavi che nel 2018 hanno raggiunto 165.837 euro. Nel 2017 gli ingressi erano pari a 65.000, dei quali solo 16.156 paganti che in bilancio hanno generato ricavi da biglietteria per 95mila euro.

I “numeri”
Dai conti della gestione 2018 che sono in forma abbreviata quindi senza la relazione alla gestione, emerge chiaramente la dipendenza del museo dai contributi della Regione Campania. A fronte infatti di ricavi pari a 2,584 milioni il 91% circa viene attribuito all'ente pubblico e solo in minima parte il museo genera risorse proprie. I ricavi coprono i costi della gestione che nel 2018 hanno registrato un deciso calo e si sono attestati a 2,46 milioni da 4,2 milioni e, in particolare la riduzione si riferisce ai costi per servizi. Il museo ha chiuso il 2018 con un avanzo di gestione pari a 103.380 euro nonostante la riduzione dei contributi di gestione ordinaria della Regione Campania, ma principalmente per effetto della transazione sottoscritta con la Scabec per il progetto dell'artista Carsten Nicolai che ha determinato una riduzione del debito nei confronti della Scabec per 134.300 euro.

A livello patrimoniale, tra le immobilizzazioni materiali il museo ha registrato opere d'arte per un valore pari a 4,015 milioni in crescita di 120mila euro rispetto al 2017 per effetto della donazione da parte dell'artista Moscardini. Il patrimonio netto a fine 2018 ammonta a 4,37 milioni di cui 250mila patrimonio della Fondazione, 2,495 milioni relativo alle opere della Fondazione e 1,5 milioni quale valore delle donazioni di opere da parte di privati.

La collezione
In passato a causa dei rovesci finanziari e politici del museo, alcune opere sono state restituite ai proprietari. Dopo il cambiamento di gestione, che ha visto la ricostituzione del Cda della Fondazione e del comitato scientifico e la nomina del direttore Andrea Viliani, la collezione è stata ricostituita. Nel biennio 2013-2014 è stato avviato il progetto per_Formare una collezione che – sviluppato in più momenti attraverso la collaborazione di artisti, collezionisti e galleristi – ha come obiettivo la formazione della collezione permanente del museo. Per un archivio dell'arte in Campania è invece la sezione di per_Formare una Collezione che, a partire dal 2016, integra il percorso della piattaforma dedicata alla formazione progressiva della collezione, con le pratiche dell'archivio, alla produzione video-filmica, al rapporto fra l'opera e lo spazio-tempo della sua esposizione e esplorando la relazione fra il museo e il territorio in cui opera attraverso le molteplici connessioni fra arte, design, architettura, urbanistica e cambiamenti socio-economici e di matrice antropologica in corso sul territorio campano. Infine la collezione site-specific - con opere di diversi artisti tra cui Daniel Buren, al quale nel 2015 il museo Madre ha commissionato il progetto in situ «Axer / Désaxer». Lavoro in situ, 2015, Madre, Napoli – #2, che, si trova nell'area di ingresso, luogo dell'immediato incontro fra il museo e il suo pubblico, per celebrare la relazione fra l'istituzione museale e la sua comunità, in occasione dei primi dieci anni di attività del museo.

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